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Inchiesta Maestrale, la Dda: «Asp di Vibo condizionata in modo totale da criminalità organizzata e politica»

Per la Procura distrettuale ci si trova dinanzi ad evidenti condizionamenti nell'attività dell'Azienda sanitaria. Il concorso pilotato e il consenso chiesto da Vito Pitaro a Gregorio Coscarella. Cosa farà la Prefettura dinanzi all'indagine del procuratore Gratteri?

Inchiesta Maestrale, la Dda: «Asp di Vibo condizionata in modo totale da criminalità organizzata e politica»
La sede dell'Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia
Il procuratore Nicola Gratteri

Il quadro investigativo emerso consente di avere un chiaro panorama di cointeressenza dell’Asp di Vibo Valentia sia con la criminalità organizzata e sia con esponenti politici di vario livello. Tale cointeressenza di fatto condiziona in modo totale l’esercizio delle funzioni dell’ente che mediante i propri atti risponde a logiche criminali e politiche invece che perseguire l’interesse pubblico afferente la sanità”. E’ quanto scrive testualmente la Dda di Catanzaro con in testa il procuratore Nicola Gratteri ed i pm Antonio De Bernardo, Andrea Buzzelli e Annamaria Frustaci nell’inchiesta Maestrale-Carthago che dedica un apposito capitolo alla sanità vibonese così intitolato: “L’incidenza della criminalità organizzata nell’Asp di Vibo Valentia”.

“Le risultanze acquisite, suffragate dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, consentono di individuare specifici legami con i vari dirigenti medici da parte di esponenti politici e criminali”. La Dda individua quindi sette figure di spicco dell’Asp di Vibo Valentia che risponderebbero a “differenti strutture criminali”, con la “trasmigrazione degli equilibri criminali della provincia all’interno dell’Asp che ha visto il generarsi di specifici contrasti interni”.
Ed ancora: “L’attuale attività di indagine, mediante la ricostruzione dei retroscena relativi alla gestione degli appalti da parte dell’Asp di Vibo e la stretta correlazione con la criminalità organizzata ha offerto un punto di vista privilegiato ed attuale circa gli assetti dell’ente sanitario ed i più che evidenti condizionamenti”.
Il monitoraggio di Domenico Colloca di Mileto (già assessore a Mileto nell’amministrazione sciolta per infiltrazioni mafiose) ed i rapporti di quest’ultimo con Gregorio Coscarella, nipote del boss di San Gregorio d’Ippona Rosario Fiarè, hanno “consentito di portare alla luce le strette cointeressenze con Cesare Pasqua ed il sistema corruttivo costruito in relazione alle mense ospedaliere”. [Continua in basso]

L’alterazione dei concorsi all’Asp

La Dda di Catanzaro si concentra quindi sul concorso per cinque posti a tempo indeterminato per operatore socio sanitario (Oss) indetto dall’Asp di Vibo dove si è registrata “l’alterazione delle procedure concorsuali”. La circostanza che i concorsi indetti dall’Asp rispondano a specifiche logiche clientelari e politiche – rimarca la Dda – emerge in maniera dirompente dalle attività di intercettazioni afferenti il concorso. Domenico Colloca e Gregorio Coscarella hanno intrapreso una serie di azioni volte ad assicurarsi o l’affidamento diretto dell’appalto delle mense ospedaliere o la creazione di un bando di gara in cui i fossero condizioni contrattuali con vantaggi per l’azienda di Colloca. Tale azione – ricostruiscono i pm – veniva svolta avvalendosi di una serie di contatti politici ed orientati in prima istanza ad intercedere con il dott. Dominelli Domenico mediante Armando Mangone e Bruno Censore, ed in seconda istanza ad intercedere con il dottore Angelo Michele Miceli mediante Vito Pitaro”.
Armando Mangone (non indagato) era all’epoca il segretario cittadino del Pd di Mileto, figlio di Giuseppe Mangone, indicato quale esponente di rilievo della ‘ndrangheta di Mileto e tuttora detenuto per Rinascita Scott. I Mangone sono legati da rapporti di comparaggio anche alla famiglia Mesiano di Mileto finita ora al centro dell’inchiesta Maestrale.

Proprio all’indomani dell’incontro tra Vito Pitaro, Angelo Michele Miceli e Domenico Colloca, quest’ultimo incontrava Vincenzo Nicolaci raccontando i contenuti dell’incontro. Dall’intercettazione captata il 10 gennaio 2019 emergeva che Vito Pitaro e Angelo Michele Miceli avevano pilotato il concorso per cinque posti a tempo indeterminato per Oss del distretto sanitario di Vibo Valentia inserendo una dipendente della Dusman che precedentemente lavorava presso la cucina”.

Pitaro chiede il consenso a Coscarella

L’ex consigliere regionale Vito Pitaro

Ad avviso della Dda di Catanzaro, dalla conversazione “emerge che mediante l’intercessione di Vito Pitaro con Angelo Michele Miceli, una dipendente della Dussman che era impiegata nelle cucine è stata fatta assumere quale operatore socio sanitario. Ulteriormente rilevante – sottolineano i pm – è che Vito Pitaro ancor prima di intercedere si è cautelato di non infastidire Gregorio Coscarella, chiedendo a quest’ultimo il consenso per poter avviare tale intercessione”. Tale circostanza, ad avviso della Procura distrettuale, trova “ampio riscontro nelle parole intercettate di Gregorio Coscarella in cui quest’ultimo informa Colloca di aver ricevuto una richiesta da Vito Pitaro, Michelangelo Mirabello e Angelo Michele Miceli di poter fare una raccomandazione pesante ad una donna assunta in Dussman per farle vincere il concorso come operatore socio sanitario nel distretto di Vibo al fine di ottenere da tale persona un numero elevato di voti”. Domenico Colloca e Gregorio Coscarella sono stati arrestati per associazione mafiosa. Al momento i politici (oltre a Dominelli e Miceli) – ad eccezione di Cesare Pasqua – non risultano indagati. [Continua in basso]

La Prefettura di Vibo

La Prefettura e il nuovo prefetto Giovanni Paolo Grieco

Il nuovo prefetto di Vibo Valentia, Giovanni Paolo Grieco, si trova quindi subito dinanzi ad una “patata bollente”, con la Dda di Catanzaro che scrive a chiare lettere dei condizionamenti della criminalità organizzata nell’Azienda sanitaria provinciale. Spetterà proprio al prefetto, alla luce di quanto emerge dall’inchiesta Maestrale-Carthago, decidere se inviare una Commissione di accesso agli atti per accertare eventuali infiltrazioni mafiose o condizionamenti di vario natura all’interno dell’Asp, tenendo anche conto che nel processo Rinascita Scott e nella stessa inchiesta sono emersi molteplici riferimenti all’ingerenza della ‘ndrangheta all’interno dell’Azienda sanitaria provinciale e nell’ospedale di Vibo con collaboratori di giustizia che hanno fatto in aula i nomi di diversi medici presunti compiacenti (vedi dichiarazioni di Bartolomeo Arena e Andrea Mantella). Ricordiamo infine che l’allora Asl di Vibo Valentia era già stata sciolta una volta per infiltrazioni mafiose nel 2010 (con Commissione di acceso agli atti inviata dal prefetto Luisa Latella) e, stando a quanto emerge anche dall’ultima inchiesta della Dda di Catanzaro, la situazione da allora non sembra essere di molto cambiata se è vero com’è vero che la Procura di Nicola Gratteri arriva a scrivere testualmente nell’inchiesta Maestrale di “condizionamento totale” dell’Asp da parte della criminalità organizzata e della politica.

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