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La Regione si presenta al tavolo tecnico senza progetti. La Provincia non ha ancora chiuso i rapporti con la vecchia e fallita ditta che ha interrotto i lavori nel 2011 e la politica rimedia l’ennesima figuraccia

Cronaca

Nulla di fatto nel corso del tavolo tecnico istituzionale che si è tenuto ieri in Prefettura a Vibo Valentia e che doveva servire a meglio definire tutti i progetti e le opere da portare avanti per arrivare alla riapertura della strada provinciale numero 23, meglio nota come “Strada del Mare”, chiusa nel tratto Joppolo-Coccorino dal 7 novembre scorso a causa della caduta di un enorme masso dal costone. Dopo dieci mesi manca un progetto definitivo e persino una proposta di progetto per arrivare alla riapertura della strada. Niente avvio di gara e niente cantierizzazione dell’opera. Almeno al momento. Tutto rimandato ad un nuovo incontro che si terrà il 10 ottobre prossimo. La Regione Calabria, rappresentata dall’ingegnere Luigi Zinno, non ha infatti prodotto ieri nulla (se non uno studio preliminare per evidenziare le criticità riscontrate lungo l'intero costone) in ordine alla scelta che era stata fatta nella precedente riunione quando era stato deciso di portare avanti –attraverso appositi progetti – la proposta di Carlo Tansi, responsabile della Protezione civile regionale, cioè quella di disancorare dal terreno e dal costone tutti i massi a rischio caduta per poi installare delle reti paramassi ancorando al suolo quelli di maggiori dimensioni. Lavori che dovrebbero durare circa sette mesi, ma ancora molto lontani dall’essere iniziati. Dopo dieci mesi di stallo e parole al vento, ieri quindi il sindaco di Joppolo Carmelo Mazza, l’assessore e vice sindaco Dino Sterza ed i consiglieri comunali Ambrogio Scaramozzino e Giovanni Preiti sono ritornati a casa a “mani vuote”. Presente all’incontro – in rappresentanza della Provincia di Vibo Valentia – anche il funzionario del settore Lavori pubblici Antonio Francolino, lo stesso che si trova attualmente imputato in Tribunale a Vibo (unitamente ad altri tre indagati) proprio nell’ambito dell’inchiesta avviata dalla Procura sullo scandalo dei lavori mai completati della “Strada del Mare”. A vario titolo, in tale procedimento, vengono contestati i reati di truffa aggravata e falso ideologico. Lo stesso Antonio Francolino, a cui la Procura della Corte dei Conti di Catanzaro (concordando con la Procura ordinaria di Vibo), con il pm Marcella Papa, contesta il fatto che il mancato completamento della Strada del Mare è stato determinato dall’aver messo in esecuzione un progetto carente sin dall’origine, senza aver posto poi gli opportuni rimedi (risoluzione contrattuale) per evitare di aggravare i danni. Da tenere ben presente, inoltre, che ad avvso dl consigliere regionale del Pd, Michele Mirabello, per riavviare i progetti – sinora non presentati dalla Regione Calabria che si è assunta la “cabina di regia” – la Provincia dovrebbe chiudere i rapporti con l’impresa Restuccia (fallita) che nel 2010 aveva iniziato i lavori per la realizzazione di una galleria (anche attraverso il pericoloso uso della dinamite) mai portata a termine ed interrotti nel 2011.  Ad avviso del Comitato "Strada del Mare", la risoluzione del contratto con l'impresa interessa però il precedente ammodernamento della Strada del Mare, mentre il nuovo intervento riguarda la messa in sicurezza del versante roccioso a monte. Due cose completamente diverse, quindi. Manca in ogni caso anche la sottoscrizione della convenzione che dovrebbe regolare i rapporti fra Provincia e Regione, con quest’ultima che dovrà seguire tutti i lavori e trovare i fondi necessari. Dopo dieci mesi, dunque, la Strada del Mare continua a rimanere chiusa fra Joppolo e Coccorino impedendo i collegamenti fra la provincia di Vibo e quella di Reggio Calabria e con lo svincolo autostradale di Rosarno. Il traffico dal 7 di novembre dello scorso anno è stato deviato sulla strada provinciale numero 25, una ex mulattiera lasciata in condizioni pietose dalla Provincia di Vibo anche nei mesi estivi e che non è stata rimessa in sicurezza neanche tagliando tutte le canne e le erbacce lungo il tracciato e neanche riasfaltata per coprire tutte le buche.
 Una vicenda complessiva di estremo degrado che mette ancora una volta a nudo tutti i limiti di una classe politica inconcludente e di istituzioni non al passo con i tempi del turismo, dell’economia e di una mobilità moderna e funzionale. A farne le spese, i cittadini che pagano le tasse per avere poi strade fatiscenti, gli studenti impossibilitati a spostarsi tranquillamente per raggiungere le scuole di Tropea o Nicotera, le forze dell’ordine come i carabinieri che, per andare dalle Stazioni di Nicotera e Joppolo alla sede della Compagnia di Tropea, sono costrette ad “arrampicarsi” con l’auto lungo la ex mulattiera numero 25, i commercianti di Joppolo e Nicotera, chi ha bisogno dell’ospedale di Tropea e l’intero comprensorio di Capo Vaticano, Ricadi e Tropea che – a causa della chiusura della strada – non riceve più l’afflusso di turisti e vacanzieri proveniente dalla provincia di Reggio Calabria. A questo punto, stando così le cose, sarebbe forse utile anche la convocazione di un tavolo tecnico istituzionale per porsi e fornire ai cittadini risposte ad interrogativi quanto mai semplici: a cosa servono la politica e le istituzioni a queste latitudini se per la messa in sicurezza di un costone con qualche masso pericolante dieci mesi di tempo non sono stati sufficienti? A cosa serve dare risposte ai cittadini con la risoluzione definitiva del problema – che si chiama riapertura della strada – dopo un lasso di tempo enorme? Cosa si deve riformare, ritoccare, rivedere e fare per avere in tali casi dei tempi di risoluzione dei problemi che siano umanamente accettabili? Ecco, quando politica e istituzioni avranno dato risposte a tali interrogativi, forse avranno fornito pure qualche spiegazione sui motivi della loro stessa esistenza, rendendosi più credibili quando chiedono poi la collaborazione dei cittadini. Ad oggi, se questi sono i risultati, la loro sopravvivenza  è quasi del tutto inutile. Con buona pace dei convegnisti, delle tavole rotonde, delle parate antimafia (e da salotto) e della politica parolaia.   LEGGI ANCHE:Strada del Mare chiusa: monumento all’incapacità politica e gestionale

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