‘Ndrangheta: “Black money”, respinta la riunione dei due procedimenti – Video

La Corte d’Appello rigetta la richiesta avanzata da un difensore alla quale si è associata pure la Procura generale. Processi distinti, fra ordinario e abbreviato, per i due tronconi dell’operazione contro i Mancuso
La Corte d’Appello rigetta la richiesta avanzata da un difensore alla quale si è associata pure la Procura generale. Processi distinti, fra ordinario e abbreviato, per i due tronconi dell’operazione contro i Mancuso
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E’ stata rigettata dalla seconda sezione della Corte d’Appello di Catanzaro la riunione dei due tronconi del processo nato dall’operazione “Black money” contro il clan Mancuso. I giudici hanno infatti oggi respinto la richiesta avanzata dalla difesa dell’imputato Antonio Velardo alla quale nella scorsa udienza si era associata anche la Procura generale di Catanzaro che voleva la riunione del processo celebrato in primo grado con rito abbreviato con quello che si sta celebrando in appello ma che proviene da una sentenza di primo grado del Tribunale collegiale di Vibo e, quindi, celebrato con rito ordinario. Diversi logicamente gli imputati dei due distinti procedimenti penali, nati però dalla medesima operazione antimafia, ovvero quella denominata “Black money”, scattata nel marzo del 2013 con il coordinamento della Dda di Catanzaro. Agli ultimi interventi dei difensori degli imputati, in programma per oggi, seguirà quindi il 22 ottobre la replica della pubblica accusa e poi la Corte si ritirerà per emettere la sentenza. [Continua dopo la pubblicità]

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Sotto processo (rito ordinario) si trovano i seguenti imputati per i quali la pubblica accusa ha già formulato le seguenti richieste di condanna: Giovanni Mancuso, 29 anni (in primo grado è stato condannato a 9 anni); Agostino Papaianni di Coccorino, 23 anni e 8 mesi (in primo grado 7 anni e 8 mesi di reclusione); Antonio Mancuso (cl. 1938), 25 anni (5 anni in primo grado); Pantaleone Mancuso, detto “Scarpuni”, 18 anni (assolto in primo grado); Giuseppe Mancuso, 21 anni e 6 mesi di reclusione (1 anno e 6 mesi in primo grado); Leonardo Cuppari di Ricadi, 21 anni (5 anni in primo grado); Antonino Castagna di Ionadi, imprenditore, 16 anni (assolto in primo grado). Conferma della sentenza di primo grado la richiesta dell’accusa, invece, per le posizioni non appellate dalla Procura ma solamente dai difensori, vale a dire quelle di: Gaetano Muscia di Tropea, 7 anni di reclusione per usura ed estorsione; Damian Fialek, residente a Sant’Angelo di Drapia, 3 anni per usura ed estorsione; Antonio Velardo, immobiliarista napoletano, 4 anni per reati finanziari; Antonio Prestia, imprenditore di San Calogero, 5 anni e sei mesi; Nicola Angelo Castagna, prescrizione dopo esclusione delle aggravanti delle modalità mafiose

Il collegio di difesa è composto dagli avvocati: Armando Veneto, Francesco Stilo, Giovanni Vecchio, Sergio Rotundo, Giuseppe Di Renzo, Domenico Chindamo, Francesco Gambardella, Patrizio Cuppari, Aldo Labate, Nicola Cantafora, Francesco Sabatino, Michelangelo Miceli, Salvatore Staiano, Leopoldo Marchese, Antonio Porcelli, Gianfranco Giunta, Francesco Calabrese. Per le parti civili ci sono gli avvocati: Giovanna Fronte, Claudia Conidi, Giuseppe Lavigna, Domenico Talotta.

Il troncone con rito abbreviato, che procederà dunque separatamente, arriva invece in Corte d’Appello dopo un annullamento con rinvio deciso il 19 febbraio scorso dalla prima sezione penale della Cassazione. In tale procedimento sono imputati: Giovanni D’Aloi (cl. ’66), di Nicotera, ma residente a San Calogero, che era stato condannato nel precedente giudizio d’appello a 8 anni, 6 mesi e 20 giorni. Nei suoi confronti si è registrato un annullamento con rinvio per alcuni reati legati alle armi e quindi un rinvio ai giudici d’appello per la rideterminazione della pena essendogli invece stata confermata la responsabilità penale per il reato di associazione mafiosa; Antonio Pantano (cl. 57), nativo di San Calogero ma residente a Santa Maria di Ricadi, condannato in appello a 2 anni e 10 mesi per reati legati alle armi ma assolto dall’accusa di associazione mafiosa. Per lui dovrà dunque procedersi alla rideterminazione della pena; Ercole Palasciano (cl. ’61), commercialista di Catanzaro (condannato nel procedente giudizio d’appello a un anno e 4 mesi); Francesco L’Abbate (cl. ’76), avvocato di Reggio Calabria, che era stato condannato in appello a 6 mesi; 

Domenico Musarella (cl. ’75) di Campo Calabro, condannato in precedenza a 6 mesi in appello; Antonio Cuturello (cl. ’90), di Nicotera, condannato nel precedente giudizio d’appello a 5 anni e 6 mesi (annullamento con rinvio per il reato di associazione mafiosa e condannato per reati legati alle armi); Orazio Cicerone (cl. ’73) di Limbadi che in appello era stato condannato a 5 anni e 4 mesi (annullamento per rideterminare la pena). Nel troncone dell’abbreviato i difensori sono: Michelangelo Miceli, Sergio Rotundo, Leopoldo Marchese, Giuseppe Di Renzo, Giovanni Vecchio, Giuseppe Cosentino, Guido Contestabile, Francesco Muzzopappa, Francesco Calabrese, Aldo Labate, Francesco Gambardella, Franco Coppi, Giancarlo Pittelli, Salvatore Staiano, Giangregorio De Pascalis, Alfredo Gaito, Massimo Krogh, Maria Claudia Conidi. 

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