Cassazione annulla con rinvio confisca e sorveglianza per 52enne del Vibonese

Nel mirino della Dia è finito il patrimonio da due milioni di euro dell’imprenditore di San Costantino Calabro, residente in Brianza, e della moglie, oltre alla sottoposizione alla sorveglianza speciale

Nel mirino della Dia è finito il patrimonio da due milioni di euro dell’imprenditore di San Costantino Calabro, residente in Brianza, e della moglie, oltre alla sottoposizione alla sorveglianza speciale

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Annullato con rinvio dalla sesta sezione della Cassazione il decreto, emesso il 15 maggio 2017 dal Tribunale di Monza, di sottoposizione di Filippo Valente, 52 anni, di San Costantino Calabro, residente a Sovico, in Brianza, alla misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale per due anni, con obbligo di residenza e versamento di cauzione, nonché alla misura di prevenzione reale della confisca dei numerosi beni, mobili ed immobili, alcuni dei quali intestati o cointestati alla moglie Rosalia Mazzola, 51 anni, anche lei originaria di San Costantino Calabro. Il patrimonio oggetto di confisca – e per il quale sarà ora necessario un nuovo esame da parte della Corte d’Appello di Milano – ha un valore di due milioni di euro. Imprenditore affermato, titolare di un ristorante ben avviato a Lissone (Monza e Brianza), lungo la Valassina, è accusato dalla Dia di Milano di essere vicino ai clan Piromalli di Gioia Tauro e Bellocco di Rosarno. Il padre ed un fratello di Filippo Valente sono stati uccisi a 15 anni di distanza l’uno dall’altro in due agguati. Valente non risulta coinvolto in accuse di associazione a delinquere di stampo mafioso, ma sul suo conto secondo la Dia emergono condanne per ricettazione, sostituzione di denaro proveniente da rapina, detenzione illegale di armi e truffa. Oltre al ristorante, la confisca interessa sei immobili, tra appartamenti e garage, sparsi in Brianza, per poco meno di due milioni di euro, 150 mila euro in polizze e sette quadri d’autore del valore complessivo di 100 mila euro. Le indagini sono partite nel 2014, quando la Prefettura di Monza Brianza ha emesso un’interdittiva antimafia a carico della società di ristorazione riconducibile a Filippo Valente, per il rischio di infiltrazione mafiosa. Per la Cassazione, però, le condanne definitive elencate nel provvedimento impugnato, al di là della loro risalenza nel tempo (essendo comprese fra gli anni 1991 e 1998) ineriscono a reati estranei a quelli contemplati dalla legge per la sottoposizione alla sorveglianza speciale. Assolto da un procedimento inerente gli stupefacenti, per la Cassazione mancano elementi in tema di attualità della pericolosità sociale e nulla si dice in ordine ad un isolato incontro del novembre 2011 di Filippo Valente con soggetto denunciato per associazione mafiosa e circa i motivi della sua reale significatività in chiave di pericolosità qualificata. Da qui l’annullamento con rinvio alla Corte d’Appello di Milano.    LEGGI ANCHE: ‘Ndrangheta: operazione “Bagliore”, ordinanza in carcere per sei vibonesi

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