‘Ndrangheta, quando Cugliari si finse malato per timore delle rivelazioni di Moscato – Video

Nuovi dettagli dall’inchiesta “Carminius” contro il clan Bonavota in Piemonte. I ruoli della cosca spiegati anche da Andrea Mantella e l'Affruntata allestita pure a Carmagnola

Nuovi dettagli dall’inchiesta “Carminius” contro il clan Bonavota in Piemonte. I ruoli della cosca spiegati anche da Andrea Mantella e l'Affruntata allestita pure a Carmagnola

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Quando Raffaele Moscato, una delle bocche di fuoco del clan dei Piscopisani, saltò il fosso e iniziò a collaborare con i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, ci fu un terremoto nel crimine organizzato vibonese. E ci fu addirittura chi – come Domenico Cugliari, pezzo da novanta del clan Bonavota – avrebbe iniziato a fingersi malato, affiggendo il cartello “vendesi” sugli immobili di sua proprietà. Lo rivela uno che, col suo narrato, rispetto a Moscato può fare addirittura più danni: Andrea Mantella, padrino emergente di un nuovo gruppo ‘ndranghetista a Vibo Valentia, dal pedigree criminale ancora più pesante, che il percorso da pentito di mafia lo intraprese successivamente all’ex sicario dei Piscopisani. Le dichiarazioni di Mantella sono state acquisite in una nota del Ros risalente al 3 gennaio 2018 ed acquisita agli atti del procedimento “Carminius” che ha consentito alla Direzione distrettuale antimafia di Torino di disarticolare la propaggine piemontese del clan Bonavota di Sant’Onofrio. Mantella – che coi santonofresi aveva instaurato uno stretto rapporto di comparaggio criminale – spiega che il vero capo della ‘ndrina era Pasquale Bonavota e che Domenico Cugliari, lo zio, era il numero due.

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«So che ha investito qui a Torino con suo cognato Turi Arona. Lui è il contabile della cosca Bonavota. Dico contabile perché il capo è Pasquale, il vicecapo Domenico Cugliari». Andrea Mantella racconta che dalla Calabria al Piemonte i Bonavota avrebbero trasferito imprese e soldi (edilizia, commercio d’auto, armi, droga), avrebbero cementato rapporti con altri blasonati clan (come i Marando di Platì o i Crea di Rizziconi) e avrebbero importato anche certe tradizioni. «Poi so che in un paesino qui a Torino facevano l’Affruntata nel periodo di Pasqua: cioè c’era un comitato presieduto da Arona Salvatore, che organizzava questa festa sotto Pasqua e dalla Calabria salivano Nicola Bonavota, Pasquale, Domenico per portare la statua».

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