Giuseppe Gualtieri lascia la Prefettura di Vibo Valentia – Video

Era stato nominato dal Consiglio dei Ministri nel luglio dello scorso anno. Va in pensione e conclude la prestigiosa carriera dopo otto mesi di permanenza alla guida dell’Ufficio territoriale di Governo

Era stato nominato dal Consiglio dei Ministri nel luglio dello scorso anno. Va in pensione e conclude la prestigiosa carriera dopo otto mesi di permanenza alla guida dell’Ufficio territoriale di Governo

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Lascia dopo poco più di otto mesi di permanenza alla guida dell’Ufficio territoriale di Governo, il prefetto Giuseppe Gualtieri nominato nel luglio dello scorso anno dal Consiglio dei Ministri, su proposta del ministro dell’Interno Matteo Salvini. Giuseppe Gualtieri, 65 anni, di Catanzaro, dal curriculum invidiabile, va in pensione e termima a Vibo la propria carriera. A Vibo era arrivato dopo l’incarico di commissario straordinario al Comune di Cirò Marina, i cui organi elettivi sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose. Giuseppe Gualtieri è entrato in polizia nel 1983. In Calabria ha diretto le Squadre Mobili di Reggio Calabria (sezione di Gioia Tauro) e Vibo Valentia, oltre al commissariato di Siderno. Da capo della Squadra Mobile di Palermo ha invece arrestato il boss a capo di Cosa Nostra, Bernardo Provenzano, latitante da oltre 40 anni. E’ stato questore a Trapani, Catania, Caserta e Potenza. Per meriti speciali nel 2017 è stato promosso a prefetto. E’ cittadino onorario di Corleone, Marsala, Mazara del Vallo ed Erice. A Vibo era succeduto nell’incarico di prefetto a Guido Longo. Per la Prefettura di Vibo Valentia è una perdita significativa perché Giuseppe Gualtieri è un  profondo conoscitore della realtà vibonese in tutti i suoi molteplici aspetti che ha affrontato in questi mesi non risparmiando energie e lavoro costante. La Prefettura di Vibo Valentia sotto la sua guida ha infatti continuato a rappresentare un punto di riferimento costante per tutte le istanze sociali e le vertenze. Una nomina di primissimo livello per Vibo Valentia che aspetta ora di conoscere chi gli succederà. 

“Lascio un territorio che conosco ed ho amato molto – ha spiegato Giuseppe Gualtieri – di cui conosco i pregi ma soprattutto i difetti percui concludere questa mia esperienza a Vibo è stata un’ulteriore prova perché chiaramente ho dovuto guardare da un’ottica diversa quello che già conoscevo e devo dire con un senso critico diverso, cosa che mi ha affascinato da una parte e ovviamente mi ha impegnato. Ho trovato a Vibo Valentia una società molto scollegata nelle varie componenti. Se si vuole ripartire e comunque fare una barriera di fronte al perenne tentativo di condizionamento e di infiltrazioni di alcuni sodalizi e di alcune persone è importante fare rete. Questa società vibonese, che ha tanti pregi e tanta storia, ancora oggi non riesce a fare rete. Ancora oggi ci sono piccole posizioni individuali che poi diventano dei macigni quando si va a trattare problemi importanti e questo a catena porta ovviamente ad un discredito della vita politica, un discredito per la vita amministrativa e anche in alcuni casi un discredito a quella vita sociale che qui è stata sempre fiorente e sempre ad alto profilo culturale. Al mio successore suggerisco di amare e capire questa provincia, non pensando che il fatto che venga classificata come ultima provincia d’Italia possa essere indicativo perché il problema è, come sempre, che qui ci sono le personalità e gli uomini di alto profilo in tutti i settori, però tendono non solo a tenersi nascosti ma poi a chiudersi se non gli si fa tirare fuori quello che possono dare. Per quanto riguarda gli scioglimenti dei Consigli comunali per infiltrazioni mafiose occorre poter intervenire per rimuovere anche l’apparato amministrativo e chi, oltre ai politici, ha firmato gli atti che hanno favorito la criminalità. La gente perbene deve emarginare anche socialmente il mafioso in genere e l’imprenditore mafioso in particolare proprio per rendere vana questa ascesa al potere dei mafiosi. E’ la stampa che deve far capire che vi è la possibilità di ribellarsi. Ad ogni operazione di polizia giudiziaria la stampa non solo deve esaltare l’operato della magistratura, ma deve far capire la convenienza anche economica e sociale a stare dalla parte della legalità”.

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