sabato,Luglio 13 2024

’Ndrangheta, i contatti del clan Mancuso a Roma con un ex estremista di destra legato a Carminati e Mokbel

Sarebbe Roberto Macori il collante tra criminalità campana e calabrese per gli affari sui prodotti petroliferi nella Capitale. C’è un legame con l’inchiesta Petrolmafie

’Ndrangheta, i contatti del clan Mancuso a Roma con un ex estremista di destra legato a Carminati e Mokbel

«Maturato nell’estrema destra eversiva romana – è il profilo che ne fanno i magistrati – all’ombra di Massimo Carminati, è divenuto prima l’alter ego di Gennaro Mokbel per poi legarsi al Michele Senese». Roberto Macori è, per i magistrati della Dda di Roma, il jolly nei rapporti tra le mafie nella Capitale. I suoi presunti legami abbracciano camorra e ‘ndrangheta: i clan Mancuso e Morabito lo riterrebbero un punto di riferimenti per i loro affari sui prodotti petroliferi. L’inchiesta della Dda di Roma che ha svelato gli agganci delle mafie per riciclare montagne di denaro in riva al Tevere ha diversi legami con la Calabria. Vediamoli.

Una delle direttici porta ad Aprilia e, ancora prima, a Reggio Calabria. L’inchiesta della Dda capitolina, infatti, nasce da una costola dell’operazione Assedio che, nei giorni scorsi, ha svelato l’influenza delle organizzazioni criminali nell’Agro pontino. Il focus iniziale è sulla famiglia Gangemi: origini calabresi e radici ben piantate nel Lazio, dove Sergio (indagato) è finito più volte al centro delle cronache. In una recente inchiesta sarebbero emersi i suoi rapporti con il clan guidato da Patrizio Forniti di base ad Aprilia. Gangemi, in quel contesto, sarebbe stato il trait d’union con la ‘ndrangheta e avrebbe messo a disposizione le proprie risorse economiche per rafforzare il gruppo.

Stefano Gangemi, dal gotha della ‘ndrangheta ad Aprilia

Un passo indietro: parte della potenza economica di Gangemi sarebbe dovuta ai suoi legami con cosche storiche della ‘ndrangheta di Reggio Calabria, dove l’uomo è nato 50 anni fa. L’inchiesta Planning della Dda dello Stretto è una radiografia nel cuore del secondo livello della criminalità: punto d’incontro tra interessi mafiosi e imprenditoriali. Per i pm Stefano Musolino (oggi procuratore aggiunto) e Walter Ignazitto, «vi sono solidi e variegati rapporti che legano la famiglia Gangemi alle principali cosche originarie del quartiere cittadino Archi che rappresentano il gotha della ’Ndrangheta reggina». Queste ombre si stendono fino agli anni 90 e si allungano fino a sfiorare i clan De Stefano e Condello. Altri contatti, secondo quanto riferito dal pentito Enrico De Rosa, avvicinerebbero i Gangemi a un altro imprenditore vicino alla cosca Araniti.

La rete dei rapporti calabresi è fitta. A Roma si aggiungono nuovi nodi. Lo sottolineano i magistrati antimafia quando spiegano che le indagini dell’inchiesta Assedio all’inizio «hanno centrato il focus sull’esistenza di una complessa rete relazionale gravitante attorno alla famiglia Gangemi». Primo step: i rapporti tra la famiglia originaria di Reggio Calabria «e i fratelli Nicoletti; poi tra questi e Pasquale Lombardi; da qui la gestione “operativa” sul territori». Nicoletti, a Roma, non è un cognome qualsiasi: il contatto di Gangemi è con Tony, figlio di Enrico, cassiere della Banda della Magliana morto qualche anno fa.

Secondo il collaboratore di giustizia Basilio Bucciarelli, Nicoletti, Gangemi e Lombardi «avevano in piedi un’attività di usura» nei confronti di una persona poi deceduta. «Da quello che ho capito – spiega il pentito – Lombardi e Nicoletti procuravano clienti a Gangemi per prestiti a usura». Secondo un altro collaboratore, Tony Nicoletti e Gangemi sono «tutta una batteria».

Il figlio dell’ex cassiere della Banda della Magliana è il collegamento che permette all’imprenditore vicino alle cosche reggine di addentrarsi nei gangli del sistema romano.

Eversione nera e ‘Ndrangheta, una storia che ritorna

Per il gruppo che sarebbe, invece, legato al clan Mancuso, il contatto è rappresentato da Roberto Macori. Macori è un 50enne che, secondo i pm romani, ha un ruolo chiave nella gestione dei rapporti con la criminalità organizzata. «Maturato nell’estrema destra eversiva romana – è il profilo che ne fanno i magistrati – all’ombra di Massimo Carminati, è divenuto prima l’alter ego di Gennaro Mokbel per poi legarsi al Michele Senese». Una figura, quella di Macori, che ondeggia tra eversione nera e mafie, altro brodo di coltura del crimine nella Capitale. Continua a leggere su LaC News24.

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