White list negata a ditta di Vibo, Tar accoglie sospensiva

Per il Tribunale amministrativo regionale non basta la parentela per dimostrare il rischio di infiltrazioni mafiose nell’impresa

Per il Tribunale amministrativo regionale non basta la parentela per dimostrare il rischio di infiltrazioni mafiose nell’impresa

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Accolta dal Tar la sospensiva proposta dalla ditta “Cir Sas” di Antonio Lo Bianco (attiva nella commercializzazione di condizionatori) avverso il provvedimento di diniego della Prefettura di Vibo Valentia di iscrizione nella c.d. white list. I giudici amministrativi, accogliendo i rilievi dell’avvocato Francesco Sabatino, hanno spiegato che qualunque influenza nelle scelte aziendali  “non può certamente essere desunta dalla mera considerazione che il parente di un mafioso sia pure lui mafioso, non apparendo possibile stabilire alcun “automatismo” tra legame parentale e sussistenza del rischio di infiltrazione. Il rischio di permeabilità mafiosa dell’impresa per il Tar deve sempre essere ancorato a condotte sintomatiche e fondarsi su una serie di elementi fattuali concreti e certi, idonei a rappresentare l’esistenza del suddetto pericolo. Nel presente giudizio la difesa aveva peraltro rilevato la particolare posizione di Nazzareno Lo Bianco, alias “Giacchetta”, padre del ricorrente Antonio Lo Bianco. Nazzareno Lo Bianco è stato tratto in arresto nell’operazione “Nuova Alba” contro il clan Lo Bianco assolto in appello (in primo grado 4 anni e 8 mesi per associazione mafiosa), con conseguente revoca della misura di prevenzione della sorveglianza speciale. 

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