Decreto Scura, i primari vibonesi scrivono a Mattarella e Renzi

I primari già dimissionari dello Jazzolino, dopo le iniziative di protesta, hanno deciso di scrivere al presidente della Repubblica e a quello del Consiglio, chiedendo la sospensione del decreto 30 e una nuova riorganizzazione della rete ospedaliera.

I primari già dimissionari dello Jazzolino, dopo le iniziative di protesta, hanno deciso di scrivere al presidente della Repubblica e a quello del Consiglio, chiedendo la sospensione del decreto 30 e una nuova riorganizzazione della rete ospedaliera.

Informazione pubblicitaria

«Da circa quindici anni nella Asp di Vibo si è assistito a un lento e progressivo depauperamento di servizi e un decadimento della struttura dell’ospedale Jazzolino fino alla chiusura parziale di alcuni reparti». 

Esordiscono così i primari dell’ospedale vibonese che, dopo le numerose iniziative di protesta messe in atto nelle scorse settimane, hanno deciso di prendere carta e penna e scrivere direttamente al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al Presidente del Consiglio Matteo per manifestare il loro disappunto contro il famigerato decreto 30 che porta la firma del Commissario per il Piano di Rientro Massimo Scura.

«La costruzione del nuovo ospedale tra scandali e ritardi ha visto per ben tre volte la posa della prima pietra. Sembra che l’unico obiettivo che amministratori che si sono succeduti nel tempo si siano dati sia quello del ridimensionamento del presidio ospedaliero di Vibo con la soppressione lenta ma continua di unità operative».

I primari sottolineano come alla «scomparsa di Medicina nucleare e del servizio di Riabilitazione (15 posti letto), siano seguite quella della Chirurgia di urgenza (dieci posti), dalla Orl, dalla Nefrologia e dal servizio di Microbiologia. Senza contare che da circa dieci anni non vengono espletati i concorsi per medici ed infermieri per cui la situazione assistenziale nelle Unità operative e nei servizi si è abbassata tanto da non poter consentire, in alcuni casi, i livelli essenziali di assistenza. Nel pronto soccorso, poi, per coprire i turni, si è ricorso all’utilizzo di medici di guardia medica senza una adeguata esperienza per quanto concerne l’emergenza».

In questa situazione si arriva a «realizzare sul nosocomio di Vibo il disegno malevolo che lo voleva contenitore di una realtà più ampia mai decollata, e che trova nella struttura universitaria di Germaneto il punto di arrivo di una emigrazione sanitaria intraregionale per servizi spesso disponibili solo dal lunedì al venerdì, ed in alcuni reparti dal martedì al venerdì. Vibo ma anche Lamezia – scrivono ancora i primari – diventa quindi nella mente della struttura commissariale il serbatoio da cui attingere per riempire una struttura vuota come quella di Germaneto che è stata per anni, fatta salva la pace di pochi, disponibile per appuntamento, essendo una struttura non attrezzata per le acuzie».

Il decreto 30 ««lungi dal rappresentare il documento serio di riorganizzazione della sanità calabrese rappresenta un documento punitivo per alcuni, con l’interpretazione personalistica della legge che disattende in modo evidente il decreto 70/2015, stravolto, nel disegno degli ospedali “Spoke” in modo positivo per gli amici, ed in modo negativo per i nemici».

La richiesta è dunque la «sospensione dell’esecutività del decreto 30, e la conseguente nuova riorganizzazione della rete ospedaliera della Calabria sì da garantire ovunque identiche possibilità di assistenza per come garantito dal decreto numero 70».