Don Dicarlo contro il vescovo: «Non è stato un padre ma un patrigno»

Il parroco spiega il perché è stata celebrata la festa di San Fortunato a Mileto nonostante il lutto per le vittime del terremoto

Il parroco spiega il perché è stata celebrata la festa di San Fortunato a Mileto nonostante il lutto per le vittime del terremoto

Informazione pubblicitaria
Don Mimmo Dicarlo

«Sono amareggiato per quanto è successo, soprattutto perché alla luce di tutta questa vicenda il vescovo invece che un padre nei miei confronti si è rivelato un patrigno. Il presule, dato che viviamo praticamente sotto lo stesso tetto, anziché dire quelle cose che mi hanno ferito nella messa pontificale, avrebbe potuto benissimo convocarmi e dirmi di persona: “don Mimmo sospendi tutto, o al limite notificarmi questa sua decisione tramite lettera».

E’ questa la dichiarazione rilasciata da don Mimmo Dicarlo alla “Gazzetta del Sud”. Una posizione per certi aspetti clamorosa. Raramente un parroco replica a muso duro al suo diretto superiore. Ma don Dicarlo non ci sta a passare come una persona insensibile di fronte alle vittime del terremoto. La polemica è scoppiata allorquando il presule ha affermato pubblicamente che i festeggiamenti per San Fortunato in un periodo di lutto per le vittime del terremoto che ha colpito le popolazioni del Lazio e delle Marche erano inopportune. Dalle parole ai fatti, con il vescovo che non ha partecipato alla processione.

«Forse il vescovo non sapeva – ha affermato il sacerdote – che la serata chiamata in causa è stata dedicata a due ragazze della comunità affette da leucemia, Dorotea e Benedetta, ricoverate in ospedale. Con una di loro, abbiamo anche fatto una diretta con i cover dei Modà. Inoltre, l’incasso della serata è stato devoluto ai terremotati. E poi ci tengo a dire che la festa tanto contestata ha voluto soprattutto essere, in questo periodo di crisi e con tante persone delle nostre comunità che soffrono, un momento di amore e di affetto e non certo come ha detto il vescovo una fiera delle vanità».