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Lo spaccio di cocaina e i favori tra clan: «Zio Luigi (Mancuso) contrario alle porcherie ma per un amico…»

Le cosche e il traffico di droga al centro delle intercettazioni che hanno portato alla condanna a trent’anni del boss di Limbadi in Petrolmafie

Lo spaccio di cocaina e i favori tra clan: «Zio Luigi (Mancuso) contrario alle porcherie ma per un amico…»
Luigi Mancuso

Roba «pura fino al 30%». Costo, 37mila euro al chilo. «Roba buona» che sul mercato «cammina da sola» non come quella «porcheria» sintetica che si vende in giro.
Roba da trasportare con prudenza per eludere i controlli e l’attività degli agenti di polizia giudiziaria – «fate con due macchine…» – anche perché se si viene “beccati” il costo da pagare è salato: «Prendi 20 anni di galera, 30 anni di galera per ste porcherie».
La porcheria in questione, non ha dubbi il Tribunale di Vibo Valentia, è cocaina. Non viene nominata mai ma, secondo i giudici che, anche per traffico di stupefacenti, hanno condannato a 30 anni il boss di Limbadi Luigi Mancuso, è «inequivocabile» che si tratti della polvere bianca descritta in ogni sua caratteristica, compreso un accenno sulla natura «a scaglie», cioè allo stato grezzo, non ancora ridotta in polvere.

«A scaglie, quella cercano…».

Protagonisti dei dialoghi intercettati dagli investigatori sono Pasquale Gallone, considerato il braccio destro di Luigi Mancuso, condannato nel procedimento abbreviato Petrolmafie a sei anni di reclusione, e Lorenzo Polimeno, uomo della cosca De Stefano (condannato a otto anni e otto mesi nel processo Rinascita Scott). Implicato è anche Orazio De Stefano, boss dell’omonimo clan di Reggio Calabria (condannato a otto anni e otto mesi nel processo Rinascita Scott).
C’è da premettere che la posizione di Luigi Mancuso è stata stralciata dal maxi processo Rinascita ed è stata inserita nel processo Petrolmafie, considerato, da un punto di vista investigativo, una prosecuzione di Rinascita.

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Zio Luigi contrario alle «porcherie»… ma «per un amico»

Secondo l’accusa, Pasquale Gallone, autorizzato da Luigi Mancuso, avrebbe procurato a Polimeno un quantitativo imprecisato di cocaina su richiesta di Orazio De Stefano.
Le trattative sarebbero partite il 20 giugno 2016, data in cui Polimeno si reca a casa di Gallone che in quel periodo era sottoposto a intercettazione.
Polimeno è latore di «una ‘mbasciata per lo Zio», deve recuperare dello stupefacente per conto di un amico.
«E lui di queste cose qua… la verità… non ne ha mai voluto sapere, di queste porcherie… è stato sempre contrario…», gli sponde Gallone che nonostante anticipi che per lo Zio le droghe sono «porcherie» e che «è sempre stato contrario», si mostra aperto alla trattativa.
Anzi, specifica che in giro si trova «porcheria… tutta sintetica».
Ma a quella Polimeno non è interessato: «No, niente, allora siamo fuori».
«E… però, posso vedere… – lo placca Gallone – più o meno il pagamento?»
Subito prospetta la possibilità di reperire roba «buona, buona, buona […] pura fino al 30%»
I due si accordano: Gallone promette di parlare in serata con Luigi Mancuso, premette di essere «stato sempre contrario», però «per un amico…».

A Rosarno «è porcheria»

Polimeno accenna anche al fatto che presto si sarebbe recato a Reggio Calabria per trattare della questione anche con i rosarnesi ma Gallone glielo sconsiglia: «Lì è porcheria»
Gallone accenna di conoscere qualcuno a Gioia Tauro che in passato si era rivolto a loro per avviare un’attività di spaccio. La cosca avrebbe risposto di no – «voi quello che fate e non fate in queste cose qua non ne vogliamo sapere niente» – ma avevano trovato un’altra persona che ne aveva acquistata 20 chili: «… però intanto gliel’ho trovata una persona e gliene ha tolto venti chili».
Gallone promette che il giorno dopo avrebbe contattato questa persona per altri motivi e avrebbe fatto il favore a Polimeno.

Un impegno preso da Orazio De Stefano

«Però… di mattina… siccome ho un appuntamento per altri motivi là e glielo dico… se ce l’ha vi faccio il favore».
Polimeno precisa di riferire allo Zio che dell’impegno ne avrebbe risposto Orazio De Stefano in prima persona, il tutto sempre per poter aiutare l’amico in difficoltà affinché potesse lavorare in estate: «E lui mi ha detto devi dire allo Zio che dell’impegno che viene assunto ne risponde lui in prima persona, lui… come prima persona come impegno… che poi gli raccogliamo i soldi…».
Quello che preme a Polimeno è che lo Zio Luigi sia d’accordo nel trattare quel tipo di «frutto».
«Sì, no è… è stato sempre fuori… la verità… ci arrangiamo diversamente…», spiega Gallone, ribadendo che Mancuso di solito non fa quel tipo di trattative anche perché i rischi erano grossi – «Prendi 20 anni di galera, 30 anni di galera per ste porcherie» – tanto che un loro referente aveva preso 20 anni «da innocente». Ma per un amico si sarebbe impegnato: «Se c’è un amico… problemi non ne ha».

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La sostanza buona è quella «a scaglie»

Infine Gallone accenna al fatto che la sostanza buona è quella a scaglie – «buona, buona, buona, quella… mi diceva che è a scaglie» – e si preoccupa che i reggini stiano molto accorti e viaggino con due macchine: «Fate con due macchine […] state attenti su queste cose».
In seguito gli investigatori scoprono che Gallone incontrerà il nipote di Luigi Mancuso per chiedergli se fosse pronto a consegnare “la roba”, poiché l’indomani Polimeno si sarebbe recato da lui per prendere l’imbasciata, programmando una consegna di un chilo per verificare che il destinatario saldasse effettivamente i suoi debiti. La cifra concordata per un chilo era di 37mila euro.

«Accertata la penale responsabilità di Mancuso»

A inizio luglio vengono monitorati altri incontri tra Gallone e Polimeno. I due si sentono anche qualche tempo più tardi e Gallone aveva chiesto a Polimeno come fosse andata «quella cosa» e questi aveva replicato che si era «retta da sola», anche perché, come osservato dal suo interlocutore, in giro vi erano solo «porcherie».
«Come sta andando quella cosa?», domanda Gallone
«Quella regge da sola […] è una cosa che cammina da sola», è la risposta di Polimeno.
In più il 22 luglio 2016 era stato ripreso un incontro tra Lorenzo Polimeno e Luigi Mancuso a Joppolo quando costoro erano ripresi in compagnia di Pasquale Gallone e l’imprenditore Mario Artusa parlare sotto un albero di ulivo.
Anche se con una posizione defilata, i giudici del Tribunale di Vibo Valentia hanno ritenuto «accertata oltre ogni ragionevole dubbio la penale responsabilità» di Luigi Mancuso.

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