Inchiesta sui Parchi eolici, una condanna ed un’assoluzione

Il processo in abbreviato nato dall’operazione “Via col vento” registra la colpevolezza di un imprenditore vibonese e la caduta delle accuse per il titolare di un istituto di vigilanza di Vibo

Il processo in abbreviato nato dall’operazione “Via col vento” registra la colpevolezza di un imprenditore vibonese e la caduta delle accuse per il titolare di un istituto di vigilanza di Vibo

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Una condanna ed un’assoluzione. Questo il verdetto del gup del Tribunale di Reggio Calabria, Natalia Catena, al termine del processo con rito abbreviato nato dall’operazione antimafia denominata “Via col Vento” che mirava a far luce sugli affari attorno alla costruzione dei Parchi eolici. Alla pena di 11 anni e 4 mesi di reclusione, più diecimila euro di multa, è stato condannato l’imprenditore Giuseppe Evalto, 56 anni, nativo di Spilinga, ma residente a Pizzo Calabro. Assolto, invece, Domenico Fedele D’Agostino, 60 anni, nativo di Mileto, residente a Vibo Valentia, titolare dell’istituto di vigilanza “Hipponion Global Security Service”, difeso dagli avvocati Brunella Chiarello e Francesco Siclari. Nei confronti di Giuseppe Evalto, la Dda di Reggio Calabria aveva chiesto la condanna a 20 anni di reclusione, mentre 10 anni di carcere erano stati chiesti per Domenico D’Agostino. 

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Evalto è stato anche interdetto in perpetuo dai pubblici uffici e legalmente per la durata della pena. Dovrà altresì risarcire i danni alle parti civili (Regione, Provincia di Reggio, Comuni di San Lorenzo e Bagaladi, più alcune ditte aggiudicatarie dei lavori dei parchi eolici) e pagare le spese processuali. La ditta Autotrasporti F.E. srl è stata confiscata. Evalto rispondeva per alcune episodi estorsivi aggravati dal metodo mafioso (per singoli capi d’accusa è stato assolto). Secondo gli inquirenti, sarebbe stato l’imprenditore Giuseppe Evalto il riferimento del boss Pantaleone Mancuso, alias “Scapuni”, per rapportarsi con le grandi imprese che avevano ottenuto l’appalto per la costruzione dei parchi eolici. Evalto sarebbe stato contemporaneamente imprenditore e collettore degli interessi delle consorterie, rappresentando per l’accusa una figura “cerniera” in grado di relazionarsi con le due realtà – quella criminale e quella imprenditoriale – riuscendo ad imporre alle società impegnate nella realizzazione dei parchi eolici l’affidamento, a favore di ditte colluse o compiacenti, dei lavori collegati alla realizzazione delle opere.  [Continua dopo la pubblicità]

D’Agostino rispondeva, in concorso con Giuseppe Evalto  e ad Antonino Pavaglianiti, ritenuto un esponente dell’omonimo clan di San Lorenzo e Bagaladi, per i reati di concorso in estorsione e illecita concorrenza con minaccia e violenza. Reati aggravati dalle modalità mafiose. In particolare, secondo l’accusa Domenico D’Agostino sarebbe stato l’istigatore morale ed il beneficiario dell’affidamento della vigilanza armata nel Parco eolico di Piani di Lapa e Sant’Antonio “con orari e modalità non necessari”. Tale vigilanza sarebbe stata ottenuta – ad avviso della Dda di Reggio Calabria – dall’istituto di vigilanza “Hipponion Global Security Service” di D’Agostino Domenico, con sede a Vibo Valentia, attraverso atti di illecita concorrenza e con la minaccia implicita derivante dal carisma criminale di Paviglianiti ed Evalto, quest’ultimo ritenuto legato al clan Mancuso di Limbadi. Tale imposizione della vigilanza armata si sarebbe verificata nel maggio del 2012 fra Motta San Giovanni, Bagaladi e Montebello. Le accuse non hanno però retto al vaglio del giudice e D’Agostino è stato assolto con formula ampia “perchè il fatto non sussiste”. Già il Tribunale della Libertà, in accoglimento del ricorso degli avvocati Vincenzo Attisani e Brunella Chiarello, aveva lo scorso anno dichiarato l’insussistenza della gravità indiziaria così come sostenuta dai legali di D’Agostino, tanto che il Tdl aveva disposto l’immediata liberazione del titolare dell’istituto di vigilanza.    In foto dall’alto in basso: Giuseppe Evalto e Domenico D’Agostino 

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