‘Ndrangheta: aperto in Assise il processo “Miletos”. Attesi cento testimoni

I giudici ammettono accusa e difesa a citare in aula i propri testi nel processo sulla faida di Mileto
I giudici ammettono accusa e difesa a citare in aula i propri testi nel processo sulla faida di Mileto
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Si è aperto oggi dinanzi alla Corte d’Assise di Catanzaro il processo nato dall’operazione antimafia denominata “Miletos”. La Corte ha ammesso i testi di lista presentati dalla Dda di Catanzaro e dalla difesa degli imputati. Un processo che vedrà sfilare circa cento testimoni, fra quelli citati dall’accusa e quelli della difesa. Il pm Annamaria Frustaci ha poi annunciato il deposito di un elenco di intercettazioni ambientali e telefoniche da trascrivere. La prossima udienza, fissata per il 18 novembre, vedrà la deposizione in aula del maggiore dei carabinieri Valerio Palmieri del Nucleo Investigativo di Vibo, fra i principali investigatori che hanno formato l’informativa di reato relativa ai fatti al centro delle contestazioni del processo “Miletos”. Gli imputati sono: Giuseppe Corigliano, 81 anni, di Mileto (avvocato Aldo Currà); Francesco Mesiano, 46 anni, già condannato per l’omicidio del piccolo Nicolas Green (avvocati Michelangelo Miceli e Francesco Calabrese); Vincenzo Corso, 46 anni, di Mileto, cognato dei Mesiano (avvocati Giuseppe Monteleone e Gianfranco Giunta); Gaetano Elia, 52 anni, di Mileto (avvocati Franco Iannello e Francesco Muzzopappa); Giuseppe Ventrice, 42 anni, di Mileto (avvocati Giancarlo Pittelli e Michelangelo Miceli); Rocco Iannello, 43 anni, di Mileto (avvocati Giuseppe Di Renzo e Mario Santambrogio e Francesco Capria in sostituzione di Santambrogio). 

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Restano stralciate le posizioni di: Pasquale Pititto, 51 anni, di San Giovanni di Mileto (avvocati Francesco Sabatino e Giovanni Marafioti), Salvatore Pititto, 51 anni, di Mileto (avvocati Nicola Cantafora e Giuseppe Bagnato), Domenico Iannello, 42 anni, di Mileto (avvocato Salvatore Staiano), destinatari a dicembre dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari.    

L’omicidio di Angelo Antonio Corigliano viene attribuito a: Vincenzo Corso, Gaetano Elia, Domenico Iannello, Francesco Mesiano, Giuseppe Ventrice, Pasquale Pititto e Salvatore Pititto. L’omicidio di Giuseppe Mesiano viene invece contestato a: Giuseppe Corigliano che avrebbe agito in concorso con Angelo Antonio Corigliano (quest’ultimo poi ucciso il 20 agosto 2013). L’accusa di tentata estorsione ad un supermercato dei Corigliano con sede a Santa Domenica di Ricadi viene poi contestata a Francesco Mesiano, così come pure quella di minaccia. Reati aggravati dalle modalità mafiose. Francesco Mesiano e Rocco Iannello il 16 luglio del 2013 avrebbero quindi appiccato il fuoco a Mileto al portone di casa della famiglia Corigliano. Francesco Mesiano viene indicato come il mandante dell’incendio, Rocco Iannello sarebbe stato l’esecutore materiale. Il tutto quale “sanzione” per il rifiuto opposto da Angelo Antonio Corigliano (poi ucciso il 20 agosto 2013) di mettere in atto un danneggiamento all’esercizio commerciale di proprietà dei fratelli Corigliano, sito a Santa Domenica di Ricadi, al fine di costringere i titolari dell’attività commerciale a cedere alle loro richieste estorsive.  

L’omicidio di Angelo Antonio Corigliano, 30 anni, camionista di Calabrò (frazione di Mileto) è avvenuto il 20 agosto 2013 nella centralissima via Vittorio Emanuele a Mileto alle 15.30. La vittima è stata raggiunta da nove colpi di pistola calibro 9×21. Angelo Antonio Corigliano, emigrato per lavoro a Milano, si trovava alla guida di un’auto, una Fiat Punto di colore rosso, ed era da pochi giorni rientrato a Mileto per un periodo di ferie. Nel vano porta oggetti dell’auto, i carabinieri trovarono all’epoca una pistola calibro 7,65 con il colpo in canna che la vittima non ha fatto in tempo ad usare. Tale fatto di sangue è stata la risposta all’omicidio di Giuseppe Mesiano (18 luglio 2013), ucciso nella sua casetta di campagna intorno alle ore 19 in località “Pigno”.   

In seguito all’incendio del portone di casa da parte di Francesco Mesiano e Rocco Iannello, Giuseppe Corigliano in concorso con il figlio Angelo Antonio (poi ucciso il 20 agosto 2013) avrebbe quindi reagito uccidendo con sette colpi di pistola Giuseppe Mesiano il 17 agosto del 2013 Giuseppe Mesiano. L’accusa per Giuseppe Corigliano è quella di omicidio aggravato dalle modalità mafiose, oltre a quella di detenzione illegale e porto in luogo pubblico di un’arma da fuoco. Gaetano Elia e Giuseppe Ventrice devono poi rispondere del reato di favoreggiamento personale in quanto, dopo la commissione dell’omicidio di Giuseppe Mesiano, avrebbero di fatto aiutato gli autori del fatto di sangue ad eludere le investigazioni asportando le registrazioni contenute nel Dvr dell’impianto di videosorveglianza ubicato presso l’esercizio commerciale di Mileto in via Cultura numero 24 (che inquadrava il transito dei soggetti diretti verso la località Pigno presso l’abitazione della vittima). Successivamente avrebbero distrutto i filmati così acquisiti, omettendo di consegnarli ai carabinieri per consegnarli invece ai familiari di Giuseppe Mesiano che avrebbero programmato così la vendetta contro i Corigliano.

G. B.