Infiltrazioni mafiose, l’errore del Tar su un ex assessore di Limbadi

Alcuni fatti riferiti ad una consigliera di minoranza sono stati attribuiti in sentenza a Rosanna Solano

Alcuni fatti riferiti ad una consigliera di minoranza sono stati attribuiti in sentenza a Rosanna Solano

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Non ci sta Rosanna Solano, ex assessore del Comune di Limbadi i cui organi elettivi sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose, ad alcuni passaggi della sentenza con la quale il Tar del Lazio ha confermato lo scioglimento e quindi il commissariamento. La sentenza è stata pubblicata il 18 giugno scorso, ma il Tar del Lazio ne ha omissato molti passaggi e persino il nome dello stesso Comune – Limbadi – avvertendo che “in caso di diffusione” della sentenza bisogna “omettere le generalità e gli altri dati identificativi dei soggetti interessati nei termini indicati” per rispetto ad una legge sulla privacy che finisce per penalizzare l’interesse dell’opinione pubblica a conoscere fatti che riguardano un’intera comunità. Ad avvantaggiarsi solitamente di tali “Omissis”, tanti politici interessati a non far conoscere alla propria comunità gli addebiti mossi loro da altri organi dello Stato. 

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E’ la stessa Rosanna Solano però, in questo caso, a rendere pubblici alcuni passaggi della sentenza del Tar che sono stati invece pubblicati con diversi Omissis. Dopo aver ricordato infatti i motivi che l’hanno spinta a candidarsi a consigliere comunale nel 2015 ed a ricoprire poi l’incarico di assessore, la Solano evidenzia che nella sentenza del Tar Lazio si legge di una “consigliera di minoranza Solano con vari rapporti di parentela stretta con soggetti ritenuti affiliati al “clan Africo”, è figlia di un ex sindaco che N. 08584/2018 REG.RIC. aveva frequentazioni con la famiglia M., ed il di lei figlio risulta coinvolto in un appalto per la realizzazione di una importante viabilità, per il quale avrebbe subito condizionamenti da parte della cosca medesima. La consigliera Solano ha precedenti per atti persecutori, violenza privata, violazione di domicilio, ed è attualmente indagata per falso in relazione ad una delibera a suo tempo da lei firmata in qualità di assessore, nel corso di una precedente amministrazione, con la quale era stato assunto il Responsabile dell’Ufficio ragioneria. Questo ultimo in passato ha lavorato per 15 anni presso una società i cui soci sono entrambi gravati da precedenti per il reato di cui all’art. 416 bis: nella sua qualità è responsabile della regolarità contabile degli atti e dei pagamenti e quindi potrebbe aver giocato un ruolo, favorendo i numerosi affidamenti diretti di cui sopra si è dato conto, in relazione ai quali, secondo la Commissione molti pagamenti sarebbero stati effettuati benché non sostenuti da documentazione adeguata (ad esempio: il solo preventivo della impresa, anziché la quantificazione della spesa da parte del Responsabile di Area”. I passaggi di cui si lamenta l’assessore Solano, nella relazione della Commissione di accesso agli atti si riferiscono invece ad altra consigliera comunale di minoranza (la Solano, del resto, non è mai stata consigliere di minoranza nell’amministrazione guidata dal sindaco Pino Morello) che è effettivamente sposata con un soggetto originario di Africo a sua volta stretto congiunto di un personaggio ben noto alle forze dell’ordine, mentre il figlio della consigliera di minoranza emerge realmente negli atti dell’inchiesta antimafia “Costa Pulita” come interessato ad un grosso appalto sulla viabilità in provincia di Vibo. “Mi chiedo allibita e incredula con quale attenzione e responsabilità i giudici del Tar del Lazio abbiano redatto questa sentenza – afferma la Solano – attribuendomi tutte questa falsità. È possibile che possano compiere degli errori tali da diffamare la mia reputazione e quella della mia famiglia? Per me Africo è solo un nome di una località della Locride e il titolo di un libro di Corrado Stajano. Non ho mai avuto un padre sindaco e non ho nulla a che fare con tutto quello che è stato scritto sul mio conto. Ho deciso di candidarmi nelle amministrative del 2015 per amore del paese dove vivo e dove lavoro, la frazione di San Nicola de Legistis, per essere al servizio dei cittadini con dedizione e impegno”. Da qui l’auspicio che tale scambio di cognome nella sentenza del Tar venga corretto dal Consiglio di Stato al quale gli ex amministratori possono rivolgersi.

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