“La libertà non ha Pizzo”, Libera guida la risposta civile al racket – Video

Iniziativa a sostegno della Cooper Poro Edile nella serata di ieri a Pizzo. Nei giorni scorsi l’azienda ha subito l’incendio di una trivella sul cantiere della nuova chiesa “Risurrezione di Gesù”

Iniziativa a sostegno della Cooper Poro Edile nella serata di ieri a Pizzo. Nei giorni scorsi l’azienda ha subito l’incendio di una trivella sul cantiere della nuova chiesa “Risurrezione di Gesù”

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L'iniziativa di Libera a Pizzo
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La voce di Antonio Pata è spezzata dalla commozione. L’amministratore della Cooper Poro parla davanti al cantiere di Pizzo, teatro, pochi giorni addietro, dell’attentato consumato nei confronti della sua cooperativa: una trivella incendiata, un danno all’azienda, un messaggio del racket. La soglia del cantiere – in una domenica sera di mezza estate – è gremita. Ci sono quadri e attivisti di Libera giunti da tutta la Calabria, ci sono i vertici del sindacato territoriale. C’è soprattutto il prefetto di Vibo Francesco Zito, che davanti alla recrudescenza della violenza mafiosa, mostra la sua presenza fisica al fianco degli imprenditori che – come lo stesso Antonio Pata, o Carmine Zappia – hanno deciso da che parte stare. E’ Giuseppe Borrello, coordinatore di Libera, ad animare la serata. A lui viene riconosciuto il merito di aver rilanciato e radicato l’azione dell’associazione di don Ciotti in ogni anfratto di una delle province più difficili d’Italia. Legge i messaggi di don Marcello Cozzi e di Nicola Morra, fa ascoltare quello di Tiberio Bentivoglio. Prova a spronare le coscienze. Un’azione sostenuta dal sindacato, sì, ma anche dai sindaci. Di Pizzo, Callipo, di Rombiolo, Petrolo, di Sant’Onofrio, Maragò. Un’iniziativa di testimonianza, importante, sì, ma non basta. Bisogna fare di più: bisogna andare avanti, non piegarsi, stimolare una ribellione collettiva alle mafie, una ribellione sostenuta da uno Stato credibile.

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