Minacce di morte a carabiniere di Nicotera: prosciolto Roberto Piccolo

La lettera è risultata spedita prima del colloquio carcerario durante il quale, secondo l’accusa, era stato impartito l’ordine di inviare la missiva

La lettera è risultata spedita prima del colloquio carcerario durante il quale, secondo l’accusa, era stato impartito l’ordine di inviare la missiva

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Proscioglimento e richiesta di rinvio a giudizio non accolta. Questa la decisione del gup distrettuale che ha prosciolto Roberto Piccolo, 56 anni, di Nicotera, nei confronti del quale la Dda di Catanzaro aveva chiesto il rinvio a giudizio per il reato di minaccia aggravata dalle modalità mafiose. In particolare, Roberto Piccolo era accusato di aver minacciato di un danno ingiusto – unitamente al figlio minorenne per il quale si procede separatamente – un ufficiale dell’Arma all’epoca comandante della Stazione dei carabinieri di Nicotera. In particolare, Roberto Piccolo durante un periodo di reclusione nel carcere di Cosenza, nel corso di colloqui visivi intrattenuti con il figlio, avrebbe impartito a quest’ultimo le direttive per la predisposizione di una lettera minatoria da inviare all’ufficiale dell’Arma.

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La missiva era quindi poi arrivata al carabiniere il 19 maggio 2012 con l’effige del giudice Antonino Scopelliti (ucciso dalla mafia nel 1991) e recante la seguente grave minaccia: “Cornutu, u sai ca puzzi i mortu? Ti fazzu fari a stessa fini di stu bastardu, contaci…”. L’avvocato Giuseppe Di Renzo è però riuscito a dimostrare al giudice che la lettera in questione è transitata dalle Poste in epoca antecedente al colloquio carcerario del 18 maggio 2012 e precisamente il 15 maggio 2012. Da qui l’impossibilità che Roberto Piccolo abbia potuto dare istruzioni al figlio su una lettera da spedire che risultava invece già inviata. Argomentazioni che hanno convinto il gup distrettuale, Pietro Carè, a prosciogliere Roberto Piccolo (ritenuto vicino al clan Mancuso) che si trova attualmente detenuto per scontare una condanna definitiva per armi.

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