Il narcotraffico del clan dei Piscopisani fra cocaina, hashish e marijuana

Il pentito Raffaele Moscato svela gli accordi con i narcos legati a Vincenzo Barbieri, gli acquisti di hashish e il furto di cento chili di canapa indiana da una piantagione di Francica

Il pentito Raffaele Moscato svela gli accordi con i narcos legati a Vincenzo Barbieri, gli acquisti di hashish e il furto di cento chili di canapa indiana da una piantagione di Francica

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Un intero capitolo della voluminosa inchiesta della Dda di Catanzaro denominata “Rimpiazzo” contro il clan dei Piscopisani è dedicato al narcotraffico. Un lucroso affare che non poteva sfuggire alla consorteria criminale con sede nella frazione di Vibo Valentia ma capace di estendere i propri tentacoli sin nelle Marinate alleandosi alla famiglia Tripodi di Portosalvo. E’ ancora una volta Raffaele Moscato, sicario del clan dei Piscopisani e facente parte del vertice della cosca con il grado ‘ndranghetistico del “vangelo”, ad aprire con le sue dichiarazioni uno spaccato inquietante in ordine agli affari milionari della cosca con gli stupefacenti. 

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Per quanto riguarda il “debutto” dell’organizzazione nel mercato della cocaina, Moscato dichiara agli investigatori ed alla Dda di Catanzaro che i promotori erano stati “Giovanni Battaglia, Rosario Battaglia, Rosario Fiorillo, Michele Fiorillo e Franco La Bella insieme ai fratelli Davide e Sasha Fortuna”. Davide Fortuna è stato poi ucciso dal clan Patania di Stefanaconi nel luglio del 2012 sulla spiaggia di Vibo Marina. Tali soggetti – ad avviso del collaboratore di giustizia – dal 2006 al 2009 avrebbero smerciato inizialmente cocaina dai 50 ai 300 grammi. Il “salto di qualità” si ha invece nel 2010 con l’asse criminale instaurato con il broker internazionale della cocaina Vincenzo Barbieri, uno dei massimi importatori di cocaina in Europa dal Sud America, poi ucciso nella sua San Calogero nel marzo del 2011. “Con il gruppo dei Piscopisani – dichiara a verbale il collaboratore di giustizia – partecipavamo agli acquisti di cocaina che veniva importata da Vincenzo Barbieri. Ricordo che in più occasioni abbiamo perso i soldi perché si perdevano i carichi. Ultimamente su centomila euro che avevamo messo, ne abbiamo recuperati ottantamila che ci sono stati dati da Giorgio Galiano. Gli altri ventimila euro ancora ce li dovevano dare”. Moscato conferma quindi quanto già emerso dalla sentenza definitiva relativa all’operazione della Dda di Roma denominata “Meta 2010”, secondo la quale nel gruppo di Vincenzo Barbieri un ruolo di primo piano nell’importazione di cocaina avrebbero avuto anche il genero Giorgio Galiano, Antonio Franzè, detto “Platinì”, di Vibo Valentia, e Giuseppe Topia, anche lui di Vibo Valentia. Nel corso di una grossa cessione di cocaina sarebbe stato proprio Raffaele Moscato a trasportare da San Calogero a Piscopio – per conto dei Piscopisani – dieci chili di sostanza stupefacente nascosta nel cofano di una Smart, con Rosario Battaglia che avrebbe fatto da staffetta a bordo di una seconda auto. Altra cocaina, Moscato dichiara inoltre di averla acquistata da Michele Silvano Mazzeo, 48 anni, di Mileto (indagato a piede libero).  [Continua dopo la pubblicità]

Gli acquisti di hashish. Raffaele Moscato ricorda quindi l’acquisto di una partita di hashish, finanziata interamente da Giuseppe Salvatore Galati, detto Pino il ragioniere, indicato quale capo-società del locale di ‘ndrangheta di Piscopio ed arerstato nell’operazione “Rimpiazzo”.  “Una volta su una partita di dieci chili di hashish – spiega il collaboratore – i soldi dal bar li ha messi Giuseppe Galati”. Per gli inquirenti si tratta del bar “La Dolce Vita” di viale Affaccio a Vibo Valentia, “gestito da Galati Salvatore Giuseppe, alias il ragioniere”, personaggio già condannato in via definitiva per associazione mafiosa nel processo “Crimine” celebrato a Reggio Calabria. 

La canapa piantata a Longobardi. Per quanto riguarda invece la canapa indiana, Moscato “riferiva che uno dei loro fornitori all’ingrosso era Fazio Giuseppe, cugino di Fiorillo Michele, detto “Zarrillo”. Giuseppe Fazio (che non figura fra gli indagati dell’operazione “Rimpiazzo”), secondo il collaboratore, avrebbe piantato la marijuana in alcuni terreni della frazione Longobardi di Vibo. 

La marijuana rubata a Francica. Raffaele Moscato fornisce infine notizie del tutto inedite su un colossale furto di marijuana che, insieme ai Piscopisani, avrebbe compiuto a Francica ai danni della maxi-piantagione di canapa indiana da mille e trecento chili scoperta e sequestrata il 17 novembre 2009 in un’azienda agricola di Domenico Mazzotta e di Vincenzo Grasso, quest’ultimo direttore dell’Ufficio vendite giudiziarie e gestione aste del Tribunale di Vibo poi coinvolto nell’operazione “Ultimo Incanto” sulle aste truccate. Si tratta di uno dei più grossi quantitativi di marijuana mai sequestrato in tutta la Calabria. Una scoperta fatta all’epoca dai carabinieri della Stazione di Vibo Marina, diretti dal maresciallo Riccardo Astorina, in località “Torre Marchese”. Qualche giorno prima del sequestro, Moscato svela di aver tagliato insieme ai Piscopisani, e quindi rubato dalla piantagione circa 100 chili di marijuana. Non solo. Il collaboratore di giustizia riferisce agli investigatori che dietro quella maxi-piantagione di marijuana ci sarebbe stata della cosca Bellocco di Rosarno, consorteria mafiosa fra le più potenti dell’intera ‘ndrangheta. Una circostanza, quest’ultima, del tutto inedita e che potrebbe aprire scenari investigativi sinora del tutto impensabili.    In foto dall’alto in basso: Raffaele Moscato, Vincenzo Barbieri, Giuseppe Salvatore Galati, Domenico Mazzotta e Vincenzo Grasso

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