sabato,Aprile 20 2024

Tentata estorsione: prescrizione in appello per ex presidente della Camera di Commercio di Vibo

L’assoluzione dall’aggravante mafiosa fa finire in prescrizione anche il contestato reato di tentata turbata libertà degli incanti. Stessa decisione pure per il fratello

Tentata estorsione: prescrizione in appello per ex presidente della Camera di Commercio di Vibo
La Corte d'Appello di Catanzaro

Finiscono in prescrizione i reati di tentata estorsione e tentata turbata libertà degli incanti contestati ad Antonio Catania, 54 anni anni, già presidente della Camera di Commercio di Vibo Valentia, ed al fratello Luca Catania, 47 anni, entrambi residenti a Vena di Ionadi. La Corte d’Appello di Catanzaro (presieduta dal giudice Giancarlo Bianchi) ha infatti riformato la sentenza emessa dal Tribunale collegiale di Vibo Valentia in primo grado con la quale il 23 dicembre 2018 i fratelli Antonio e Luca Catania erano stati condannati a 2 anni e 6 mesi ciascuno. La Corte d’Appello è arrivata alla sentenza di prescrizione dei reati contestati, previa esclusione delle aggravanti mafiose. Incassando l’assoluzione solo per tale aggravante, la Corte ha quindi dichiarato estinti per intervenuta prescrizione i reati di tentata estorsione e tentata turbata libertà degli incanti. I due imputati erano assistiti e difesi dall’avvocato Salvatore Sorbilli. L’accusa, sostenuta dalla Dda di Catanzaro, si basava su un impianto accusatorio costruito sulla base delle informative della Squadra Mobile di Vibo Valentia, sulle denunce e le dichiarazioni delle parti offese e sui verbali di sommarie informazioni testimoniali rese dalle persone a conoscenza dei fatti. I fratelli Catania erano accusati di aver evocato il possibile intervento di soggetti legati alla criminalità organizzata locale, sfruttando la vicinanza di alcuni componenti della famiglia Catania alla cosca Lo Bianco-Barba di Vibo Valentia, al fine di porre in essere la minaccia di gravi ritorsioni in occasione della partecipazione di A. M. ad un’asta giudiziaria nella procedura di vendita all’incanto dell’immobile sito a Vibo Valentia in piazza d’Armi, già appartenuto a Francesco Catania e Maria Rosa Messina. Tali gravi minacce, ad avviso della Dda, sarebbero state poste in essere per impedire l’aggiudicazione dell’immobile, allontanandone l’offerente così da conseguire un “indebito profitto derivante dal fatto che, successivamente, l’ulteriore ribasso del prezzo di vendita avrebbe consentito loro di rientrare in possesso dell’abitazione a condizioni economicamente più vantaggiose”.

Antonio Catania

Stando alla ricostruzione degli inquirenti, lo stesso curatore fallimentare avrebbe avvertito i coniugi A. M. e V. M. , interessati a partecipare all’asta per l’acquisto del bene, che si sarebbero potuti verificare degli “scontri fisici” con gli eredi dei defunti proprietari dell’immobile, cioè i fratelli Catania. Dopo che A. M. aveva versato l’acconto di diecimila euro per la partecipazione all’asta, secondo l’accusa Antonio Catania avrebbe invitato i coniugi a desistere dal proseguire nell’acquisto dell’immobile in quanto lui ed i fratelli erano interessati ad un acquisto ad un prezzo inferiore, che avrebbero ottenuto solo se le successive aste fossero andate deserte”. In più occasioni, stando al capo di imputazione, i fratelli Catania avrebbero detto o fatto pervenire “agli offerenti il messaggio che nessuno sarebbe mai entrato in possesso del loro appartamento”. In tale contesto, in occasione di “un incontro – aveva sostenuto la pubblica accusa – avvenuto nell’esercizio commerciale Store sito a Vibo Valentia su corso Vittorio Emanuele III, Antonio Catania, alla presenza dei fratelli”, rivolgendosi alla donna intenzionata ad acquistare l’immobile all’asta, avrebbe quindi detto…: “ a signora, innanzitutto non dovete avvicinarvi all’asta neanche se ve la regalano la casa. E poi quando avete visto l’asta deserta non dovevate immaginarvi che c’era la mafia in mezzo! Vi abbiamo voluto dire con modi garbati, altrimenti quella mattina vi prendevo dal corvettino e vi dicevo di andare da dove eravate venuti…. I fatti finiti al centro del processo coprivano un arco temporale che va dall’ottobre del 2014 al febbraio 2015 e da qui, cadendo in appello l’aggravante mafiosa, la dichiarazione di estinzione dei reati per intervenuta prescrizione. In primo grado, invece, gli imputati erano stati assolti dall’accusa di danneggiamento di quattro auto a mezzo incendio. Di mira era stata presa il 27 febbraio 2015 la Renault Clio Sw dei coniugi che intendevano acquistare l’immobile all’asta. L’incendio aveva finito per danneggiare anche altre tre auto parcheggiate vicino.
Antonio Catania, commerciante, nel maggio 2018 era divenuto il nuovo presidente della Camera di Commercio di Vibo Valentia, eletto dal Consiglio camerale dopo un periodo in cui è stato vice presidente reggente dell’ente camerale. Dopo la condanna di primo grado si era però dimesso. Fra le cariche ricoperte, anche quella di vice presidente di Confcommercio provinciale, nonché membro del Comitato di presidenza interprovinciale di Confcommercio Calabria. Al suo attivo anche il ruolo di referente per Confcommercio nazionale per il progetto “Piani nazionali per le città, riqualificazione dei centri urbani”.  Figurava anche quale membro della Commissione territoriale per l’immigrazione nell’ufficio territoriale di Governo (Prefettura) e membro della commissione di conciliazione dell’ufficio del Lavoro di Vibo. 

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