Bar “L’ormeggio” a Vibo Marina, il Tar dà torto al Comune

Il presidente del Tribunale emette un decreto che sospende la chiusura disposta dagli uffici di Palazzo Razza. E la società ora è pronta a chiedere i danni. L’avvocato Pasquino: «Salvaguardata un’attività che dà lavoro a tante persone»

Il presidente del Tribunale emette un decreto che sospende la chiusura disposta dagli uffici di Palazzo Razza. E la società ora è pronta a chiedere i danni. L’avvocato Pasquino: «Salvaguardata un’attività che dà lavoro a tante persone»

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Il bar L'ormeggio a Vibo Marina

La questione era finita davanti al Tar. Ed ora il Tar si è pronunciato dando ragione ai ricorrenti e torto al Comune di Vibo Valentia. Il presidente del Tribunale amministrativo di Catanzaro, con proprio decreto del 6 agosto, ha infatti sospeso la chiusura del wine bar L’ormeggio di Vibo Marina che era stata disposta dal Comune, su sollecitazione della Capitaneria, per una presunta occupazione senza titolo di suolo demaniale. La dirigente Adriana Teti aveva infatti disposto la chiusura del locale lamentando la mancanza dei certificati di agibilità e destinazione d’uso del locale. Provvedimento al quale si era subito opposta la Pintoger sas di Luciano De Pinto, tramite l’avvocato Giuseppe Pasquino. Il legale ha evidenziato che l’agibilità «è null’altro che una qualità intrinseca del bene, e certo non discende dalla titolarità del bene medesimo, alla luce anche del fatto che legittimato al rilascio del relativo certificato è non solo il proprietario del bene ma chiunque abbia presentato una Segnalazione certificata di inizio attività, nella specie costituita dalla Scia di subingresso nella gestione del wine bar, presentata appunto dal De Pinto». Tanto più, aggiunge Pasquino, che «la stessa Capitaneria nonostante la pretesa occupazione illegittima non solo non aveva mai agito per lo sgombero e la riconsegna dei locali ma addirittura aveva chiesto il pagamento dell’indennità di occupazione finalizzata al “mantenimento di un manufatto in muratura costruito da tre elevazioni fuori terra ed adibito a civile abitazione ed esercizio commerciale”, dunque legittimandone l’occupazione». 

La Pintoger è ora pronta a chiedere i danni al Comune, tenuto conto, spiega l’avvocato, «dell’azione addirittura persecutoria operata nei confronti del De Pinto, il quale era riuscito ad ottenere la revoca di una precedente chiusura del locale, operata dal Comune nel mese di gennaio scorso, proprio attraverso la Scia di agibilità, adesso revocata su sollecitazione della Capitaneria». Senza esito anche la richiesta al Comune di attendere l’udienza di sospensiva (fissata per l’11 settembre) prima di eseguire il provvedimento. Da qui la necessità del ricorso in via d’urgenza con la richiesta che il provvedimento venisse emesso dal presidente del Tar, «che col decreto citato – conclude il legale – accoglieva l’istanza, evitando che il pubblico locale, come preteso da Comune e Capitaneria, venisse chiuso nel clou della stagione estiva, mettendo sul lastrico un’intera famiglia e ben quattro dipendenti che, altrimenti, la società Pintoger sarebbe stata costretta a licenziare».

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