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Inchiesta Maestrale: l’Asp di Vibo al centro di uno scambio elettorale tra politici e criminalità

La Dda: «Azienda sanitaria al servizio della criminalità organizzata e di alcune correnti politiche». Lo scontro del Pd con Cesare Pasqua e la cena tra dirigenti sanitari, autisti, esponenti della politica nazionale, regionale e provinciale

Inchiesta Maestrale: l’Asp di Vibo al centro di uno scambio elettorale tra politici e criminalità

Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia e infiltrazioni mafiose. Se ne occupa diffusamente l’inchiesta Maestrale-Carthago della Dda di Catanzaro che mette in rilievo le diverse e gravi criticità emerse nel corso delle indagini. Oltre alla gestione dell’appalto delle “mense ospedaliere, alle attività ispettive, ai concorsi per operatori socio sanitari ed ai patti corruttivi intrapresi da alcuni dirigenti dell’Asp”, ad avviso della Dda le diverse vicende vanno tutte concatenate “in un articolato sistema di scambio elettorale volto sia al collocamento ai vertici dell’Azienda di personaggi appartenenti al medesimo circuito, sia all’ottenimento di un bacino di voti quale unità di scambio delle concessioni e degli atti d’ufficio adottati dai dirigenti”.

Asp di Vibo in mano a criminalità e politica

Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia unite a delle rilevanti acquisizioni intercettive consentono così agli inquirenti di tracciare la strettissima interconnessione di una serie di dirigenti sanitari con la criminalità organizzata, ottenendo una chiara dimostrazione di come l’Azienda sanitaria provinciale – sottolinea la Procura distrettuale – rappresenti al suo interno differenti esponenti criminali e politici, che tramutano l’ente sanitario, ed i relativi poteri a lui affidati, in un mero strumento al servizio della criminalità organizzata e di alcune correnti politiche”. È difatti emerso che alcuni dirigenti sanitari, mediante “concorsi, appalti, ispezioni e nomine interne rispondano a degli specifici interessi criminali e politici ben lontani dalla necessaria imparzialità nell’esercizio di tali funzioni”.

La cena tra politici e sanitari

Michele Mirabello e Bruno Censore

In tale scenario, per la Dda di Catanzaro l’allora dirigente dell’Asp Cesare Pasqua (indagato nell’inchiesta Maestrale) sarebbe “legato a Luigi Mancuso ed al locale di Limbadi”, mentre il direttore sanitario dell’Asp Angelo Michele Miceli – ad avviso degli inquirenti – risultava “strettamente dipendente da Bruno Cesnore e Michele Mirabello”, all’epoca rispettivamente deputato del Pd e consigliere regionale dello stesso partito. Importanti riscontri da tale assunto – spiega la Dda – provenivano da una cena”, monitorata dagli investigatori, a cui nel 2018 prendevano parte Angelo Michele Miceli, direttore sanitario dell’Asp, Michele Mirabello (all’epoca presidente della Commissione Sanità della Regione), Bruno Censore (deputato del Pd), Vincenzo Insardà (all’epoca segretario provinciale del Pd vibonese), Bianca Tropepi (all’epoca consigliere di maggioranza del Comune di Polistena), Anna Maria Rizzo e Benito Monteleone, quest’ultimo definito dalla Dda come “braccio destro ed autista dell’on. Bruno Censore”.

L’argomento della cena

Michelangelo Miceli e Angela Caligiuri
Angelo Michele Miceli e Angela Caligiuri

In tale cena, ad avviso della Procura distrettuale diretta dal procuratore Nicola Gratteri, emerge “un allarmante quadro che vede le scelte operate all’interno dell’Asp strettamente connesse ad una logica clientelare e nettamente schierata con la frangia politica di cui Angelo Michele Miceli è interlocutore e strettamente dipendente. Procedendo nel dettaglio, la cena prende inizio con il direttore sanitario Angelo Michele Miceli che spiega ai soggetti di cui sopra di aver rimosso dall’incarico il vecchio responsabile del reparto di Ortopedia dell’ospedale di Vibo in favore della dottoressa Maria Grazia Grillo, riferendo altresì che quest’ultima è molto più capace di chi ricopriva precedentemente quell’incarico. Proseguendo Miceli informa i presenti dei problemi generati dalla chiusura dei punti cottura per i nosocomi di Vibo Valentia, Tropea e Serra San Bruno, riferendo però di essere riuscito a garantire i pasti ai degenti, proprio attraverso l’utilizzo dei punti cottura della società di Domenico Colloca” ovvero di un soggetto che all’epoca (2018) figurava quale imprenditore dichiarato fallito nel 2001, nonché ex assessore di un’amministrazione – quella di Miletosciolta nel 2012 per infiltrazioni mafiose e con ricorsi a Tar e Consiglio di Stato firmati anche dallo stesso Colloca e persi dinanzi ai giudici amministrativi. Oggi Domenico Colloca risulta tra gli arrestati dell’operazione Maestrale-Carthago con l’accusa di associazione mafiosa.

