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Le precisazioni del presidente della Fondazione all’indomani delle parole in occasione della Festa della mamma, per qualcuno interpretate come una chiusura totale alle richieste del vescovo

Cronaca

Fanno ancora discutere le frasi pronunciate a Paravati dal presidente della fondazione “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime”, Pasquale Anastasi, poco prima dell’inizio della messa celebrata dal vescovo Luigi Renzo nella spianata della Villa della Gioia, in occasione della tradizionale Festa della Mamma del 12 maggio. Le parole sono state interpretate in vari modi dai presenti, soprattutto nell’ottica della controversia in atto sulle riforme statutarie richieste dal presule in vista della consacrazione della “grande chiesa”. Alcuni, in questo contesto, hanno addirittura parlato apertamente di chiusura totale, da parte dell’ente morale voluto dalla mistica Natuzza Evolo, sulle modifiche al documento. Un chiaro errore secondo il presidente Anastasi che, a Il Vibonese, «per evitare ulteriori fraintendimenti» spiega il reale significato delle sue affermazioni. 

«Il mio riferimento - specifica il presidente della Fondazione - era al testamento spirituale di Mamma Natuzza e al completamento delle opere da lei volute e in esso presenti, e non al resto dello statuto. Noi, per la precisione, diciamo che il testamento può essere tolto dall’articolo 2, ma deve essere inserito nella premessa storica che fa parte integrante del documento. Il consiglio d’amministrazione ha già accettato questa eventualità, tuttavia al momento non è d’accordo il vescovo. Su questo punto rimaniamo fermi. Sul resto, invece, siamo disponibili a trattare e con un po’ di buona volontà si arriverà a un accordo. È questa - conclude Anastasi - l’interpretazione autentica da dare alle mie parole. Qualcuno lo ha interpretato diversamente, ma la realtà è questa, anche perché ad esprimere questi concetti sono stato io. Lo ripeto, non c’è nessuna chiusura sullo statuto da parte della Fondazione, ho solamente detto che Natuzza ha messo con la sua firma il sigillo al testamento spirituale. Parlavo delle opere da completare, dunque, e solo ad esse mi riferivo». 

Il giorno della Festa della Mamma il presidente Anastasi, dopo aver ricordato che nella stessa giornata ricorreva anche il 32° anno da quando, alla presenza dell’allora vescovo Domenico Cortese, i soci hanno sottoscritto lo statuto dell’associazione, «poi trasformata in fondazione», aveva affermato: «Non siamo stati noi né Natuzza a volere quest’opera. È la Madonna, per volere di nostro Signore, che ha pensato e voluto quest’opera come unità di fede e di carità, facendole vedere nel gennaio del 1944, in maniera dettagliata e come già realizzate, tutte le strutture a servizio dei più bisognosi, dei giovani e dei malati terminali, con al centro, come cuore pulsante, la grande e bella chiesa». E, ancora: «La firma di Natuzza sul testo dello Statuto della Fondazione è un sigillo che vuole indicare una appartenenza, “è mia figlia”, per la quale lei ha dato e continua a dare tutta se stessa. Ha dato il suo amore, la sua sofferenza, tutto il suo impegno. E noi? Noi ci troviamo in quella firma e non intendiamo né cancellarla, né tradirla. Noi vogliamo continuare a dare seguito, nella fedeltà al progetto della Madonna e nella generosità del nostro impegno e della nostra dedizione, con umiltà e con coraggio. Noi abbiamo condiviso quella volontà per cui abbiamo il dovere di portarla a compimento insieme a tutti voi». 

Parole che, alla luce delle spiegazioni della guida dell’Ente morale, diventano motivo di speranza per lo stuolo dei figli spirituali sparsi per il mondo, stanchi di contrapposizioni di sorta e desiderosi solo di vedere consacrata la chiesa della Villa della Gioia ed elevata all’onore degli altari Mamma Natuzza.

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Lacnews24.it
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