giovedì,Ottobre 6 2022

Imponimento: l’esordio di Andrea Mantella nel processo e le alleanze criminali fra i clan

Il ruolo dei Bonavota, degli Anello-Fruci e lo scontro con i Cracolici. Il servizio di lavanderia nei villaggi degli Stillitani, i summit nelle Serre con il “Papa della ‘ndrangheta” Damiano Vallelunga ed un ingegnere della Provincia di Vibo

Imponimento: l’esordio di Andrea Mantella nel processo e le alleanze criminali fra i clan
Andrea Mantella

Esordio del collaboratore di giustizia, Andrea Mantella, nel processo Imponimento contro il clan Anello di Filadelfia. Un esame condotto – dinanzi al Tribunale collegiale di Lamezia Terme – dal pm della Dda di Catanzaro, Chiara Bonfadini. Facevo parte del clan Lo Bianco-Barba di Vibo Valentia sin dall’adolescenza e poi ho costituito un autonomo gruppo in città. Già da minorenne – ha ammesso Mantella – ho commesso degli omicidi per il clan Lo Bianco all’interno del quale ho raggiunto il grado ‘ndranghetistico del trequartino. Il mio capo era Carmelo Lo Bianco, detto “Piccinni”, e nella mia copiata del trequartino portavo nel 2002 il suo nominativo e quelli di Carmine Arena e Carmine Alvaro. I vertici del mio clan erano Carmelo Lo Bianco (Piccinni), Enzo Barba, Filippo Catania, Francesco Michelino Patania e Paolino Lo Bianco. Si trattava di un clan sottoposto ai Mancuso e che sulle estorsioni a Vibo versava dal 3 al 5 per cento ai Mancuso, cosa che a me non stava bene ed anche per questo ho fatto una scissione nel clan, forte della mia parentela con i Giampà di Lamezia Terme con i quali c’era un interscambio di killer. Nel mio gruppo scissionista c’erano Francesco Scrugli, Salvatore Morelli e i miei cugini Salvatore e Vincenzo Mantella. Il mio gruppo si è rafforzato quando ho commesso nel 2004 l’omicidio di Raffaele Cracolici che interessava ai Bonavota di Sant’Onofrio ed al gruppo Anello-Fruci di Filadelfia e Acconia di Curinga. Il mio gruppo si è alleato sia ai Bonavota che agli Emanuele delle Preserre ed anche ai Piscopisani, cioè a Rosario Battaglia, Fiorillo e Galati. Abbiamo avuto la benedizione di Damiano Vallelunga di Serra San Bruno che consideravamo come il Papa della ‘ndrangheta”. [Continua in basso]

L’alleanza con i Bonavota

Pasquale Bonavota

Andrea Mantella è quindi passato a spiegare la genesi dell’alleanza con i Bonavota. “Avevo un’amicizia storica con Vincenzo Bonavota ed alla sua morte sono diventati frequenti i miei incontri con i figli Pasquale, Nicola e Domenico Bonavota, ma anche con Francesco Fortuna che era il loro killer. Il capo dei Bonavota alla morte di Vincenzo Bonavota era Domenico Cugliari, detto Micu i Mela, zio dei fratelli Bonavota, mentre Pasquale Bonavota era il capo società ma stava a Roma curando gli aspetti finanziari del gruppo. Il capo dell’ala militare sul territorio della provincia di Vibo era Domenico Bonavota. Nel loro gruppo – ha dichiarato Mantella – c’erano anche Carlo Pezzo, Antonio Patania e Onofrio Barbieri. Quest’ultimo reperiva le auto rubate e veniva a sparare con noi, faceva attentati e danneggiamenti”.

