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Il professor Valerio Marinelli stigmatizza gli attacchi ricevuti dalla famiglia Nicolace in relazione alla diatriba tra diocesi e Fondazione e ricorda l’incontro tra Padre Pio e l’umile donna di Paravati

Natuzza con il figlio Antonio Nicolace
Cronaca

Non passa sotto silenzio l’attacco indirizzato via social ai figli di Natuzza Evolo, con sullo sfondo la diatriba in atto tra diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea e Fondazione “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime” sul tema delle mancate riforme statutarie richieste dal vescovo Luigi Renzo in vista della consacrazione della Grande chiesa della Villa della Gioia di Paravati. A difendere dalla «vergognosa campagna» gli eredi diretti della mistica, «rei, secondo alcuni sedicenti “figli spirituali di Natuzza”, di avere chiaramente espresso, a suo tempo, in una lettera indirizzata ai membri del Consiglio di amministrazione, in data 13 agosto 2017, il concetto che “La Fondazione la Madonna l’ha voluta di religione e di culto e tale deve restare se si vuole rispettare la sua volontà, espressa tramite nostra madre”», è oggi Valerio Marinelli. «Nella stessa lettera - sottolinea a Il Vibonese il biografo ufficiale della mistica, autore di ben 10 volumi a lei dedicati - i figli hanno scritto: “Ricordiamoci che la Madonna ha dato un nome alla Fondazione, un nome ben preciso: “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime” ed è questa Fondazione che bisogna salvare! Ricordiamoci inoltre che ognuno di noi è una pedina, lo strumento è stata la Mamma e l’unica protagonista è la Madonna; soprattutto voi, avete una grande responsabilità, in quanto siete stati chiamati personalmente dalla Mamma, nessuno escluso, per portare avanti la realizzazione di questo progetto”». L’ingegnere nucleare e docente emerito dell’Università della Calabria, ripercorrendo i contenuti della missiva rimarca poi che «gli stessi figli di Natuzza hanno pregato i responsabili della Fondazione di tenerli informati sull’evolversi della situazione, “in quanto, se malauguratamente l’Ente non sarà più luogo di culto e di religione, relativamente alla permanenza della salma della mamma presso i locali della stessa, noi figli saremo costretti a rispettare la sua originaria volontà. Infatti, durante una visita al cimitero di Paravati, mentre eravamo con lei in preghiera davanti alla tomba di nostro padre, da poco deceduto, ci ha chiesto una matita e ha fatto un segno su un loculo, che all’epoca risultava vuoto, dicendoci di voler essere seppellita lì accanto a papà. Sarà nostra cura provvedere a collocarla nella cappella di famiglia”». L’episodio in questione è stato messo in evidenza giorni fa da Il Vibonese, con tanto di foto che ritrae Mamma Natuzza nell’atto di lasciare il segno sulla tomba, come affermato nella lettera citata. 

«Naturalmente - prosegue Marinelli (foto a lato) - i figli di Natuzza sarebbero ben lieti di vedere la Mamma sepolta nella nuova chiesa del Cuore Immacolato di Maria, ed hanno donato alla Fondazione la nuova tomba eretta a questo scopo, ma senza il disciplinare che regolerà la concessione della chiesa alla diocesi, per le attività di culto e pastorale, questa, essendo proprietà privata, non potrà essere consacrata. Non è giusto che il corpo di Natuzza, nel caso malaugurato di non superamento del conflitto, rimanga in un luogo non consacrato (il locale attiguo all’auditorium), come è tuttora!». Detto ciò, il biografo della mistica ritorna «sulle ultime denigrazioni dei figli di Natuzza da parte di alcuni, che hanno superato i limiti della decenza! Una preghiera da lei rivolta alla Madonna, nella Quaresima del 1997: “Non voglio che nessuno perda l’anima, specialmente i miei parenti!” - ricorda - è stata interpretata dai malevoli come rivolta ai propri figli, con sottolineature velenose nei loro confronti! Questa è mancanza di rispetto non solo per loro, degnissime persone della cui amicizia ci si può onorare, ma anche nei confronti di Mamma Natuzza, nel cui cuore c’era sì posto per tutti ma uno specialissimo posto c’era e sicuramente c’è tuttora per la propria famiglia! E particolarmente Antonio, il quale, con il suo carattere schietto e sincero, ha sin dall’inizio resa pubblica la sua posizione critica nei confronti della dirigenza della Fondazione, è stato particolarmente preso di mira sui social». [Continua dopo la pubblicità]

Lo stesso figlio Antonio lodato perfino da Padre Pio quando era in vita, così come risulta da un episodio raccontato a pagina 44 del sesto volume “Natuzza di Paravati” e ripreso nell’occasione dallo stesso autore. «All’inizio degli anni ‘60 - si legge nel libro biografico scritto da Marinelli - Natuzza, accompagnata dai coniugi Giampà, fece visita a Padre Pio a San Giovanni Rotondo e si fece confessare dal frate. Poiché si preoccupava per Antonio, che aveva fatto qualche marachella che lei non approvava e l’aveva messa in apprensione, gliene volle parlare. Gli disse: “Padre, ho 5 figlioletti, ma uno è discoletto…”. “Non l’hai capito, non l’hai capito”, l’interruppe Padre Pio, prima che lei facesse il suo nome, “tu adoperi sempre con lui il bastone, continua ad adoperarlo, ma non l’hai capito, perché quello è il migliore di tutti!”». L’intervento del professore Marinelli si conclude ricordando che «di queste critiche dei malevoli la famiglia Nicolace ne ha sempre avute, perché quando si fa il bene e si rimane sulla retta via si viene sempre contrariati». E a riprova di ciò riporta cosa Gesù, negli anni ‘70, disse a Natuzza in un messaggio per la famiglia pubblicato a pagina 127 del volume “Francesco Mesiano, i fenomeni paranormali di Natuzza Evolo”: “Crucifige! Crucifige!, gridavano i nemici per Me. Lo stesso tratteranno voi. Pazienza, miei cari figlioli, continuate a pregare, seguitate il vostro lavoro con i vostri sacrifici. Io vi prometto che non vi mancherà nulla del necessario, vi aiuterò. Non cessate di pregare con viva fede. Sono vicino a voi; parlatemi confidenzialmente e non date retta alla confusione. Cacciate via il pensiero dell’avvenire. Io debbo regnare nei vostri cuori. Non lascerete debiti, consolatevi”. Parole che, alla luce degli eventi di oggi, fanno indubbiamente riflettere.

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