La marcia dei diritti negati, in migliaia in piazza a Vibo – FOTO

Studenti, associazioni, mondo politico, comuni cittadini. Migliaia di persone in corteo questa mattina per le vie cittadine a sostegno dell'iniziativa dei primari dell'ospedale Jazzolino per richiamare l'attenzione su un territorio i cui diritti sono sempre più in discussione

Studenti, associazioni, mondo politico, comuni cittadini. Migliaia di persone in corteo questa mattina per le vie cittadine a sostegno dell'iniziativa dei primari dell'ospedale Jazzolino per richiamare l'attenzione su un territorio i cui diritti sono sempre più in discussione

Informazione pubblicitaria

Il manifesto della protesta

“Documento rivendicativo sui diritti universali per la Sanità, il Lavoro e l’Istruzione”.

La difficile situazione che sta attraversando il territorio vibonese, dilaniato dalla crisi economica, viene aggravata dalle conseguenze di tagli e provvedimenti normativi al sistema pubblico decentrato, fino a comprometterne i servizi e le tutele fondamentali per i cittadini.

Sanità, lavoro, Istruzione rappresentano i problemi più rilevanti, a garanzia di bisogni universali per il nostro territorio, come fattori di giustizia sociale e veri antigeni in una realtà devastata dalla criminalità organizzata.

La Sanità: ha subito in questi anni, più che altrove, pesanti conseguenze. Il dimezzamento dei posti letto in dotazione, i tagli di reparti e di strutture (semplici e complesse), la riduzione di personale e la perdita di pezzi consistenti di servi sanitari. Si continua a lavorare in una struttura ospedaliera fatiscente e vetusta, irriformabile, carente di risorse umane, tecnologiche e strumentali in una attesa estenuante per la costruzione del nuovo nosocomio, degno di una sanità funzionale e moderna anche per i cittadini vibonesi. Oggi, con il DCA 30/2016, la situazione si è aggravata con la definizione di un provvedimento che, disconosce le specificità e la concertazione territoriale, contravvenendo alle stesse misure di legge previste negli standard per gli ospedali spoke. Siamo rimasti l’ultima provincia nel numero di posti letto per acuti, 1.5 su 1.000 ab., ed anche per posti accreditati, discriminata dai privilegi concessi a strutture spoke di uguale valenza, con l’aggravante di strabici correttivi al decreto e favorendo, altresì, “potentati” a danno dei più deboli, che hanno reso clamorosi recuperi per alcuni e minimali attenzioni per la realtà vibonese.

Il Lavoro: permane uno degli aspetti di forte criticità, non solo in termini di altissime percentuali di disoccupazione e di diffusa povertà reddituale ma, anche, in funzione regressiva dei servizi e della sicurezza sociale. Un territorio che sta pagando ben oltre le sue anemiche forze di ripresa, con evidenti condizioni di isolamento politico ed istituzionale. Una cruenta fase di vertenzialità lavorative, affrontate senza la consapevolezza degli sforzi necessari e con limiti di prospettiva nella visione di politiche per lo sviluppo economico e produttivo. Si sono perse aziende storiche e migliaia di posti di lavoro ai quali si sono aggiunti avventati interventi di riforme che hanno scaricato sulle spalle di un debole realtà i costi del rigore economico. Un combinato disposto che ha messo in ginocchio l’economia e le speranze di un territorio, paralizzando il mercato del lavoro e generando pericolose tensioni sociali. Emblematica la vertenza dell’ Ente Provincia che sta trascinando da anni la disperazione dei lavoratori e la mortificazione di un territorio, senza più un governo, una programmazione e la gestione dei servizi necessari alla collettività.

L’Istruzione: è un ulteriore e serio problema sul nostro territorio, che rischia di compromettere la funzionalità didattica e formativa dei nostri studenti. Va posto energicamente all’attenzione la sicurezza nelle scuole, i trasporti, la viabilità e il diritto allo studio. Siamo ancora costretti a vivere in condizioni di estrema criticità strutturale con edifici di cui uno su tre non è a norma. Niente è stato fatto per la messa in sicurezza delle nostre scuole e l’attuazione di politiche sui piani e sugli investimenti necessari. Carenza di laboratori, di tecnologie, di spazi dove fare assemblee. L’anno scolastico in corso ha avuto casi emblematici di interi plessi fatti sgomberare per mesi o parzialmente inibiti, che hanno causato enormi sacrifici agli alunni ed alle loro stesse famiglie. Non sono, inoltre, mancate proteste e scioperi degli studenti per i tagli dei riscaldamenti e delle linee telefoniche, quest’ultimi indispensabili per i laboratori informatici.

Pertanto, chiediamo: per la sanità, la revoca del decreto 30 e la riscrittura concertativa del decreto sulla rete ospedaliera; per il lavoro, l’avvio di una attività istituzionale per aprire tavoli operativi, regionali e nazionali, sulle vertenze in corso e sulla programmazione di politiche economiche e produttive; per l’istruzione, i necessari interventi sopra richiamati, di agibilità e sicurezza scolastica.