Mileto, si è spento a 95 anni l’ultimo reduce di guerra

Fatto prigioniero dei tedeschi in Grecia, è stato nei campi di prigionia austriaci in una struttura poi bombardata dai russi. Liberato nel 1945 dagli alleati, ha lavorato da netturbino al Comune

Fatto prigioniero dei tedeschi in Grecia, è stato nei campi di prigionia austriaci in una struttura poi bombardata dai russi. Liberato nel 1945 dagli alleati, ha lavorato da netturbino al Comune

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Il reduce di guerra Gennaro Currà
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Si è presentato l’ultima volta in pubblico lo scorso 4 novembre, in occasione della festa dell’Unità nazionale e delle Forze armate. Per partecipare alla classica cerimonia con la deposizione di una corona d’alloro ai piedi del monumento in onore dei caduti della Grande guerra, eretto nel 1930 nei pressi della chiesa cattedrale. Puntuale come sempre, con il suo immancabile cappello in testa e il bastone tra le mani. Pronto a raccontare alle giovani generazioni gli orrori della guerra vissuti in prima persona e sulla propria pelle. Per il resto, la sua è stata una vita trascorsa in punta di piedi e con grande dignità, segni distintivi che lo hanno accompagnato sino all’ultimo respiro esalato all’interno del locale Centro Betania, la struttura per anziani in cui viveva da qualche tempo. Si è spento all’età di 95 anni Gennaro Currà, l’ultimo reduce di guerra miletese. Fatto prigioniero dai tedeschi in Grecia nel corso delle battute finali dell’ultimo grande conflitto bellico, il soldato miletese fu trasferito insieme ad altri commilitoni italiani nei campi di prigionia austriaci e costretto a svolgere la sua opera in una fabbrica di armi. Sfortuna nella sfortuna, la struttura fu alcuni giorni dopo bombardata dall’esercito russo. Da quell’episodio Gennaro Currà ne uscì, dopo aver lottato per settimane tra la vita e la morte, con una vistosa ferita alla testa che lo ha accompagnato per tutto il resto dei suoi anni. Liberato dalle forze alleate nel 1945, riuscì in modo avventuroso a fare ritorno a casa. Qui, ad attenderlo vi era la donna che poi avrebbe sposato e che le ha dato dei bellissimi figli. In seguito ha lavorato da netturbino nel Comune di Mileto. E’ spirato serenamente e munito dei conforti religiosi nel suo letto, all’interno della struttura che lo ospitava. Con lui se ne va un frammento di storia cittadina, l’ultimo testimone vivente degli orrori della guerra e dei valori della patria e della pace. Ai miletesi mancherà la sua presenza alle annuali manifestazioni civili, lo sguardo fiero dell’uomo e del soldato di vecchio stampo, avvezzo alle sofferenze e alle privazioni.  

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