Lo scontro con i Cracolici

Alfredo Cracolici

Secondo il collaborator di giustizia, lo scontro fra i Bonavota ed i Cracolici di Maierato e Filogaso, ma che estendevano il loro potere sino a San Nicola da Crissa, sarebbe sorto per via di alcune prepotenze poste in essere da Alfredo Cracolici, poi ucciso nel 2002. Alfredo Cracolici – ha raccontato Mantella – si sentiva forte in quanto era il luogotenente di Peppe Mancuso sul territorio di Maierato e Filogaso. Si sentiva talmente forte che è andato a rubare delle mucche alla mamma di Domenico Cugliari, detto Micu i Mela, arrivando a chiedergli il c.d. cavallo di ritorno, cioè denaro in cambio della restituzione. Sempre Alfredo Cracolici ha poi rubato un carro funebre dei Bonavota-Cugliari arrivando pure in questo caso a chiedere soldi per la sua restituzione. Questa è stata la scintilla che ha portato i Bonavota ad allearsi con il gruppo Anello-Fruci ed a creare una vera e propria fratellanza”. [Continua in basso]

Il “cartello” con i Piscopisani e la voglia di vendicare Scrugli

Francesco Scrugli

Sebbene detenuto, Andrea Mantella sarebbe stato informato in carcere delle dinamiche criminali successive all’omicidio del suo braccio-destro Francesco Scrugli. Ricevevo imbasciate in carcere da un certo Michele Ascone – ha ricordato Mantella – per conto di Rosario Battaglia il quale mi diceva di stare tranquillo perché Scrugli sarebbe stato vendicato. Pure io volevo vendicare Scrugli e sino all’aprile del 2016 sono stato saldamente alla guida del mio gruppo. Di quanto accadeva fuori venivo informato nel corso di colloqui nel carcere di Spoleto anche da mio zio Armando Mantella. Mio cugino Salvatore Mantella che il nostro gruppo si era unito a quello dei Piscopisani e c’era sempre l’alleanza nostra con i Bonavota e gli Anello-Fruci. Io mi fidavo ciecamente dei Bonavota – ha continuato Mantella – in quanto li ritenevo i più seri nella ‘ndrangheta. Era gente che non tradiva ed era capace di nascondere a Sant’Onofrio ben due latitanti rivale di San luca nello stesso periodo. I Bonavota avevano rapporti pure con i Iannazzo di Sambiase attraverso Tonino Davoli. Non avevano buoni rapporti solo con i Mancuso e con i sangregoresi”.

Il ruolo di Salvatore Mantella

Il collaboratore di giustizia ha quindi svelato che il cugino Salvatore Mantella ha compiuto “un omicidio per mio conto che non è stato ancora svelato”, e quindi è tuttora omissato, mentre sempre Salvatore Mantella avrebbe “sparato pure a Lamezia Terme ed anche per conto dei Bonavota”. Un personaggio di spessore, dunque, Salvatore Mantella, il quale “aveva due lavanderie: una a Vena di Ionadi ed una a Portosalvo. Tale suo servizio di lavanderia è stato sponsorizzato da me insieme ai Bonavota per entrare a lavorare nei villaggi degli Stillitani. Sono stati i Bonavota – ha ricordato Andrea Mantella – ad intervenire sugli Anello-Fruci per far lavorare dentro i villaggi la ditta di Salvatore Mantella. Ricordo che in uno di questi villaggi c’era all’ingresso Francesco Michienzi che io ho conosciuto e sempre dentro il villaggio è stato ospitato il latitante Peppe De Stefano”. Mantella ha inoltre aggiunto che della costruzione dei villaggi degli Stillitani, in particolare del Club Med, se ne sono occupate le ditte di “Nazzareno Guastalegname e quella di Franco Barba al pari del costruendo centro commerciale all’uscita di Pizzo”. [Continua in basso]

I summit con Vallelunga ed un tecnico della Provincia di Vibo

Andrea Mantella è poi passato a ricordare le tante riunioni a Serra San Bruno alle quali ha partecipato in prima persona con personaggi di primo piano della ‘ndrangheta. Oltre a Damiano Vallelunga, ricordo che hanno partecipato pure Rocco Cristello e Carmelo Novella”, poi entrambi uccisi in Lombardia – il primo originario di San Giovanni di Mileto, il secondo originario di Guardavalle – ed “anche un ingegnere della Provincia di Vibo che adesso è morto e – ha aggiunto Mantella – non mi ricordo il nome”. Un summit si sarebbe tenuto a Spadola, in un agriturismo, e sarebbe stato interrotto – secondo il ricordo di Mantella – dall’arrivo delle forze dell’ordine. Scopo della riunione sarebbe stato quello di avere il sostegno di Damiano Vallelunga per ridimensionare il potere dei Mancuso.

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