Ingiusta detenzione: respinta la richiesta di indennizzo di Gabriele Bombai

La Cassazione ha ritenuto inammissibile il ricorso presentato  dal 49enne di Tropea assolto nel processo “Black money” contro il clan Mancuso

La Cassazione ha ritenuto inammissibile il ricorso presentato  dal 49enne di Tropea assolto nel processo “Black money” contro il clan Mancuso

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Nessun risarcimento per ingiusta detenzione a Gabriele Bombai, 49 anni, di Tropea, arrestato nel marzo del 2013 nell’operazione antimafia contro il clan Mancuso con l’accusa di aver svolto “funzioni operative nel recupero crediti per conto dell’articolazione” del clan di appartenenza. E’ quanto deciso dalla quarta sezione penale della Cassazione che ha rigettato il ricorso di Gabriele Bombai finalizzato ad ottenere una riforma della decisione con la quale la Corte d’Appello di Catanzaro il 28 febbraio scorso ha respinto la richiesta di riparazione per l’ingiusta detenzione in riferimento alla custodia cautelare in carcere dal 7 marzo 2013 al 29 luglio 2014. A fronte di una richiesta di condanna del pm Marisa Manzini a 5 anni di reclusione, il gup distrettuale di Catanzaro ha assolto Gabriele Bombai per non aver commesso il fatto. Il verdetto è poi divenuto definitivo non essendo stata appellata dal l’assoluzione incassata in primo grado. La Corte d’Appello e la Cassazione hanno tuttavia respinto la richiesta di risarcimento danni avanzata da Gabriele Bombai in quanto a carico dello stesso “al momento dell’adozione della misura era ravvisabile un comportamento gravemente colposo per essersi recato in un ristorante per sollecitare il pagamento di un debito nei confronti di Agostino Papaianni, organizzatore e promotore – scrivono i giudici della consorteria dei Mancuso, operante nel territorio della provincia di Vibo Valentia”. La Cassazione ricorda inoltre che Bombai in sede di interrogatorio “si è limitato a negare l’esistenza di rapporti, anche di conoscenza, con Agostino Papaianni. Il legittimo esercizio del diritto al silenzio, da parte del soggetto che si trova ristretto, può però valere a far ritenere l’esistenza di una condotta casualmente efficiente nel permanere della misura cautelare”. Sussistono quindi condizioni ostative al riconoscimento dell’equa riparazione chiesta da Bombai, “tenuto conto – ad avviso della Cassazione – della sua partecipazione alla richiesta al ristoratore della restituzione del debito da parte di Agostino Papaianni” e delle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Domenico Cricelli il 6 dicembre 2004 e dal testimone di giustizia Pietro Di Costa del 9 dicembre 2010.   LEGGI ANCHE: ‘Ndrangheta: processo “Black money”, fissato l’appello contro il clan Mancuso

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