Carattere

Cronistoria della più importante opera pubblica della provincia, la cui posa della prima pietra risale al 2004. Fra imprenditori indagati e l’ombra della ‘ndrangheta

Cronaca

Riaccende i riflettori sull’opera pubblica più importante del Vibonese, il blitz delle forze dell’ordine avvenuto ieri nel cantiere del nuovo ospedale di Vibo Valentia. Un ospedale  la cui realizzazione è attesa da quasi venti anni senza che la politica sia riuscita sinora a mostrarsi immune da mazzette e malaffare. 

Cronistoria del malaffare a Vibo. Risale al 2004 la posa della prima ed unica pietra della costruzione del nuovo ospedale di Vibo Valentia in località “Cocari”. Un anno dopo, quindi, l’operazione “Ricatto” della Procura di Vibo che con l’allora pm Giuseppe Lombardo - oggi procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria - ed il luogotenente dell'Arma, Nazzareno Lopreiato, hanno scoperchiato un vasto giro di malaffare, corruzione e tangenti intorno alla costruzione della nuova opera pubblica. Il Consorzio pugliese che si era aggiudicato la gara d’appalto si è rivelato infatti - come sancito anche da diverse sentenze dei giudici amministrativi - una “scatola vuota”, priva di uomini e mezzi per realizzare il nuovo nosocomio.L’inchiesta, finita anni dopo fra assoluzioni e prescrizioni dovute alla lentezza della giustizia vibonese per la carenza cronica di magistrati a Vibo Valentia ed il cambio di diversi Collegi giudicanti, ha portato alla luce anche gli interessi politici illeciti intorno alla costruzione del nuovo ospedale, pensato su un sito non idoneo ed a rischio idrogeologico. Lo stesso sito rimasto immutato sino ad oggi, con conseguente previsione di nuovi cospicui fondi per portarlo in una situazione di normalità e sicurezza. Nelle pieghe dell’inchiesta “Ricatto”, anche il tentativo del clan Lo Bianco di inserirsi nei subappalti dei lavori per la costruzione del nuovo ospedale. [Continua dopo la pubblicità]

Indagato il nuovo appaltatore. Il nuovo appalto è stato così aggiudicato ad un consorzio di imprese fra le quali una di Rovigo, la “Guerrato spa”, il cui legale rappresentante, Saverio Guerrato (in foto) nel giugno del 2016 è stato arrestato (domiciliari) nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Padova su presunte mazzette in cambio di appalti. Successivamente è stato scarcerato dal Riesame ed attualmente si trova sotto processo con l'accusa di aver pagato al sindaco di Montegrotto, Luca Claudio (che ha già patteggiato una condanna a 3 anni, 11 e 15 giorni), una tangente da 174mila euro per ottenere l’appalto per la riqualificazione energetica e l’adeguamento normativo degli edifici comunali e degli impianti di illuminazione pubblica di Montegrotto Terme, in provincia di Padova, assegnato il 30 settembre del 2010. Una commessa del valore di 15 milioni di euro e della durata di 15 anni. Fra gli imputati, anche Luciano Guerrato. 

Nelle intenzioni iniziali di stipula del contratto, il nuovo ospedale di Vibo Valentia doveva essere completato entro giugno 2017. Siamo a marzo 2019 e ancora deve essere posata la prima pietra. Per realizzarlo, la capogruppo mandataria “Guerrato spa”, la “Costruzioni Procopio srl" (mandante) e l’impresa “Carchella spa” (mandante), hanno costituito la società di progetto denominata “Vibo Hospital Service spa”.

La “Guerrato spa”. Nata a Rovigo nel 1935, la Guerrato Spa è oggi una delle principali imprese venete, leader nei settori del project financing, facility management, progettazione integrata, realizzazione di opere civili ed impianti tecnologici e speciali, ricerca e sviluppo di energie alternative. La Guerrato in Veneto viene considerata come un’azienda che negli anni ha saputo mantenere ottimi rapporti con la politica, specialmente con il partito di Alleanza Nazionale al quale viene ritenuta vicina.

Fra i ritardi nella costruzione del nuovo ospedale di Vibo, anche la scoperta del metanodotto della Snam che passa nei pressi del sito. L’area per la costruzione del nuovo ospedale rimane quella di contrada Cocari non lontana dalle mura greche, la stessa che le relazioni contenute nell’inchiesta “Ricatto” della Procura di Vibo definivano come a grave rischio idrogeologico. La politica ha però ritenuto di continuare a pensare l’opera nella medesima area che, per essere messa a norma, ha richiesto l'esborso di nuovo denaro pubblico. 

Venerdì 9 novembre 2018, infine, la consegna al concessionario delle aree finalizzate alla realizzazione delle opere complementari al nuovo ospedale di Vibo Valentia. Si tratta dei lavori di mitigazione del rischio idrogeologico del fosso Calzone, che scorre a monte ed ai margini dell'area di realizzazione del nuovo ospedale, nonché dei lavori di adeguamento della Strada statale 606 necessari all'esecuzione della rotatoria di accesso all'area ospedaliera e delle corsie stradali per le ambulanze. La consegna di tali ultimi lavori è prevista sulla carta fra sei mesi e fa seguito all'immissione in possesso delle aree soggette a procedura espropriativa avvenuta nei mesi scorsi, alla sottoscrizione di apposite convenzioni con il Comune di Vibo Valentia e con la Soprintendenza archeologica di Reggio Calabria per la realizzazione delle opere in aree sottoposte a vincolo. Il rischio che la criminalità organizzata locale e la politica del malaffare, all'ombra di logge massoniche deviate, si inserisca nei subappalti è però più che mai concreto, tanto che nell’accesso avvenuto ieri sul cantiere, oltre a carabinieri, polizia e Guardia di finanza, erano presenti pure gli uomini della Dia, la Direzione Investigativa antimafia. E le “sorprese” potrebbero non fermarsi qui…                                 

LEGGI QUINuovo ospedale di Vibo, i lavori per le opere complementari “invadono” l’area archeologica

Nuovo ospedale, l\'ombra dei clan sugli appalti? Blitz interforze al cantiere - Video

 

 

 

Seguici su Facebook