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Sotto processo con rito abbreviato il collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso e Massimo Vita

Nel riquadro Emanuele Mancuso e Massimo Vita
Cronaca

Due richieste di condanna nel processo con rito abbreviato nato dall’operazione antimafia denominata “Nemea”. Dinanzi al gup distrettuale, il pm della Dda di Catanzaro Annamaria Frustaci ha chiesto l'affermazione della penale responsabilità nei confronti di Emanuele Mancuso, 31 anni, di Nicotera, per il quale sono stati chiesti 5 anni e 6 mesi di reclusione. La seconda richiesta di condanna interessa Massimo Vita, 35 anni, di Vena Superiore, per il quale sono stati avanzati 8 mesi di reclusione. La richiesta tiene conto del rito abbreviato che comporta in caso di condanna uno sconto di pena pari ad un terzo. Emanuele Mancuso e Massimo Vita - in concorso con Leone Soriano, Francesco Parrotta e Mirco Furchì - sono accusati quindi di aver fatto esplodere una bomba carta nel giardino dell’abitazione dell’imprenditore Antonino Castagna in data 13 febbraio 2018. Emanuele Mancuso è anche accusato di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico insieme ai componenti del clan Soriano di Filandari.

Al solo Emanuele Mancuso viene poi contestato il reato di furto aggravato ai danni di una gioielleria di Nicotera alla quale il 3 gennaio dello scorso anno sono stati sottratti preziosi per un valore complessivo di centomila euro. I titolari della gioielleria si sono oggi costituiti parte civile. Infine, ad Emanuele Mancuso viene contestato il reato di detenzione illegale di armi e di aver esploso - in concorso con Leone Soriano, Francesco Parrotta e Giacomo Cichello - di colpi di pistola contro il distributore di carburanti a Filandari dell’avvocato Romano Pasqua. Emanuele Mancuso è difeso dall’avvocato Antonia Nicolini, mentre Massimo Vita è assistito dall’avvocato Demetrio Procopio che ha presentato una memoria difensiva chiedendo l'assoluzione per il proprio assistito. 

 

 

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