giovedì,Giugno 17 2021

Rinascita Scott, Mantella accusa in aula i medici che l’avrebbero favorito

Il collaboratore di giustizia, su domande del pm Frustaci, salva solo il dottore Consoli ed indica i sanitari dai quali dichiara che avrebbe avuto appoggio per non tornare in carcere

Rinascita Scott, Mantella accusa in aula i medici che l’avrebbero favorito
Il pm Annamaria Frustaci

False operazioni, attestazioni sanitarie e diagnosi con l’aiuto di diversi medici per non ritornare in carcere dove stava scontando una condanna per l’omicidio Manco. Il pm della Dda di Catanzaro Annamaria Frustaci, nel corso del maxiprocesso Rinascita Scott, ha prodotto al Tribunale collegiale di Vibo Valentia i manoscritti redatti di suo pugno da Andrea Mantella il quale – su esplicite domande del pubblico ministero – ha citato i nominativi dei medici che, nel corso degli anni, a suo dire l’avrebbero aiutato a non tornare in carcere. [Continua in basso]

Paolino Lo Bianco

A disposizione e funzionale al clan Lo Bianco, sia al ramo di Carmelo Piccinni, sia a quello di Carmelo Sicarro, c’era Antonino La Gamba, patron di Villa dei Gerani – ha dichiarato Mantella in udienza – mentre in ospedale a Vibo quasi tutti i dottori erano funzionali al clan Lo Bianco ed in particolare erano a disposizione il cardiologo Comito, l’ortopedico Michele Soriano e il dottore Zappia. Nel 2001 – ha continuato Mantella – vengo ricoverato all’ospedale di Vibo Valentia tramite Paolino Lo Bianco che era stato assunto proprio in ospedale e mi ha così sistemato tutta la situazione. Abbiamo finto un intervento al mio ginocchio e il dottore Soriano mi appoggiò ed aiutò ad essere ricoverato in ospedale dove – ha spiegato il collaboratore – facevo la spola fra i vari reparti e dove a Medicina generale avevo l’appoggio del dottore Francesco Miceli, ad Ortopedia di Michele Soriano, a Malattie infettive dei dottori Mimmo Corigliano e Bertucci, per le radiografie falsate c’era il dottore Bardari”. A questo punto della deposizione, il pubblico ministero Annamaria Frustaci ha quindi chiesto al collaboratore: “Ma tali dottori e medici sapevano lei chi fosse”? Secca la risposta di Andrea Mantella: “Questi sanitari sapevano chi ero, che ero detenuto per un omicidio ed ero uscito grazie ad un permesso premio e non volevo più rientrare in carcere a Roma, ma stare libero dentro l’ospedale dove facevo quello che volevo allo stesso modo di quanto ho fatto a Villa Verde”.

Andrea Mantella ha però tenuto a sottolineare la correttezza di altro medico dell’ospedale di Vibo: “Il più onesto è stato il dottore Mimmo Consoli perché nonostante per me sia intervenuto il mio capo Carmelo Lo Bianco, Piccinni, il dottore Consoli siccome è una persona perbene, per evitare problemi ha fatto le sue considerazioni e dopo un giorno – ha sottolineato il collaboratore – io me ne dovetti andare in altro reparto diverso dalla Neurologia”.
Nel luglio 2011, invece, Andrea Mantella si trovava ricoverato all’ospedale di Tropea. “Qui – ha dichiarato il collaboratore – avevo l’appoggio del dottore Rodolico, poi sindaco di Tropea, dell’urologo Alberto Ventrice e del dottore e primario Tripodi che era il genero dei Piromalli”. Da sottolineare che, allo stato, nessuno dei medici e dottori citati oggi in pubblica udienza da Andrea Mantella, ed i cui nominativi sono contenuti anche nel manoscritto redatto dallo stesso collaboratore e prodotto dal pm Annamaria Frustaci, risultano indagati.

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