giovedì,Agosto 18 2022

Omicidio Piperno a Nicotera: condanne confermate in Cassazione

Il giovane educatore ucciso e dato alle fiamme il 19 giugno 2018. Regge l’inchiesta condotta dai carabinieri con il coordinamento della Procura di Vibo

Omicidio Piperno a Nicotera: condanne confermate in Cassazione

Ezio Perfidio condannato a 30 anni di reclusione, 6 anni a Francesco Perfidio, entrambi di Nicotera. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi presentati dai difensori degli imputati confermando la sentenza della Corte d’Appello di Catanzaro del 5 febbraio 2021. Lo stesso verdetto era stato emesso in primo grado dal gup del Tribunale di Vibo Valentia, Tiziana Macrì, nel processo in abbreviato per l’omicidio di Stefano Piperno, il giovane educatore di Nicotera ucciso il 19 giugno 2018 con il cadavere ritrovato carbonizzato insieme all’auto nelle campagne di Comerconi. I difensori di parte civile erano rappresentati gli avvocati Nicodemo Gentile ed Antonio Cozza. Il rito abbreviato ha permesso agli imputati di godere di uno sconto di pena pari ad un terzo. Il verdetto di primo grado era arrivato il 21 novembre 2019. [Continua in basso]

Stefano Piperno

Secondo l’accusa, sarebbe stato Ezio Perfidio a sparare al coetaneo Stefano Piperno alcuni colpi di fucile. Il padre Francesco sarebbe stato invece presente al momento dell’omicidio. A queste conclusioni era giunta la Procura di Vibo Valentia (pm Filomena Aliberti) sulla scorta di un’indagine dei carabinieri del Nucleo operativo di Tropea (guidati all’epoca dal maggiore Dario Solito), del Nucleo investigativo di Vibo Valentia (guidati dal maggiore Valerio Palmieri), del Ris di Messina e della sezione “Crimini violenti” del Ros (diretti dal colonnello Paolo Vincenzone), che hanno ritenuto l’omicidio aggravato dai futili motivi. Il movente del delitto sarebbe da ricercare nelle pressanti richieste della vittima finalizzate ad ottenere dello stupefacente del tipo cocaina, pur avendo maturato debiti pregressi con gli aggressori. I Perfidio erano accusati dei reati di distruzione di cadavere, detenzione di armi oltre ad un’ipotesi aggravata di spaccio di sostanza stupefacente. A difendere gli imputati, l’avvocato Francesco Sabatino.

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