‘Ndrangheta: operazione “Bagliore”, ordinanza in carcere per sei vibonesi

Sono stati condannati all’ergastolo per l’omicidio di Rocco Stagno, originario di Monterosso Calabro, ucciso nel 2009 in Lombardia. Le misure cautelari eseguite stamane dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Milano

Sono stati condannati all’ergastolo per l’omicidio di Rocco Stagno, originario di Monterosso Calabro, ucciso nel 2009 in Lombardia. Le misure cautelari eseguite stamane dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Milano

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I carabinieri del Ros e del comando provinciale di Milano stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dalla Corte d’Appello di Milano nei confronti di otto condannati – di cui sei vibonesi – accusati a vario titolo degli omicidi di Carmelo Novella, Antonio Tedesco e Rocco Stagno, tutti ritenuti appartenenti al “locale” di ‘ndrangheta di Seregno-Giussano, uccisi tra il 2008 e il 2010 tra le province di Milano e Como. I provvedimenti fanno riferimento all’indagine del Ros denominata “Bagliore”, che nell’aprile del 2011 ha portato il gip distrettuale di Milano ad emettere un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 19 soggetti ritenuti responsabili di associazione mafiosa, omicidio, detenzione e porto illegale di armi, sottrazione e occultamento di cadavere. Nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere, quindi, per: Rocco Cristello, 55 anni, di San Giovanni di Mileto, da anni residente in Lombardia; Claudio Formica, 53 anni, di San Giovanni di Mileto, residente a Mariano Comense; Leonardo Prestia, 45 anni, di Cessaniti; Massimiliano Zanchin, 43 anni, originario di Cessaniti, ma residente a Verano Brianza, in provincia di Monza; Francesco Cristello, 48 anni, fratello di Rocco ed anche lui originario di San Giovanni di Mileto; Francesco Elia, 45 anni, di San Giovanni di Mileto; Cristian Silvagna, 45 anni, di Bollate (Mi) e Sergio Sestito, 50 anni, di Palermiti, in provincia di Catanzaro.                                                                                   Per quanto riguarda Cristian Silvagna, è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio del boss di Guardavalle Carmelo Novella (ucciso il 14 luglio 2008 a San Vittore Olona), mentre Sergio Sestito è stato condannato al carcere a vita per l’omicidio di Antonio Tedesco, alias “l’Americano”, originario di Guardavalle, ucciso il 27 aprile 2009 in un maneggio di Bregnano, in provincia di Como, con il cadavere recuperato grazie alle indicazioni del pentito Antonino Belnome.                                                                                     I sei vibonesi destinatari della nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere – emessa per pericolo di fuga – sono invece stati condannati all’ergastolo il 15 ottobre scorso dalla Corte d’Appello di Milano per l’omicidio di Rocco Stagno, originario di Monterosso Calabro, ucciso all’età di 51 anni il 29 marzo 2009 in Lombardia ed il cui cadavere è stato poi occultato. Rocco Stagno era zio di Antonio Stagno, quest’ultimo a sua volta cognato del 47enne Rocco Cristello, ucciso a Verano Brianza con 19 colpi di pistola. I due delitti, ad avviso della Dda di Milano, sarebbero fra loro legati. Il defunto Rocco Cristello era infatti originario di San Giovanni di Mileto ed era il genero di Domenico Galati, quest’ultimo ucciso l’8 agosto 1989 a Mileto nella faida con le “famiglie” rivali dei Prostamo-Pititto, anche loro di San Giovanni di Mileto. Al tempo stesso, oltre che essere il “braccio-destro” di Carmine Galati – presunto boss di Comparni di Mileto deceduto a metà anni ’90 in un incidente col trattore – Rocco Cristello era diventato cognato di Antonio Stagno, avendo i due sposato le figlie di Domenico Galati. Trasferitisi in Lombardia, sia Cristello che Stagno – quest’ultimo a sua volta nipote dei Giampà di Lamezia – avrebbero giocato, ad avviso degli inquirenti, un ruolo fondamentale nelle dinamiche mafiose dei “locali” di ‘ndrangheta di Seregno e Giussano. Tuttavia, Rocco Cristello, divenuto “capo-contabile” del “locale” di Seregno, avrebbe avuto “doti mafiose” più elevate di Stagno, il quale per ragioni di supremazia mafiosa avrebbe pianificato l’eliminazione del cognato. Per vendicare Rocco Cristello, i cugini omonimi (Rocco e Francesco) e gli altri vibonesi (originari di Mileto e Cessaniti) avrebbero quindi programmato e portato a termine l’omicidio di Rocco Stagno, originario di Monterosso e, soprattutto, zio di Antonio Stagno, il cognato di Cristello. A permettere agli inquirenti di ricostruire sin nei dettagli tale fatto di sangue sono state le dichiarazioni dell’ex “padrino” di Giussano, Antonino Belnome il quale, dopo essere finito in manette nel luglio del 2010 nell’ambito della storica operazione “Crimine- Infinito”, ha iniziato a collaborare con la giustizia raccontando vent’anni di ‘ndrangheta sull’asse Lombardia-Calabria. L’omicidio di Rocco Stagno, secondo il pentito Belnome, sarebbe avvenuto il 29 marzo 2009 nel macello abusivo di Bernate gestito dal vibonese Leonardo Prestia, il quale dopo il delitto avrebbe ricevuto la dote mafiosa della “Santa”. Il cadavere di Stagno sarebbe stato quindi posto su un escavatore e seppellito in un bosco dai vibonesi: Claudio Formica, indicato come «capo società del locale di Seregno con la dote di “trequartino”»; Massimo Zanchin, imparentato con i Candela di Favelloni (frazione di Cessaniti) e cugino di Prestia; Francesco Elia, presunto “santista”, legato ai Cristello; i fratelli Francesco e Rocco Cristello, quest’ultimo indicato come l’autore materiale dell’omicidio di Rocco Stagno.   In foto dall’alto in basso: Claudio Formica, Rocco Cristello e Francesco Elia    LEGGI ANCHE: ‘Ndrangheta: processo “Bagliore” a Milano, sulla ricusazione dei vibonesi si va in Cassazione

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