Scandalo “Strada del Mare”: ennesimo rinvio dinanzi al gup del Tribunale di Vibo

Manca un giudice per l’udienza preliminare nel procedimento penale che mira a far luce sulle irregolarità nella più grossa opera pubblica mai pensata per il Vibonese 

Manca un giudice per l’udienza preliminare nel procedimento penale che mira a far luce sulle irregolarità nella più grossa opera pubblica mai pensata per il Vibonese 

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Nulla da fare per il procedimento penale che nasce dall’inchiesta della Procura di Vibo Valentia sulla “Strada del Mare”, la più grossa opera pubblica mai pensata per il Vibonese per la quale tre anni fa è stato chiesto il rinvio a giudizio di cinque imputati (uno nel frattempo, l’imprenditore Vincenzo Restuccia di Rombiolo, è deceduto). Ben 65 milioni di euro, l’importo complessivo dei lavori di un asse viario definito “strategico” pure nel Piano dei trasporti, ma che continua a restare un’eterna opera incompiuta (dal novembre del 2017 peraltro chiusa nel tratto fra Joppolo e Coccorino a causa della caduta di un masso dal costone). Anche oggi si è registrato l’ennesimo rinvio dell’udienza poiché il gup del Tribunale di Vibo Valentia, Giulio De Gregorio, è stato assegnato a trattare solo le udienze preliminari con detenuti. Tutti gli altri procedimenti, invece, sono stati rinviati. Fra questi anche quello sulla “Strada del Mare” che è slittato al 31 ottobre prossimo. Il Tribunale di Vibo Valentia continua così a fare i conti con le carenze di magistrati e il conseguente rinvio su rinvio di procedimenti importanti e delicati che meriterebbero ben altra sorte. A rappresentare l’ente Provincia – parte civile nel procedimento penale –, l’avvocato Giuseppe Bagnato, mentre altra parte lesa è stata individuata nella Cassa Depositi e Prestiti che deve ancora decidere se affidarsi ad un legale per costituirsi in giudizio contro gli imputati. 

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L’inchiesta sulla “Strada del mare” ha portato il 4 marzo 2016 anche al sequestro di beni per equivalente per un ammontare di cinque milioni di euro. La richiesta al gup di un processo per tutti gli imputati è stata avanzata a suo tempo dal pm Michele Sirgiovanni (oggi in servizio in altra sede) e punta a dimostrare le irregolarità e i reati commessi attorno all’opera pubblica più costosa del Vibonese, pensata per collegare Rosarno a Pizzo passando lungo la costa e per i territori di Vibo Marina, Briatico, Zambrone, Parghelia, Drapia, Tropea, Ricadi, Coccorino, Joppolo e Nicotera lungo il tracciato della ex strada statale 522. Deceduto l’imprenditore Vincenzo Restuccia, gli imputati per i quali il gup deve ancora pronunciarsi in ordine alla richiesta di rinvio a giudizio sono: Antonino Scidà, 53 anni, direttore tecnico delle imprese di Vincenzo Restuccia; Giacomo Consoli, 67 anni, di Vibo Valentia, ex dirigente dell’ufficio Lavori Pubblici della Provincia di Vibo Valentia; Antonio Francolino, 54 anni, funzionario della Provincia e responsabile unico del procedimento per la costruzione della “Strada del Mare”; Francesco Giuseppe Teti, 67 anni, di Filogaso, ex funzionario della Provincia di Vibo Valentia. Le ipotesi accusatorie partono dalla gestione della progettazione dell’opera per arrivare alla sua approvazione da parte della direzione lavori e del responsabile del procedimento. Secondo quanto accertato dalla Guardia di finanza, in ben undici casi è stato dichiarato lo stato di avanzamento dei lavori che ha consentito, a favore dell’impresa aggiudicataria, il pagamento di importi nettamente superiori rispetto a quelli corrispondenti al valore dei lavori effettivamente realizzati. Per la Procura, quindi, le somme di ogni singolo stato di avanzamento lavori sarebbero state artatamente “gonfiate” concordando la percentuale da applicare di volta in volta e inserendo indebitamente lavori non previsti nel progetto iniziale, sul falso presupposto che fossero necessari per l’esecuzione a regola d’arte. Sarebbero anche emersi dei pagamenti effettuati dalla Provincia di Vibo utilizzando risorse finanziare destinate ad altri fini, stornando fondi da un capitolo di bilancio all’altro. I quattro imputati devono rispondere, a vario titolo, di truffa aggravata ai danni di un ente pubblico e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici. Antonino Scidà è difeso dall’avvocato Francesco Gambardella, Francesco Giuseppe Teti dall’avvocato Giuseppe Di Renzo, Antonio Francolino e Giacomo Consoli dall’avvocato Antonello Fuscà.   LEGGI ANCHE: Scandalo “Strada del Mare”: la Procura contabile chiede un risarcimento per 15 mln di euro

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