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Sono accusati di spaccio di marijuana dopo le accuse di Emanuele Mancuso. Per tali posizioni non più competente la Dda di Catanzaro

Cronaca

Il pm della Procura di Vibo, Claudia Colucci (in foto), ha avanzato al gup del Tribunale di Vibo Valentia, Graziamaria Monaco, la richiesta di rinvio a giudizio per sette indagati coinvolti nell’inchiesta antidroga della polizia denominata “Giardini segreti”, nata anche grazie alle dichiarazioni di Emanuele Mancuso, il rampollo dell’omonimo clan di Nicotera e Limbadi, figlio del boss Pantaleone Mancuso (detto “l’Ingegnere), dal 18 giugno scorso collaboratore di giustizia. La richiesta di rinvio a giudizio interessa: Riccardo Papalia, 34 anni di Nicotera (difeso dall’avvocato Francesco Capria); Giacomo Chirico, 21 anni, di Maierato (difeso dall’avvocato Mario Bagnato); Antonio Curello, 21 anni, di Vibo ma domiciliato a Rho (assistito dagli avvocati Beatrice Biamonte e Vincenzo Brosio); Maria Ludovica Di Stilo, 23 anni di Vibo (avvocato Carmine Pandullo); Salvatore Ferraro, 22 anni, di Rombiolo (avvocato Mario Ferraro); William Gregorio, 23 anni, di San Ferdinando (avvocato Nicola Rao); Giusy Milidoni, 21 anni, di Ionadi (avvocati Francesco Sabatino e Walter Franzè). Maria Ludovica Di Stilo, Salvatore Ferraro, Giusy Milidoni e Riccardo Papalia sono sottoposti alla misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, William Gregorio è sottoposto all’obbligo di dimora. Giacomo Chirico e Giusy Milidoni sono accusati di aver trasportato e commerciato un imprecisato quantitativo di marijuana, mentre Maria Ludovica Di Stilo e Salvatore Ferraro avrebbero illecitamente detenuto lo stupefacente fornito dalla Milidoni, garantendone la custodia. Antonio Curello è invece accusato di aver acquistato un imprecisato quantitativo di stupefacente ai fini di spaccio. Per William Gregorio l’accusa è quella di aver trasportato marijuana a bordo di un veicolo diretto in Puglia per venderla a terzi ai fini di spaccio. Riccardo Papalia si sarebbe infine adoperato a soccorrere il mezzo - andato in avaria sull’autostrada nel tratto di Pizzo - a bordo del quale il 10 agosto 2016 sarebbe stato trasportato lo stupefacente, mettendo a disposizione la propria autovettura per consentire il soccorso e recuperare la sostanza stupefacente. L’udienza preliminare è stata fissata per il 10 gennaio prossimo. Tale procedimento penale rappresenta solo una parte della più vasta operazione denominata “Giardini segreti”. Altre posizioni sono infatti rimaste di competenza della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, mentre alcune sono finite per competenza territoriale alle Procure di Cosenza e Viterbo.   LEGGI ANCHE: Narcotraffico: l’inchiesta “Giardini segreti” si divide, atti pure a Vibo

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