La cena e i dissapori con Pasqua

Gianfranco Ferrante

Nel corso della cena, Angelo Michele Miceli avrebbe quindi informato i presenti dello “scontro sorto in direzione sanitaria tra Cesare Pasqua, Angelo Michele Miceli e la dott.ssa Angela Caligiuri, quest’ultima direttore generale dell’Asp. La natura del dissidio nasce da un esposto pervenuto sul conto di Pasqua, trattato congiuntamente da Miceli e Caligiuri. Tale esposto veniva inoltrato al dirigente dell’ufficio risorse umane, al direttore amministrativo, al direttore contabile e successivamente all’ufficio personale che provvedeva a sospendere Pasqua bloccandogli anche lo stipendio. Quest’ultimo ufficio – ricostruisce la Dda – a distanza di un mese, dava un parere totalmente opposto a quanto emesso in precedenza reintegrando Pasqua il quale, ben consapevole di arrecare un danno non indifferente all’azienda sanitaria, procedeva alla chiusura dei punti cottura, al fine di agevolare Gianfranco Ferrante” ovvero l’imprenditore di Vibo Valentia arrestato poi nel dicembre 2019 in Rinascita Scott per associazione mafiosa quale “partecipe del locale di ‘ndrangheta di Limbadi e sodale di fiducia di Luigi Mancuso”.  

I rimproveri di Mirabello e Monteleone a Miceli

Cesare Pasqua

Nel corso della cena, Angelo Michele Miceli “tratta con Mirabello, Censore e Monteleone la situazione delle nomine direttive all’interno dell’Asp di Vibo. La discussione prosegue sull’ordine di sospensione e successivo reintegro della figura direttiva di Cesare Pasqua, suscitando forti malumori da parte di Censore, Monteleone e Mirabello ed è proprio quest’ultimo – ricostruisce la Dda – che redarguisce pesantemente Miceli riferendogli che sapevano che estromettere Pasqua era impossibile e pertanto bisognava operare diversamente”. In tale frangente sarebbe quindi intervenuto Benito Monteleone il quale “riferisce che il comportamento tenuto dallo stesso Miceli e dalla Caligiuri è stata una grave mancanza di rispetto nei confronti di Mario Oliverio (all’epoca presidente della Regione), dell’onorevole Franco Pacenza (consulente all’epoca della giunta regionale), di Mirabello, di Nicola Adamo e di Censore, poiché non hanno informato tempestivamente i suddetti sugli ordini di servizio e sulle azioni che stavano predisponendo nei confronti di Pasqua”.

Le conclusioni della Dda

Il pm De Bernardo ed il procuratore Gratteri

Per la Procura distrettuale di Catanzaro ci si trova, innanzitutto, dinanzi ad “un’anomala dipendenza del direttore sanitario Angelo Michele Miceli da Bruno Censore e Michelangelo Mirabello”, mentre il prosieguo delle conversazioni intercettate chiariscono “le motivazioni poste alla base di tale reazione, che prendono corpo dal timore dei politici Mirabello e Censore che tali atti poco efficaci contro Cesare Pasqua possano nuocere alla successiva campagna elettorale”. Per gli inquirenti, quindi, “appare evidente che le acquisizioni facciano emergere un’avversione nei confronti di Cesare Pasqua, nella consapevolezza che quest’ultimoper via dei suoi legaminon può essere allontanato con i classici strumenti amministrativi (sospensione, licenziamento, etc), bensì può essere allontanato con una apposita strategia (non disvelata dai conversanti). Tale avversione affonda le radici in questioni politiche che vedono Cesare Pasqua dapprima candidato in prima persona, e poi mediante il figlio Vincenzo Pasqua”; i partecipanti alla cena non risultano allo stato indagati nell’inchiesta Maestrale, mentre a carico di Cesare Pasqua è stata formulata l’ipotesi di reato di concorso esterno in associazione mafiosa, abuso d’ufficio con l’aggravante mafiosa e scambio elettorale politico-mafioso per i voti al figlio Vincenzo (non indagato), candidato al Consiglio regionale.

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