‘Ndrangheta: processo “Dinasty”, chiesta la condanna di Domenico Mancuso

E’ accusato di associazione mafiosa ed il dibattimento è stato per anni sospeso in attesa del deposito di una perizia medico-legale sulla capacità dell’imputato di stare in giudizio

E’ accusato di associazione mafiosa ed il dibattimento è stato per anni sospeso in attesa del deposito di una perizia medico-legale sulla capacità dell’imputato di stare in giudizio

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E’ arrivato alla richiesta di pena lo stralcio del processo nato dall’operazione antimafia denominata “Dinasty” che vede sul banco degli imputati per associazione Domenico, alias “Mico”, Mancuso, 44 anni, figlio del boss della ‘ndrangheta Giuseppe Mancuso (alias “’Mbroghja”) di Limbadi. Dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia, la Dda di Catanzaro ha chiesto la condanna a 21 anni di reclusione e seimila euro di multa per il reato di associazione mafiosa. 

Si tratta di un dibattimento più volte interrotto nel corso degli anni, con l’operazione antimafia che era scattata nell’ottobre del 2003. La ripresa del processo a carico di Domenico Mancuso (in foto) era stata resa possibile grazie al deposito di una perizia del professore Giulio Di Mizio, medico legale e perito del Tribunale che aveva riscontrato nell’imputato un deficit cognitivo di grado lieve non incidente sulla capacità di stare in giudizio. Domenico Mancuso viene indicato dalla Dda di Catanzaro, sulla scorta delle indagini svolte all’epoca dalla Squadra Mobile di Vibo, come esponente di spicco dell’articolazione mafiosa della “famiglia” Mancuso che fa capo al padre Giuseppe Mancuso ed allo zio Diego Mancuso.

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