Chiede l’aggravamento e l’Inps gli revoca la pensione d’invalidità: la paradossale storia di Peppino (VIDEO)

Un 58enne di Dinami si è visto disdire l’assegno di 290 euro mensili precedentemente riconosciutogli per gravi patologie certificate dall’Asp

Un 58enne di Dinami si è visto disdire l’assegno di 290 euro mensili precedentemente riconosciutogli per gravi patologie certificate dall’Asp

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Peppino Macrì e Nino Di Bella
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Peppino Macrì. 58enne di Melicuccà di Dinami, piccolo centro delle Preserre vibonesi. Da anni ormai non esce quasi più di casa. Vive in un alloggio popolare tra mura intrise di umidità ed un bagno sudicio. Peppino vive da solo nel degrado più assoluto. I suoi genitori sono morti, non è sposato e, a parte l’interessamento di qualche nipote o compaesano, non può contare sul sostegno di nessuno. Il suo unico punto fermo è una pensione d’invalidità, di circa 290 euro. O meglio. Era. Ed è nel cambio del tempo verbale che questa storia diventa, se possibile, ancora più triste e amara. A raccontarla è Nino Di Bella, già vicesindaco di Dinami e responsabile regionale del patronato che a più riprese ha provato ad aiutare Peppino, l’Encal Cisal. Il 58enne, infatti, nelle ultime settimane ha proposto domanda di aggravamento, ma la risposta dell’Inps è stata da brividi. Non solo questa domanda è stata respinta, ma addirittura è stato giudicato non invalido civile (patologia non invalidante o con riduzione della capacità lavorativa in misura inferiore ad un terzo). 

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«È una storia intrisa di dolore e disperazione – ha detto De Bella – a cui si aggiunge l’insensibilità di talune istituzioni che evidentemente hanno più a cuore i propri aspetti finanziari che non il benessere delle persone. Peppino – prosegue Di Bella – è un mio compaesano che vive in condizioni difficili in una casa popolare. Seguo le sue vicissitudini da quando ero amministratore: i suoi genitori sono morti, non è sposato e, a parte l’interessamento di qualche nipote, non può contare sul sostegno della rete parentale. Per come si evince anche dalla relazione degli assistenti sociali, si trova in uno stato di solitudine relazionale in via di ulteriore peggioramento. Come patronato non lasceremo solo Peppino, combatteremo insieme a lui finché l’Inps non si ravvedrà e riconoscerà il suo diritto a vivere con dignità. Siamo pronti a compiere tutte le azioni, nel rispetto della legge, che si renderanno necessarie».

Una situazione da brividi. Ciò che era invalidante in una prima fase, ora non solo non si è aggravato ma addirittura, stando all’Inps, è sparito. Per l’istituto previdenziale Peppino, sordo affetto da ritardo mentale e sindrome ansioso-depressiva grave, per come certificava l’Asp nell’aprile di quest’anno, potrebbe tranquillamente provvedere al suo sostentamento andando a lavorare. Un paradosso clamoroso che lascia quest’uomo da solo. Abbandonato dallo Stato ma non dalle persone che gli vogliono bene.