Inchiesta sul distretto sanitario di Serra, la replica dell’avvocato dell’indagata Vellone

La nota del legale dopo l’avviso di conclusione delle indagini preliminari della Procura di Vibo. La nostra risposta

La nota del legale dopo l’avviso di conclusione delle indagini preliminari della Procura di Vibo. La nostra risposta

Informazione pubblicitaria
Informazione pubblicitaria

In merito alla notizia diffusa dalla nostra testata giornalistica il 16.01.2019, dal Titolo “Blitz Assenteismo al distretto sanitario di Serra San Bruno, ecco gli indagati – nomi e Video”, (LEGGI QUI: Blitz antiassenteismo al distretto sanitario di Serra San Bruno, ecco gli indagati – Nomi-Video) dall’avvocato Fabio Tino, riceviamo e integralmente pubblichiamo: “E’ doveroso fare alcune precisazione non solo per tutelare la dignità e l’onorabilità della mia assistita Maria Vellone, ma anche per ripristinare la verità dei fatti con riferimento alla posizione di quest’ultima nella vicenda, la cui condotta morale e materiale è stata descritta diversamente nei giornali da come invece emerge consultando gli atti d’indagine. Ritrovarsi coinvolti all’interno della medesima indagine non implica identità delle posizioni processuali, non significa cioè che tutti hanno posto in essere le medesime condotte delittuose, non legittima, com’è accaduto, una testata giornalistica ad includere tutti indistintamente sotto gli stessi titoli ed articoli di giornale, così facendo ingiustamente “di tutta l’erba un fascio”. Sostanzialmente, l’indagine riguarda un fenomeno, come quello dell’assenteismo, estraneo ai comportamenti della sig.ra Vellone. Accostare il nominativo di quest’ultima alle citate e sgradevoli espressioni, non è stato ossequioso della giustizia, oltre che diffamante e non corrispondente al vero. Nella fattispecie, come evidenziato anche dalle videoriprese, non corrisponde al vero che la sig.ra Vellone abbia eluso la timbratura del cartellino uscendo per andare a pranzo  o anche al supermarket durante gli orari di lavoro, in alcuni casi durante le ore di straordinario, né che la stessa si trovasse al mercato invece che a lavoro. L’attività investigativa svolta nei confronti della sig.ra Vellone, non si basa, com’è stato scritto, su un comportamento omissivo nella timbratura del badge. La sig.ra Vellone è indagata per la presunta difformità dei dati di stampa del cartellino di lavoro, per un totale di appena 2 ore. Si fa presente che la stessa, quanto a tali difformità, aveva già da tempo contestato il cattivo funzionamento del sistema, sia ai propri superiori che alla ditta che si occupava del software di gestione della contabilità oraria dei cartellini. Vi è poi il dato, non meno importante, che non vi è nessun danno erariale in quanto, nelle quattro giornate lavorative considerate, la dipendente comunque effettuava le nove ore di lavoro (il contratto prevede 36 ore settimanali complessive e gestibili autonomamente). Inoltre, se si considera il credito orario accumulato per consuetudine e zelo della stessa (persona ligia al dovere ed al servizio), nel periodo oggetto di indagini la sig.ra Vellone vanta un “credito” lavorativo, registrato ufficialmente, di ben 49 ore! Ciò detto, sarebbe stato opportuno adoperare una netta distinzione tra gli effettivi destinatari dei roboanti titoli che la vicenda ha suscitato e coloro i quali invece si ritrovino magari solo marginalmente o per nulla coinvolti nella vicenda; ciò per non indurre in errore i lettori, per non fare disinformazione, oltre che per avere un minimo di tatto che non guasterebbe in taluni delicati casi. Anche perché i lettori, sono giudici spietati: essi, per giungere “a sentenza”, ovvero farsi un’opinione definitiva su una persona, si basano su ciò che leggono nell’immediato; non attendono di certo la definizione di un processo. Tanto si doveva, dunque, per ristabilire, allo stato, la verità dei fatti, che si fonda sulle carte processuali e non su generiche affermazioni in spregio ad ogni diritto ed alla dignità delle persone coinvolte nella vicenda.                                                                        