Strade colabrodo nelle Serre, arriva l’esposto del comitato “Indignati speciali”

In un dettagliato documento i cittadini di Fabrizia scrivono a tutti gli enti e le istituzioni: dal ministero al prefetto, dal procuratore ai sindaci: «Isolati dal mondo, chiudono le attività, viviamo lo spopolamento, il nostro paese sta morendo. Si intervenga subito»

In un dettagliato documento i cittadini di Fabrizia scrivono a tutti gli enti e le istituzioni: dal ministero al prefetto, dal procuratore ai sindaci: «Isolati dal mondo, chiudono le attività, viviamo lo spopolamento, il nostro paese sta morendo. Si intervenga subito»

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Dalle parole ai fatti. Il comitato di cittadini “Indignati speciali” di Fabrizia ha presentato un esposto a tutte le istituzioni per chiedere interventi immediati di ripristino delle strade che conducono al piccolo centro delle Serre ormai isolato dal resto del mondo a causa di una rete viaria che definire colabrodo è riduttivo. Nei giorni scorsi avevamo documentato la situazione e la rabbia dei componenti del comitato, guidato dal presidente Domenico Demasi, per lo stato di totale abbandono che ha gravi ripercussioni su ogni ambito: economico, lavorativo, sociale. Ora è arrivato l’esposto, che per cura espositiva e capacità analitica si configura come un vero e proprio breve trattato di storia e sociologia di Fabrizia, delle sue straordinarie potenzialità e delle sue terribili (odierne) condizioni. Il documento è indirizzato a prefetto, questore, procuratore e presidente della Provincia di Vibo Valentia; ed ancora al ministro delle Infrastrutture, al presidente della Regione, al presidente della Provincia di Reggio Calabria e al commissario del Parco delle Serre, oltre che ai sindaci di Fabrizia, Mongiana e Nardodipace.

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Il comitato, partendo dalla descrizione fisica del Comune di Fabrizia, ne specifica la posizione strategica, crocevia di quelle che un tempo erano le “rotte” commerciali dalla Locride e dal Catanzarese, oltre che dal Vibonese, sulla base di infrastrutture realizzate «dall’efficienza del Regno Borbonico prima e di qualche esponente lungimirante della vecchia politica dopo», che hanno portato in particolare alla costruzione della strada statale 501 che collega l’ex strada statale 110 (Pizzo-Monasterace Marina) con Marina di Gioiosa Jonica ed è attraversata, altresì, dalla strada provinciale 9, «che permette o, per meglio dire, permetteva il collegamento con il Comune di Laureana di Borrello ed inoltre ha rappresentato, per anni, l’unica via di comunicazione con lo svincolo autostradale di Rosarno». Grazie a queste strade «il territorio fabriziese, per un lungo periodo, è stato crocevia ed ambita meta di numerosi commercianti della costa jonica in primis, ma anche di quella tirrenica, oltre che di innumerevoli turisti e villeggianti», in un continuo interscambio sociale e culturale, «sfociato, per decenni, in una florida economia ed in un progressivo sviluppo della comunità in ogni suo ambito». Le “sciagure” hanno però inizio con l’istituzione della Provincia di Vibo Valentia, che ha portato nei fatti ad un «disinteresse istituzionale» ai danni del territorio, «dapprima latente  e col tempo via via sempre più crescente, fino a tradursi, di fatto, nella pressoché totale assenza di qualsivoglia significativo intervento nei settori di pertinenza dell’Ente Provincia, incluso, in primo luogo, il sistema viario».

«Il risultato è che oggi, dette strade (leggasi, più correttamente, mulattiere!), sono divenute ormai impercorribili, in quanto completamente disseminate non da buche, ma da veri e propri crateri», in pratica si è arrivati, «in due semplici parole», all’«isolamento totale», con conseguenze disastrose: «A Fabrizia è ripresa l’emigrazione di massa; chiudono le attività commerciali, artigianali e manifatturiere; non arrivano più turisti, né nel periodo estivo, né nei fine settimana invernali; soffrono le industrie boschive e di imbottigliamento acque oligominerali presenti sul territorio; non si hanno più i fondamentali diritti alla salute ed all’istruzione visto che le ambulanze non arrivano o arrivano in ritardo, i medici raggiungono con sempre crescente difficoltà la locale postazione di guardia festiva, prefestiva e notturna; l’Istituto comprensivo è a rischio soppressione, a causa del drastico calo della popolazione scolastica». In sostanza: «Fabrizia rischia di morire».

Da qui la richiesta agli organi in indirizzo «di voler adottare ogni provvedimento utile all’immediato ed integrale ripristino di tutte le strade di collegamento esistenti da e per Fabrizia; nel contempo, di voler avviare ogni processo funzionale alla progettazione e realizzazione di nuove, moderne ed efficienti infrastrutture stradali a scorrimento veloce, idonee a ridurre le distanze, sia tra le splendide e lussureggianti montagne delle Serre con il vicino Mar Jonio della Locride e, quindi, con la nuova Strada Statale 106 Jonica, sia con l’“eterna” realizzanda Trasversale delle Serre». Al prefetto di Vibo, in particolare, viene chiesto di farsi promotore di una conferenza dei servizi per «tracciare speditamente i percorsi da seguire per il raggiungimento degli indicati obiettivi»; mentre dalla Procura si auspica «un’efficace azione delle forze dell’ordine operanti sul territorio, al fine di prevenire il verificarsi di non “peregrine” ipotesi di reato nell’ambito della circolazione veicolare sulla disastrata rete stradale di Fabrizia e dintorni». Insomma, l’esasperazione è alle stelle. Per i cittadini di Fabrizia è arrivato il momento che la politica e le istituzioni facciano capire se stanno dalla parte del cittadino o dell’inerzia che fino ad oggi ha prodotto disastri.