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Imponimento: per il giudice provato l’appoggio elettorale del clan Anello di Filadelfia al politico De Nisi

Le motivazioni della sentenza condannano il collaboratore Angotti ritenendolo pienamente credibile. Regge uno specifico capo di imputazione mosso per i voti raccolti dalla cosca per le comunali e le provinciali in cambio di denaro. «A chi non votava per De Nisi – ha raccontato il pentito – sparavamo nelle gambe o gli bruciavamo l’auto». Francesco De Nisi è oggi consigliere regionale e segretario regionale di Italia al Centro

Imponimento: per il giudice provato l’appoggio elettorale del clan Anello di Filadelfia al politico De Nisi
L'aula bunker di Lamezia Terme
Francesco De Nisi (non indagato)

Rischiano di avere anche pesanti ripercussioni politiche le motivazioni della sentenza per l’operazione Imponimento depositate dal gup distrettuale di Catanzaro Francesco Rinaldi. Il giudice dà infatti per provato il dirottamento dei voti del clan Anello di Filadelfia verso Francesco De Nisi, ex amministratore comunale di Filadelfia, ex consigliere provinciale di Vibo e poi presidente della Provincia con la Margherita (centrosinistra), attualmente consigliere regionale con il centrodestra, nonchè segretario regionale di “Italia al Centro”, la formazione politica che a livello nazionale fa capo al governatore della Liguria, Giovanni Toti, ed al senatore Gaetano Quagliariello. Il giudice ha infatti condannato a 4 anni di reclusione Giovanni Angotti, 52 anni, di Filadelfia, che rispondeva del reato di associazione mafiosa ed in particolare di essersi occupato – dal 2008 al 2010 (prima di collaborare con la giustizia) – per conto dell’organizzazione (clan Anello) «delle richieste estorsive e di far convogliare il sostegno elettorale ai candidati vicini alla consorteria, come è avvenuto in occasione dell’appoggio elettorale fornito a De Nisi Francesco alle elezioni provinciali del 2004 e del 2008”. Anche la Dda di Catanzaro aveva chiesto per Angotti la condanna a 4 anni. [Continua in basso]

Scrive il giudice in sentenza: «Non vi sono motivi per dubitare della credibilità soggettiva di Angotti Giovanni, in quanto egli ha spiegato in modo plausibile le ragioni e le motivazioni che lo hanno indotto ad intraprendere il percorso di collaborazione con la giustizia, rendendo dichiarazioni autoaccusatorie e ha reso, nelle diverse occasioni in cui è stato escusso, un racconto preciso, puntuale, costante e coerente con gli altri elementi acquisiti nel corso delle indagini. Inoltre il racconto di Angotti è stato ritenuto soggettivamente credibile ed oggettivamente attendibile in altri procedimenti».

Collaboratore di giustizia dal 12 marzo 2010, ha reso dichiarazioni sui politici in tre diversi verbali del 20 luglio 2010, 3 gennaio 2011 e 20 gennaio 2016. Sposandosi nel 1991 con una donna di Filadelfia, Angotti secondo la sentenza è entrato a far parte già in tale anno del clan guidato dai fratelli Rocco e Tommaso Anello occupandosi inizialmente delle estorsioni.
«La cosca Anello – si legge in sentenza inoltre si era occupata dell’acquisizione di voti, in occasione delle competizioni elettorali, a favore di De Nisi Francesco, anche con intimidazioni (mediante percosse, uso di armi, danneggiamento dei veicoli mediante incendio) e con la consegna di denaro agli elettori, ottenendo a favore di De Nisi l’elezione quale sindaco di Filadelfia.
Di ciò si è occupato anche lo stesso Angotti – scrive il giudice in sentenza – il quale ha spiegato che nella circostanza in alcune occasioni sono state consegnate agli elettori schede elettorali già compilate. In seguito – continua la sentenza – Angotti ha riferito che il sostegno elettorale è stato garantito dalla cosca allo stesso De Nisi Francesco e a Carchedi Marcello anche in occasione delle elezioni regionali e provinciali nelle quali De Nisi ha ottenuto numerosi consensi elettorali». Il giudice riporta poi in sentenza le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia, Giovanni Angotti, il 28 settembre 2018 nel corso del quale ha riferito «dell’appoggio fornito dalla consorteria in favore di De Nisi Francesco – che il collaboratore riconosce in foto – in occasione di diverse competizioni elettorali. In particolare l’Angotti affermava che De Nisi erogava somme di denaro prevalentemente ad Anello Tommaso, il quale successivamente le ripartiva agli affiliati».