Sin qui la cortese nota dell’avvocato Fabio Tino. Per parte nostra preme precisare che non riteniamo di aver assolutamente diffamato nessuno, né di aver fatto disinformazione nei confronti della sig. Maria Vellone per la semplicissima circostanza che nell’articolo richiamato dallo stesso avvocato Tino (LEGGI QUI:  Blitz antiassenteismo al distretto sanitario di Serra San Bruno, ecco gli indagati – Nomi-Video), nulla abbiamo scritto in ordine a quanto ci “rimprovera”. In nessun passaggio dell’articolo, infatti, abbiamo mai scritto di “elusione della timbratura del cartellino” da parte di Maria Vellone o degli altri indagati, né abbiamo mai scritto di uscite “per andare a pranzo o anche al supermarket durante gli orari di lavoro, in alcuni casi durante le ore di straordinario, né che la stessa si trovasse al mercato invece che a lavoro”. Nell’articolo citato dall’avvocato ed oggetto di replica non abbiamo scritto ciò, né per Maria Vellone, né per nessuno degli altri indagati. Abbiamo invece scritto testualmente che :“Sono accusati di essersi ingiustificatamente assentati dal posto di lavoro i venti dipendenti dell’Asp di Vibo Valentia in servizio nel distretto sanitario di Serra San Bruno ai quali i carabinieri della locale Stazione hanno notificato questa mattina un avviso di conclusione delle indagini preliminari a loro carico”. La circostanza è palmare e basta leggere l’articolo in questione. Concordiamo, tuttavia, con l’avvocato laddove ci invita a distinguere le varie posizioni degli indagati e le diverse contestazioni mosse loro dalla Procura di Vibo Valentia. Per quanto riguarda la signora Maria Vellone, la stessa risulta indagata per i reati di falso ideologico (art. 479 del codice penale) e truffa (art. 640 del codice penale) per come si evince dal capo di imputazione numero 25 formulato dalla Procura di Vibo Valentia nell’avviso di conclusione indagini (che, ribadiamo, è un atto a tutela ed a garanzia dell’indagato e non una condanna anticipata di nessuno). Nello stesso si spiega che Maria Vellone risulta indagata poiché “quale assistente Amministrativo in servizio presso l’Ufficio Risorse Umane del Distretto Sanitario di Serra San Bruno, addetta in particolare al controllo delle presenze e dei congedi del personale, con artifizi e raggiri consistiti nell’attestazione falsa dei dati relativi all’orario di servizio da lei stessa espletato, in particolare nell’alterazione dei dati di stampa del cartellino mensile relativi alla propria persona, eliminando dal documento le timbrature in uscita – che pertanto non venivano contabilizzate in busta paga – induceva in errore il proprio datore di lavoro circa l’orario di lavoro effettivamente prestato, procurandosi un ingiusto profitto pari all’orario di lavoro non prestato, con corrispondente danno pecunario  e danno di immagine per la pubblica amministrazione. In Serra San Bruno il 28 marzo 2018, il 5 aprile 2018, il 12 aprile 2018, il 17 aprile 2018”. Questo il capo di imputazione contenuto nell’avviso di conclusione indagini che riguarda la sig. Maria Vellone. Naturalmente la stessa potrà far valere tutte le sue ragioni nelle sedi opportune secondo quanto previsto dallo stesso avviso di conclusione indagini e secondo quanto riconosciuto dalla legge ad ogni destinatario di tale atto. Per parte nostra seguiremo gli sviluppi della vicenda dando conto delle determinazioni della Procura (richiesta di archiviazione o di rinvio a giudizio) sul caso.  G.B.

Informazione pubblicitaria