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Imputati del delitto pure Nicola Figliuzzi, collaboratore di giustizia, e Cristian Loielo di Gerocarne. Sette gli ergastoli richiesti 

Cronaca

Sette richieste di condanna all’ergastolo e due a 14 anni di reclusione. Queste le conclusioni della Procura distrettuale di Reggio Calabria nel processo in abbreviato dinanzi al gup per l’omicidio di Giuseppe Canale, avvenuto il 12 agosto del 2011 a Gallico, frazione di Reggio Calabria. L’ergastolo è stato chiesto per: Salvatore Callea, di Oppido Mamertina, 51 anni, residente a Canino (Vt); Filippo Giordano, 42 anni, di Reggio Calabria; Sergio Iannò, 46 anni, di Reggio Calabria; Cristian Loielo, 28 anni, di Gerocarne; Domenico Marcianò, 35 anni, di Reggio Calabria; Giuseppe Germanò, 48 anni, di Reggio Calabria (frazione Villa San Giuseppe); Antonino Crupi, 35 anni, di Gallico. Quattordici anni di reclusione a testa sono stati invece chiesti per i collaboratori di giustizia Nicola Figliuzzi, 27 anni, di Sant’Angelo di Gerocarne, e Diego Zappia, 33 anni, di Oppido Mamertina. L’omicidio avrebbe portato ad un’alleanza fra reggini e vibonesi per compiere un delitto di “peso” nell’ambito degli equilibri mafiosi della città di Reggio Calabria. Le indagini avviate a seguito dell’omicidio – consistite in intercettazioni, accertamenti tecnico-scientifici e dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia – avrebbero consentito fin da subito di inquadrare il fatto delittuoso in un chiaro contesto di criminalità organizzata, pianificato e realizzato in risposta all’omicidio di Domenico Chirico, avvenuto il 20 settembre 2010. Giordano, Marcianò e Iannò, accusati di appartenenere al clan “Condello-Chirico”, sono accusati di essere stati gli ideatori e i mandanti dell’omicidio; Callea è invece ritenuto responsabile di aver reclutato i killer, assicurandogli il necessario supporto logistico, garantendo la fuga a bordo della propria autovettura, ed infine i vibonesi Figliuzzi e Loielo sono accusati di aver materialmente eseguito l’agguato per una cifra fra i 10 e i 14mila euro. Il 12 agosto 2011, alle ore 15:00, i carabinieri di Reggio Calabria rinvenivano riverso sull’asfalto — in via Anita Garibaldi a Gallico Superiore — il corpo senza vita di Canale Giuseppe, attinto da numerosi colpi d’arma da fuoco. Inoltre, sulla base dei primi accertamenti tecnici eseguiti sulla scena del crimine, veniva accertato che l'azione di fuoco - compiuta da due killer armati di pistola, giunti a bordo di uno scooter - aveva avuto inizio in un primo momento in piazza Calvario di Gallico Superiore, dove venivano esplosi i primi colpi, per poi concludersi in via Anita Garibaldi, luogo in cui veniva rinvenuto il corpo. Durante l’azione di fuoco, uno dei proiettili esplosi aveva attinto in maniera accidentale alla coscia destra un passante, rimasto ferito, mentre alcuni fori provocati dai proiettili esplosi dai killer venivano rinvenuti su un tabellone presente all’esterno di un bar sito proprio all’interno della predetta piazza. Immediatamente, gli investigatori del Nucleo investigativo di Reggio Calabria avevano inquadrato la vicenda in uno scontro finalizzato al raggiungimento di nuovi equilibri criminali nella frazione Gallico di Reggio Calabria, area sotto il controllo del clan “Condello”. In particolare, a seguito dell’arresto di Rodà Francesco, ritenuto reggente della locale di Gallico, il processo di ridefinizione degli equilibri interni alla cosca aveva interessato Chirico Domenico, ritenuto esponente apicale dei Condello, assassinato il 20 settembre del 2010, e lasciava presumere che potesse rientrarvi anche l’omicidio di Canale Giuseppe, pluripregiudicato scarcerato nel 2008 ed elemento di spicco della locale di Gallico. Successivamente, nel consentire la puntuale ricostruzione dei gravi fatti di reato inerenti una cruenta faida di ‘ndrangheta consumatasi a cavallo del 2011 e del 2012 nel Vibonese, le dichiarazioni di più collaboratori di giustizia (Vasvi Beluli e Arben Ibrahimi) fornivano incidentalmente chiari e precisi elementi tra di loro pienamente convergenti, ma anche assolutamente compatibili con quanto acquisito dai carabinieri. Il ritrovamento dell’arma. In tal senso, seguendo le indicazioni di un collaboratore di giustizia i Carabinieri rinvenivano in Gallico, nel parco della Mondialità, un revolver Colt, calibro 38 special con matricola obliterata, che — in virtù degli accertamenti esperiti dal Ris di Messina — risultava essere quella utilizzata nell’omicidio. Nicola Figliuzzi dopo l’arresto è passato anche lui fra le fila dei collaboratori di giustizia, confessando il delitto. Nel collegio di difesa figurano gli avvocati: Luca Cianferoni per Callea; Antonia Nicolini per Figliuzzi; Pasquale Foti e Davide Barillà per Giordano; Francesco Calabrese e Pasquale Foti per Iannò; Francesco Capria per Loielo; Emilia Vera Giurato e Angelo Di Palermo per Marcianò; Giuseppe Alvaro e Antonio Managò per Germanò; Giuseppe Tripepi per Zappia; Francesco Calabrese e Albina Nucera per Crupi.   In foto: Nicola Figliuzzi, Cristian Loielo, Salvatore Callea 

 

 

 

 

 

 

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