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Le rivelazioni del pentito sul traffico di droga con i siciliani, i ruoli nell’approvvigionamento a Bologna e la partita di stupefacente restituita «perché di scarsa qualità»

Cronaca

La piazza vibonese era ormai divenuta troppo piccola per gli affari del clan. Bisognava espandersi e farlo puntando sul prodotto più redditizio: la droga. I Piscopisani non si limitavano allo spaccio su Vibo e nelle frazioni marine. Avevano creato un triangolo che vedeva Piscopio come base operativa, Bologna come centro di approvvigionamento e Palermo come destinazione finale. Un triangolo della cocaina messo a punto da Rosario Fiorillo, alias Pulcino, grazie ad un contatto che aveva stabilito nel carcere di Vibo Valentia con un soggetto dalla (asserita) parentela pesante. Pesantissima: «Il nipote di Bernardo Provenzano», il defunto capo di Cosa Nostra. E' quanto afferma Raffaele Moscato, il collaboratore che i traffici con i siciliani li conosceva bene. Con l’inchiesta “Rimpiazzo”, grazie alle sue rivelazioni, sono finiti nei guai, appunto, anche i siciliani. Tra loro, Gaetano Rubino, l’uomo dalla parentela “importante”. Per la Dda, i rapporti con l’organizzazione rappresentata da Rubino e «Giovanni Giardina» erano tenuti, per conto dei Piscopisani, dal vibonese Sacha Fortuna, che insieme al fratello Davide «si occupava dell’approvvigionamento a Bologna», e Rosario Fiorillo. Gli inquirenti ritengono di avere accertato la cessione di due partite di droga: una di un chilogrammo di cocaina ed una di circa due/tre chili. In quest’ultimo caso, «gli acquirenti Rubino e Giardina si vedevano costretti a restituire parte del secondo carico per la scarsa qualità dello stupefacente».

A spiegare i dettagli è sempre Moscato che, preliminarmente, chiarisce da chi era composto il gruppo di Piscopisani che trattava coi siciliani: «Il traffico di stupefacenti con loro avveniva dal gennaio 2011 e riguardava Rosario Fiorillo, Rosario Battaglia, Giovanni Battaglia, Davide Fortuna, Sasha Fortuna e me dal febbraio 2011». Il pentito parla di «diversi traffici con la Sicilia». Eccoli: «Io ho partecipato ad un primo episodio in cui, chiamato da Rosario Fiorillo, ci siamo recati presso la stazione di Vibo-Pizzo, e lì dovevamo consegnare lo stupefacente a Rubino che avrebbe poi preso il treno in direzione Palermo. Ma, a causa della presenza delle forze dell’ordine, abbiamo cambiato i piani ed in un primo momento, mentre Fiorillo e Rubino rimanevano da soli vicino alla Stazione, io con lo stupefacente sono andato a nascondermi con il borsone. Successivamente, ha ricevuto uno squillo da Fiorillo che mi avvisava dello scampato pericolo e raggiungevo gli altri alla Stazione. A questo, Rubino partiva con lo stupefacente al seguito mentre noi tenevamo impegnati gli agenti di polizia intervenuti in quei luoghi». Poi c’è l’altro episodio: «Insieme a Rubino, abbiamo trasportato un chilo di cocaina per portarla a Bagheria presso la sua abitazione. Ed ancora, in un altro episodio, sono stato contattato da Fiorillo che mi mandava in Sicilia da Rubino per sapere cosa avesse da dire. Arrivato in Sicilia, Rubino mi rappresentava che la cocaina acquistata in precedenza non era di qualità, quindi ce la restituiva. In quell’occasione ricordo anche di aver preso 12.000 euro in contanti per una precedente fornitura. In quest’ultimo frangente è stato arrestato il solo Giovanni Faraone, in quanto noi siamo riusciti a fuggire via a bordo della Mercedes classe E».    In foto: Rosario Fiorillo e Giovanni Faraone        LEGGI ANCHE‘Ndrangheta: la cassaforte del clan dei Piscopisani nascosta nella cameretta di Rosario Fiorillo

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