domenica,Ottobre 2 2022

Narcotraffico internazionale: anche un vibonese fra gli arrestati dell’operazione Hermano

Originario di San Calogero, risiede a Vibo Marina. In totale sono 21 gli arresti fra il Reggino ed il Nord Italia. La cocaina importata dal Perù e dall’Ecuador

Narcotraffico internazionale: anche un vibonese fra gli arrestati dell’operazione Hermano

C’è anche Antonio Ranieli, 71 anni, originario di San Calogero ma residente a Vibo Marina, fra gli indagati dell’operazione Hermano della Dda di Reggio Calabria che ha stroncato un traffico di droga tra la Piana di Gioia Tauro, Milano, Parma, Verona e Vicenza. L’organizzazione avrebbe gestito un fiorente traffico di stupefacente che, acquistato in Sud America e transitato in Spagna, veniva poi rivenduto su tutto il territorio nazionale. Agli indagati viene contestata anche l’aggravante della natura transnazionale del traffico di stupefacenti. Ad Antonio Ranieli – finito agli arresti domiciliari – viene contestato il reato di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. Si sarebbe messo a disposizione dell’organizzazione partecipando agli incontri finalizzati alle trattative con i peruviani per l’acquisto della cocaina, «suggerendo soluzioni per la risoluzione delle varie problematiche anche economiche ed a tal fine proponendosi anche come finanziatore». [Continua in basso]

In carcere:

  • Carmelo Bonfiglio classe ’80, Polistena
  • Rocco Camillò classe ’78, San Giorgio Morgeto
  • Antonio Pedullà classe ’86, Caraffa del Bianco
  • Diego Giovinazzo classe ’76 Polistena, residente a Verona
  • Mohamed Amin El Harkati classe ’89 residente in Spagna
  • Sanò Salvatore classe ’62, Polistena
  • Palmiro Cannatà classe ’60, Polistena
  • Stefano Marzano classe ’72 Locri, residente a Parma
  • Damiano Veneziano classe ’89 Catanzaro
  • Ai domiciliari:
  • Riccardo Ierace classe ’88, Cinquefrondi
  • Gioacchino Marco Molè classe ’92, Gioia Tauro
  • Antonio De Luca classe ’52, Caulonia
  • Antonio Zangari classe ’59, Sant’Agata del Bianco
  • Francesco Macrillò classe ’58, Isola Capo Rizzuto
  • Antonio Ranieli classe ’51, San Calogero, residente a Vibo Marina
  • Francesco La Cognata, classe ’78, residente provincia di Milano
  • Maurizio Scicchitani, classe ’67
  • Gino Carlo Melziade
  • Oscar Bruno Bacigalupo Lobaton
  • Donato Melziade
  • Endri Dalipaj 

Le indagini

L’operazione Hermano – fratello in spagnolo, come gli arrestati erano soliti chiamarsi fra loro – giunge ad esito di una complessa attività d’indagine condotta dai militari della Compagnia di Taurianova. In particolare, le investigazioni sono state avviate a seguito dell’arresto, nel dicembre 2017, di un soggetto originario di Polistena, per detenzione illecita di sostanze stupefacenti: durante un controllo di polizia, vennero rinvenuti, occultati a bordo dell’autovettura condotta dall’uomo 4 chili di infiorescenze di cannabis essiccate. Da lì, la scoperta dell’esistenza di una consorteria criminale ben organizzata, capace di gestire traffici illecito di marijuana, hashish e cocaina.

La cocaina dal Perù

Per quanto riguarda la cocaina importata dal Sud America, secondo quanto emerge dalle indagini, gli arrestati avrebbero goduto di rapporti privilegiati con produttori peruviani, grazie ai quali erano in grado di acquistare partite di droga a prezzi concorrenziali. [Continua in basso]

Gli ordini dal carcere

I carabinieri, indagando, sono riusciti a scoprire che il coordinamento delle attività veniva gestito anche dall’interno del carcere di Ivrea. Per il gip Sergi, l’episodio è «degno di un best set cinematografico hollywoodiano». In sostanza, «una banda di detenuti, per la maggior parte sudamericani divulgava disposizioni all’esterno su dove, come e quando commercializzare cocaina, oppure ordinava dosi della medesima sostanza stupefacente da introdurre nel carcere e, per finire, dava indicazioni sul traffico della droga da e per l’Ecuador. Il tutto mediante l’uso illegale di un telefono cellulare munito di regolare sim card».

I legami con la ‘ndrangheta

Alcuni indagati sono ritenuti vicini alla ‘ndrangheta. Altri, invece, stando all’inchiesta, erano in contatto con personaggi legati a clan calabresi come i Papalia, originari di Platì ma operanti a Milano, oppure affiliati alle famiglie Molé di Gioia Tauro, Cacciola-Grasso di Rosarno, Ierace di Cinquefrondi, Manno-Maiolo di Caulonia e Facchineri di Cittanova. Tra gli indagati, infatti, c’è Luigi Facchineri, 56 anni, di Cittanova ma residente ad Aosta, per il quale il gip ha rigettato l’arresto.

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