sabato,Luglio 20 2024

Feto morto, la responsabilità sarebbe del ginecologo curante

Per i consulenti nominati dalla Procura il comportamento dei medici dell’ospedale Jazzolino è stato corretto.

Feto morto, la responsabilità sarebbe del ginecologo curante

La morte endouterina del feto sarebbe riconducibile all’operato del ginecologo curante. A stabilirlo i consulenti nominati dalla Procura per verificare la correttezza dell’operato dei sanitari che ebbero in cura Elvira Marturano, 29 anni di San Calogero, durante il parto all’ospedale Jazzolino.

A seguito del decesso del feto la donna e il marito, rappresentati dall’avvocato Aldo Currà, si rivolsero alla Procura di Vibo Valentia che iscrisse nel registro degli indagati tre medici: i ginecologi Daniela Fusca e Rocco Fiasché e il sanitario in sevizio al pronto soccorso Francesco Tripodi. Nei loro confronti il reato ipotizzato è di procurato aborto.

Il medico legale Katiuscia Bisogni, l’anatomopatologo Santo Giovanni Lio e il ginecologo Michele Morelli hanno ritenuto corretto l’operato dei medici del nosocomio della città capoluogo di provincia dove Elvira Marturano, accompagnata dal marito Francesco Di Masi, arrivò il 26 dicembre scorso lamentando dolori addominali.

Al contrario, evidente sarebbe stata la responsabilità del ginecologo curante «poiché risultava necessario – a parere dei consulenti – attuare un protocollo di valutazione della prognosi fetale mediante esame doppler flussimetrico del feto e controlli ravvicinati della biometria.

Tale protocollo di valutazione come dettato dalle linee guida avrebbe indotto il medico ginecologo curante a instaurare un trattamento medico-farmacologico e in caso di mancata risposta al trattamento all’espletamento del parto in un’epoca anticipata rispetto al termine di gravidanza con la certezza della nascita di un feto vivo e vitale».

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