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Non luogo a procedere del gup del Tribunale di Vibo Valentia. A settembre  rigettata la nuova proposta per l’applicazione della misura di prevenzione

Cronaca

E’ stato prosciolto in sede di udienza preliminare dal gup del Tribunale di Vibo Valentia, Pia Sordetti, “perché il fatto non sussiste”, Francesco Mancuso, 61 anni, di Limbadi, detto “Tabacco”, accusato di aver violato la sorveglianza speciale frequentando soggetti pregiudicati e presentandosi in un’occasione in ritardo per apporre la firma dai carabinieri. Contestazioni però cadute perché già nel settembre scorso il Tribunale di Vibo, sezione “Misure di prevenzione”, ha rigettato la proposta della Procura per l’applicazione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza - con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per la durata di tre anni - nei confronti dello stesso Mancuso, difeso dall’avvocato Giuseppe Di Renzo. Manca infatti il requisito dell’attualità della pericolosità sociale per come richiesta di recente da alcune pronunce della Cassazione. Le condotte di partecipazione ad un’associazione mafiosa da parte di Mancuso si fermano infatti al 2003 e per tale reato ha già scontato la pena. In passato era stato sottoposto alla sorveglianza speciale per la durata di cinque anni, disposta nel 2005 ed applicata il 19 ottobre 2014 all’atto della sua scarcerazione per l’operazione “Dinasty” dopo una detenzione durata 11 anni ed 8 mesi per associazione mafiosa ed usura. E’ stato poi condannato in primo grado nel maggio 2013 ad ulteriori 6 anni di reclusione per associazione mafiosa nel processo "Genesi", confermati in appello il 28 febbraio scorso. Francesco Mancuso - ritenuto a capo di un'autonoma articolazione del clan -  è fratello dei boss Giuseppe Mancuso (alias ‘Mbroghja”), Diego Mancuso e Pantaleone Mancuso, detto “l’Ingegnere”, ma anche fratello di Rosaria Mancuso, in carcere per l'autobomba di Limbadi con la quale nell'aprile scorso è stato ucciso Matteo Vinci. Il 9 luglio del 2003, Francesco Mancuso ha subìto un agguato a Spilinga dove è rimasto gravemente ferito. Nell’occasione è morto Raffaele Fiammingo di Rombiolo, detto “Il Vichingo”, ritenuto esponente dell’omonimo clan del Poro e sodale di “Tabacco”. Del fatto di sangue hanno parlato diversi pentiti che, al pari di alcuni dialoghi intercettati, puntano tutti l’indice contro alcuni esponenti della famiglia Mancuso, zii di “Tabacco”. Dopo 14 anni, però, l’agguato è rimasto del tutto impunito. 

 

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