Scioglimento del Comune di Tropea, quel tuffo in mare con il genero del boss

L'ex assessore al Turismo partecipò in prima persona al tradizionale evento di Capodanno insieme ad un pregiudicato

L'ex assessore al Turismo partecipò in prima persona al tradizionale evento di Capodanno insieme ad un pregiudicato

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Il tuffo di Capodanno 2016 a Tropea. Sotto accusa l'edizione dell'anno precedente

Quando il sindaco pro-tempore di Tropea, Giuseppe Rodolico, nel gennaio del 2015, gli ritirò le deleghe in quanto con il suo agire avrebbe danneggiato “l’immagine della città”, Antonio Bretti si precipitò dal prefetto dell’epoca, Giovanni Bruno, per chiarire la sua posizione e protestare la sua “specchiata moralità”. 

Il fatto è che tra le cause dello scioglimento del consiglio comunale di Tropea per infiltrazioni della criminalità organizzata, rese note solo ieri mattina, il ministro dell’Interno Angelino Alfano inserisce nelle prima pagina della relazione proprio l’episodio all’origine della sua “caduta in disgrazia”. Stiamo parlando del fatale “Tuffo di Capodanno”. 

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Come da consuetudine, per salutare il nuovo anno, un gruppo di tropeani promuoveva il tradizionale bagno in mare. Tra questi vi era Francesco Zaccaro, persona attenzionata dalle forze di polizia e genero del boss di Tropea Tonino La Rosa. Lo stesso, per come riportato dagli inquirenti, avrebbe chiesto e ottenuto la presenza dell’assessore al Turismo Antonio Bretti che per dare risalto all’evento si attivò per fare riprendere il “gesto augurale” ad un’ignara troupe televisiva della Rai, pare “con il benestare del sindaco”. 

Resosi conto delle conseguenze negative del servizio televisivo, il primo cittadino provvide poi a “licenziare” in tronco Bretti. Tuttavia, si sarebbe deciso ad intervenire nei confronti dell’assessore “distratto” solo a seguito dell’avvio delle indagini da parte dei carabinieri della Stazione di Tropea. 

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“Le dichiarazioni rese dal sindaco e dagli altri componenti della Giunta nel corso delle audizioni disposte dalla commissione d’indagine evidenziano – si legge nella relazione del Governo – le superficiali modalità di gestione della cosa pubblica, atteso la presenza di un esponente della criminalità organizzata ad un evento pubblico allo scopo di dare un chiaro messaggio mediatico per dimostrare il dominio della locale cosca agli occhi del pubblico. La limitata estensione territoriale del comune e la sua contenuta dimensione demografica, elementi che favoriscono una capillare conoscenza delle dinamiche territoriali, avrebbero dovuto indurre coloro che rivestono cariche pubbliche ad esercitare un adeguato controllo sociale ed adottare non solo potenziali scelte politico-amministrative ma anche, per quanto attiene alla sfera relazionale, un’effettiva presa di distanza dalle locali organizzazioni criminali”. 

Insomma, è proprio il caso di dire che “galeotto” fu il “Tuffo di Capodanno”.