Rocco Anello (condannato a 20 anni) e Tommaso Anello (in ordinario)

«Il clan Anello ha avuto un ruolo sull’andamento di competizioni elettorali. In particolare ricordo che De Nisi Francesco in più occasioni ha richiesto agli Anello aiuto per ottenere un maggior numero di voti. Ricordo che questo De Nisi versava delle somme di denaro direttamente a Tommaso Anello (prevalentemente perché Rocco era spesso in carcere), e questi le redistribuiva tra noi affiliati, me compreso, con il compito di raccogliere voti in suo favore utilizzando parte del denaro ricevuto. Ad esempio io potevo ricevere 1.000 euro e convincere qualche persona a votare De Nisi consegnando 50-100 euro ovvero ricorrendo alla violenza e quindi percuotendo, ovvero sparando nelle gambe alle persone che non intendevano votare per De Nisi, ovvero bruciando loro la macchina. Ricordo anche che lasciavamo a queste persone una scheda con il segno sulla preferenza indicata. Nello specifico ciò è avvenuto sia alle due elezioni comunali all’esito delle quali il De Nisi è diventato sindaco di Filadelfia. In una prima occasione il De Nisi aveva perso contro tale Francesco La Gala, non avendo in quel caso l’accordo con gli Anello».

Il pm Antonio De Bernardo ed il procuratore Nicola Gratteri

La sentenza continua riportando ancora le dichiarazioni del collaboratore Angotti. «In occasione delle comunali ci fu indicata – ha dichiarato il collaboratore – anche la preferenza del consigliere Carchedi Vincenzo. Lo stesso discorso fu fatto in occasione delle elezioni provinciali in cui il De Nisi era candidato consigliere in appoggio al candidato presidente Bruni ed infine nel 2008 quando il De Nisi si candidò direttamente alla presidenza della Provincia di Vibo». 
Da precisare che sia De Nisi che Carchedi non risultano indagati. Nelle motivazioni del giudice, inoltre, si legge in altro passaggio che «in sede di interrogatorio reso il 3 gennaio 2011 Angotti Giovanni ha riferito che in occasione delle elezioni provinciali del 2008 la cosca aveva appoggiato Faraone Domenico (da intendersi Fraone Domenico – scrive il giudice), ovvero che questi aveva pagato gli Anello affinchè raccogliessero voti per lui».

Anche alla luce di tali dichiarazioni, per il giudice è provata la penale responsabilità di Giovanni Angotti per il delitto di partecipazione all’associazione di stampo mafioso relativa alla cosca Anello-Fruci. La condotta dell’imputato – formulazione di richieste estorsive, riscossione del denaro presso le vittime, acquisizione di voti e consensi elettorali mediante minacce – integra indubbiamente il delitto di partecipazione all’associazione mafiosa, commessa con riferimento alla cosca Anello-Fruci sino al 2008 in quanto tale comportamento attesta una stabile messa a disposizione di Angotti a favore del sodalizio di riferimento».
Da ricordare che quando scattò nel luglio di due anni fa l’operazione Imponimento e vennero pubblicate le dichiarazioni e le accuse rivolte ad Angotti, Francesco De Nisi inoltrò agli organi di stampa un comunicato dichiarandosi estraneo a qualunque fatto e di non aver chiesto voti al clan Anello. Le motivazioni della sentenza di primo grado vergate dal giudice distrettuale di Catanzaro, Francesco Rinaldi, che ha condannato il collaboratore Angotti anche per tali contestazioni ritenendolo credibile, dicono diversamente.

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