Processo autobomba, nessun ente parte civile. Sara Scarpulla: «Lasciati soli» – Video

Ieri la prima udienza in Corte d’Assise a Catanzaro disertata da istituzioni e associazioni. L’amarezza dei genitori di Matteo Vinci: «Andremo avanti finché non avremo giustizia»
Ieri la prima udienza in Corte d’Assise a Catanzaro disertata da istituzioni e associazioni. L’amarezza dei genitori di Matteo Vinci: «Andremo avanti finché non avremo giustizia»
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Si è aperto in Corte d’Assise, ieri a Catanzaro, il processo sul barbaro omicidio di Matteo Vinci, il biologo di 42 anni dilaniato da un’autobomba il 9 aprile 2018 a Limbadi. Un dibattimento al quale, nonostante il grande clamore sul caso e le innumerevoli attestazioni di vicinanza ai genitori della vittima, nessun ente né associazione ha ritenuto di costituirsi parte civile. Un’assenza che i coniugi Vinci non hanno mancato di segnalare a margine dell’udienza dichiarando alla stampa tutta la loro amarezza. «Ci troviamo a combattere anche l’omertà da parte delle istituzioni – ha riferito Sara Scarpulla -. Come si pretende poi che i cittadini denuncino ed abbiamo fiducia. Noi andremo avanti lo stesso – ha aggiunto – finché non avremo giustizia per Matteo». Allo sconcerto dei Vinci si è unita anche la scrittrice Merilia Ciconte che polemicamente si è chiesta: «Dov’erano oggi le cosiddette istituzioni democratiche e le associazioni di antimafia da cerimonia? Nessuno si è costituito parte civile. Nessuno ha ritenuto di dover prendere posizione contro una delle cosche più potenti del territorio. Sara Scarpulla e Francesco Vinci continueranno la loro battaglia per avere verità e giustizia».

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Cinque gli imputati rinviati a giudizio nel processo. Si tratta di Rosaria Mancuso, 64 anni, del marito Domenico Di Grillo, 72 anni, delle loro figlie Rosina, 38 anni, e Lucia Di Grillo, 30 anni, e del marito di quest’ultima Vito Barbara, 28 anni. Contestato l’omicidio aggravato dalle modalità mafiose di Matteo Vinci ed il tentato omicidio del padre Francesco Vinci, nell’occasione rimasto gravemente ferito. Le contestazioni riguardano anche il tentato omicidio del solo Francesco Vinci (pestato brutalmente nell’ottobre 2017) e la detenzione di diverse armi da fuoco. Nel corso della prima udienza i giudici hanno disposto accertamenti sanitari su Domenico Di Grillo che, secondo la difesa, sarebbe impossibilitato a seguire il processo in videoconferenza dal carcere campano nel quale è detenuto. Prossima udienza il 15 ottobre.