Sparò alla sorella a Nicotera, rigettata la sorveglianza speciale

Il Tribunale non accoglie la richiesta della Dda pur rimarcando per Putortì l’indole refrattaria alle regole di convivenza civile. Manca l’attualità della pericolosità sociale
Il Tribunale non accoglie la richiesta della Dda pur rimarcando per Putortì l’indole refrattaria alle regole di convivenza civile. Manca l’attualità della pericolosità sociale
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Rigettata dal Tribunale di Catanzaro la proposta avanzata dalla Dda di sottoposizione al regime della sorveglianza speciale per la durata di cinque anni nei confronti di Demetrio Putortì, 27 anni, di Nicotera Marina, già condannato in primo grado per aver sparato con un fucile, la sera del 20 agosto 2016, contro la sorella Marisa, 21 anni, che era uscita da un bar di Nicotera, dove lavorava, per fumare una sigaretta. [Continua dopo la pubblicità]

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Per i giudici Demetrio Putortì ha dato prova di “indole refrattaria alle regole della convivenza civile, ponendosi di frequente in contrasto con le forze dell’ordine come attestato dai plurimi procedimenti per resistenza a pubblico ufficiale. Nondimeno, le condotte poste in essere, oggetto di accertamento nei relativi procedimenti penali ancora pendenti, non consentono di ritenere che Putortì sia dedito in modo abituale alla commissione di delitti idonei a ledere in pericolo la sicurezza pubblica: lo stesso ha riportato una condanna definitiva solo per un delitto contro il patrimonio”. Condotte di significativo allarme sociale sono invece la “detenzione illegale di armi, accertata in data 25 gennaio 2015, nonché le recenti vicende che hanno interessato nel 2016 la sorella di Demetrio Putortì”.

Il luogo del ferimento a Nicotera
Il luogo della sparatoria del 20 agosto 2016 a Nicotera

Per il Tribunale, tuttavia, si tratta di “condotte sporadiche, commesse in un arco temporale di soli due anni”. La vicenda che ha portato alla condanna di Demetrio Putortì alla pena di 10 anni e 4 mesi di reclusione per aver sparato alla sorella Marisa, secondo il Tribunale si colloca in un contesto di dissapori familiari e comunque risale a tre anni addietro rispetto alla richiesta di applicazione della misura di prevenzione. Manca, dunque, l’attualità della pericolosità sociale. Lo stesso Demetrio Putortì, per come documentato dagli avvocati Guido Contestabile, Paride Scinica e Antonio Corsaro, ha inoltre intrapreso una lecita attività lavorativa. Anche le frequentazioni con soggetti controindicati appaiono per il Tribunale “sporadiche, risalenti nel tempo e quindi non sufficienti a fondare un giudizio di pericolosità attuale”. Da qui il rigetto della proposta di applicazione della sorveglianza speciale avanzata dalla Dda di Catanzaro.

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