‘Ndrangheta: i locali di Piscopio e Sant’Onofrio nelle dichiarazioni del pentito Moscato – Video

Il ruolo di due personaggi residenti in Piemonte per il riconoscimento del clan dei Piscopisani. Il summit a Pizzo Calabro e gli affiliati al clan Bonavota

Il ruolo di due personaggi residenti in Piemonte per il riconoscimento del clan dei Piscopisani. Il summit a Pizzo Calabro e gli affiliati al clan Bonavota

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Ci sono anche le dichiarazioni del collaboratore di giustizia, Raffaele Moscato, elemento di spicco del clan dei Piscopisani, a sostegno dell’impalcatura accusatoria della Dda di Torino nell’ambito dell’operazione antimafia denominata “Carminius”. Dichiarazioni per molti versi inedite perché per la prima volta svelano le conoscenze di Raffaele Moscato su diversi componenti del clan Bonavota di Sant’Onofrio e della sua diramazione in Piemonte rappresentata dalla famiglia Arone. Raffaele Moscato, originario di Vibo Marina ed affiliato al clan di Piscopio, ha iniziato a collaborare con la Dda di Catanzaro nel marzo del 2015 subito dopo essere stato arrestato quale esecutore materiale dell’omicidio del boss di Stefanaconi, Fortunato Patania, avvenuto nel 2011 nella sua Stazione di carburanti nella Valle del Mesima. “Sono stato battezzato nella ‘ndrangheta nel 2010 con la dote di picciotto durante le festività natalizie ed ho conseguito tutte le doti della società minore – fa mettere a verbale Moscato – arrivando ad avere il grado della santa e poi quello del vangelo nella società maggiore. Il locale di ‘ndrangheta Piscopio – spiega Moscato – è stato aperto negli anni fra il 2008 ed il 2009 anche grazie all’autorevole intervento di persone appartenenti alla ‘ndrangheta residenti in Piemonte, quali Giuseppe Catalano e Francesco D’Onofrio”.

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Il primo, Giuseppe Catalano, era ritenuto il referente ed il capo del “locale di Siderno” nella città di Torino. Si è suicidato nell’aprile del 2012 gettandosi dal balcone della propria abitazione a Volvera, in provincia di Torino. Il suo ruolo per la nascita del “locale” di ‘ndrangheta di Piscopio – stando ad un’informativa dell’allora comandante dei carabinieri della Stazione di Vibo Valentia, Nazzareno Lopreiato, confluita nell’inchiesta “Minotauro” – sarebbe stato molto importante. Il 18 agosto 2008 avrebbe infatti partecipato in qualità di promotore ad un incontro svoltosi in un ristorante di località “Prangi” a Pizzo per ridefinire proprio gli assetti del “locale di Piscopio”. Francesco D’Onofrio, invece, originario di Mileto, ma residente a Nichelino, in Piemonte, è stato condannato per mafia in primo e secondo grado, ma la Cassazione ha ordinato un nuovo processo di secondo grado. In passato, D’Onofrio è stato un militante della formazione terroristica “Prima Linea” e condannato per questo per il reato di banda armata. Un personaggio, Francesco D’Onofrio, sul quale Moscato – interrogato dai pm della Dda di Torino nel settembre 2016 nel carcere di Rebibbia – ha affermato (riportando il racconto di un altro detenuto) che “possiede armi in quantità maggiore rispetto all’intero locale di ‘ndrangheta di Piscopio ed è amico dei fratelli Bonavota”. Il “locale di Piscopio – spiega Moscato – pur essendo molto vicino a quello di Vibo Valentia, ha una sua struttura autonoma ed è riconosciuto nella ‘ndrangheta come locale autonomo. Del locale di Sant’Onofrio i capi sono invece Domenico Bonavota e lo zio Domenico Cugliari, detto Micu i Mela. Del locale di Sant’Onofrio fanno parte i fratelli Pasquale, Domenico, Salvatore e Nicola Bonavota, Domenico Cugliari, Basilio Caparrotta (cl. ’71), Giulio Castagna, Francesco Fortuna, i fratelli Onofrio e Giuseppe Barbieri, Antonio Patania, Carlo Pezzo e Gerardo Caparrotta”. Moscato spiega quindi agli inquirenti che i “locali” di ‘ndrangheta di Vibo Valentia, Sant’Onofrio e Stefanaconi negli anni sono stati alleati fra loro, tanto da formare una sorta di “confederazione stabile nel tempo”. Il collaboratore di giustizia aggiunge poi che “Pasquale Bonavota, unitamente al fratello Mimmo, è impegnato nel traffico di droga ed ha dei parenti a Torino dei quali si avvale. Pasquale Bonavota da circa sette anni ha lasciato il potere su Sant’Onofrio al fratello Mimmo e si è trasferito a Roma. Pasquale Bonavota – conclude Moscato – ha vinto la guerra con la famiglia Bartolotta di Stefanaconi”

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