La bimba di un anno ferita a Piscopio e le nuove dichiarazioni di Mantella

Il collaboratore di giustizia fa riaprire il caso sulla mancata strage del febbraio 1993 e la "pioggia" di fuoco contro la famiglia di Giuseppe Cirianni
Il collaboratore di giustizia fa riaprire il caso sulla mancata strage del febbraio 1993 e la "pioggia" di fuoco contro la famiglia di Giuseppe Cirianni
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Permettono di riaprire le indagini anche su un fatto di sangue datato ma clamoroso per le modalità di esecuzione, le nuove dichiarazioni di Andrea Mantella, l’ex esponente di spicco del clan Lo Bianco di Vibo Valentia (poi a capo di un autonomo gruppo crtiminale) che dal 2016 ha deciso di “vuotare il sacco” passando fra le fila dei collaboratori di giustizia. E’ la sera del 20 febbraio 1993 quando ignoti killer entrano in azione a Piscopio ferendo gravemente a colpi di lupara in testa una bimba di appena un anno. [Continua dopo la pubblicità]

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Andrea Mantella

Volevano uccidere il padre – un pregiudicato ritenuto di “peso” a Piscopio – Giuseppe Cirianni, all’epoca trentaduenne. I sicari hanno sfiorato la strage, nascosti nel buio di un rudere pronti ad attendere il rientro della famiglia Cirianni a casa. Obiettivo primario Giuseppe Cirianni, all’epoca gommista e lavaggista, noto a carabinieri e polizia per un duplice omicidio. Per eliminarlo, i killer non si sono fatti scrupoli, sparando almeno dieci colpi di fucile contro la vittima designata ed i familiari innocenti. Rimasero feriti la moglie di Giuseppe Cirianni – Domenica Pannia, all’epoca 31enne -, la figlia di sette anni e l’altra figlia di appena un anno che si era addormentata in braccio alla madre. Ad operarla, i medici del reparto di Neurochirurgia dell’ospedale “Pugliese” di Catanzaro (dove era giunta dopo un primo ricovero all’ospedale di Vibo), con un delicatissimo e disperato intervento durato diverse ore. Un pallettone aveva infatti forato la testa della piccola, con effetti devastanti. Giuseppe Cirianni aveva lasciato l’abitazione di alcuni parenti intorno alle ore 22 del 20 febbraio 1993 per dirigersi a bordo di un’Audi 80 verso la propria abitazione, quando dinanzi al cancello di casa ad attenderlo vi erano almeno due sicari. Rimase ferito ad un braccio ed alla mandibola.

A distanza di quasi trent’anni, è ora Andrea Mantella a riaprire il caso. Nei verbali solo in parte ancora coperti ancora da segreto investigativo ha indicato agli inquirenti i nomi dei due soggetti che, secondo le sue conoscenze, aprirono il fuoco contro la famiglia Cirianni. “Sempre all’interno degli ambienti criminali di cui facevo parte, nonché dagli stessi Piscopisani – ha fatto mettere a verbale il collaboratore di giustizia – di cui ho parlato in precedenza, ho appreso anche chi aveva sparato a Peppe Cirianni tra la fine del 1992 e l’inizio del 1993. In quella circostanza – riferisce Mantella – durante l’azione di fuoco rimase gravemente ferita la figlia di Cirianni. Questa cosa mi fu riferita anche da Francesco Scrugli”, cioè il braccio-destro (nonché cognato) di Andrea Mantella, ucciso nel marzo del 2012 a Vibo Marina dal clan Patania di Stefanaconi. Uno dei sicari, infatti, avrebbe confidato proprio a Scrugli di aver sparato all’epoca contro Cirianni indicando pure il nome del secondo killer. Quanto basta agli inquirenti per tirare fuori dai cassetti vecchi fascicoli archiviati e riaprire il caso su un’azione di fuoco clamorosa che all’epoca finì su tutti i giornali nazionali.

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