Dall’autobomba di Limbadi alla scomparsa di Vangeli, il 2018 di sangue nel Vibonese – Video

Tanti efferati delitti si sono consumati nell’anno che volge al termine nella provincia con il più alto tasso di omicidi in Italia in base alla popolazione. Ecco i principali casi di cronaca 

Tanti efferati delitti si sono consumati nell’anno che volge al termine nella provincia con il più alto tasso di omicidi in Italia in base alla popolazione. Ecco i principali casi di cronaca 

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Il 2018, per la Calabria e il Vibonese in particolare, è stato anche l’anno dei casi di cronaca nera che hanno scosso l’opinione pubblica italiana. Il 9 aprile un’autobomba esplode. E’ innescata nella vecchia utilitaria a bordo della quale viaggiano Francesco e Matteo Vinci, padre e figlio, lungo la strada interna di Limbadi. La deflagrazione è devastante. Matteo morirà carbonizzato, all’interno dell’auto. Francesco sopravvivrà, resterà per mesi ricoverato nel Centro grandi ustioni di Palermo. Presenzierà ai funerali, mesi dopo, accanto alla moglie Sara. L’attentato in stile libanese è di stampo mafioso, ordito secondo la Dda dai vicini, i Di Grillo-Mancuso, ritenuti dagli inquirenti a tutti gli effetti organici al più potente casato mafioso del Vibonese. La Procura antimafia di Catanzaro ritiene di aver fatto piena luce sul caso: dietro l’autobomba c’era l’interesse dei Di Grillo Mancuso per un appezzamento di terra che misura pochi metri quadrati. Due mesi dopo, sempre nel Vibonese, si consuma un altro clamoroso delitto. Soumaila Sacko, maliano di 29 anni, attivista sindacale contro lo sfruttamento dei migranti nella Piana di Gioia Tauro, viene ucciso a colpi di fucile mentre prova a recuperare delle vecchie lamiere in una fabbrica abbandonata e sotto sequestro per reati ambientali a San Calogero. A Soumaila servivano per costruire una baracca nella tendopoli lager di San Ferdinando. Il presunto assassino, Antonio Pontoriero, arrestato nel volgere di pochi giorni dai carabinieri, considerava quel luogo su cui erano apposti i sigilli dello Stato, una cosa sua. Da qui l’accusa di aver sparato senza pietà

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Il 2018 è anche l’anno bagnato dal sangue versato dai fratelli Oliveri tra Nicotera e Limbadi. Agiscono in preda ad un delirio di vendetta per un fratello ucciso nel 1997. A maggio Francesco uccide due persone, Giuseppina Mollese e Michele Valerioti, e ne ferisce altre tre, terrorizzando due paesi. Si consegna dopo una serrata caccia all’uomo. Tre mesi dopo, ad agosto, il fratello di Francesco, Giuseppe Oliveri, a colpi di pistola, in un lido affollato di bagnanti e bambini, completa l’opera del congiunto uccidendo Francesco Timpano. Anch’egli viene arrestato nel volgere di poche ore. Sangue e cronaca che si concentrano nel Vibonese. Territorio a più alto indice di omicidi in rapporto alla popolazione. Qui dove, sempre nel 2018, viene ucciso e bruciato un giovane insegnante, Stefano Piperno. I suoi assassini, Francesco ed Ezio Perfidio, padre e figlio, vengono poi arrestati. Qui dove sparisce il giovane Francesco Vangeli, vittima della lupara bianca per un amore pericoloso, per una ragazza contesa da un esponente delle cosche. E dove, a Piscopio, Massimo Ripepi viene freddato dal cognato Giuseppe Carnovale che poi confessa davanti ai carabinieri ed al magistrato il fatto di sangue. Un anno violento, macchiato dal sangue, in un territorio in cui il ricorso alla giustizia privata sembra aver preso tristemente il sopravvento.