Sparò alla sorella davanti al bar a Nicotera: condannato a 10 anni

Marisa Putortì ferita a colpi di fucile la sera del 20 agosto 2016. Per altri due imputati di favoreggiamento il gip del Tribunale di Vibo ha deciso per una condanna ed un’assoluzione

Marisa Putortì ferita a colpi di fucile la sera del 20 agosto 2016. Per altri due imputati di favoreggiamento il gip del Tribunale di Vibo ha deciso per una condanna ed un’assoluzione

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Due condanne e un’assoluzione. Questo il verdetto del gip del Tribunale di Vibo Valentia, Graziamaria Monaco, nel processo celebrato con rito abbreviato per la sparatoria del 20 agosto 2016 costata il ferimento alle gambe di Marisa Putortì, la ragazza colpita dai colpi di fucile esplosi dal fratello a Nicotera dinanzi al bar dove l’allora 21enne lavorava.

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Dieci anni e 4 mesi di reclusione per il reato di tentato omicidio per Demetrio Putortì, 27 anni, di Nicotera.

Favoreggiamento. Assolto dal reato di favoreggiamento Giulio Putortì, 42 anni, di Nicotera, zio di Demetrio. Condannato invece ad 8 mesi per lo stesso reato Giuseppe De Certo, 25 anni, di Nicotera. I due erano accusati di aver aiutato il ragazzo ad eludere le investigazioni dopo il fatto di sangue.

L’accusa di tentato omicidio. La giustificazione data dal giovane nel corso dell’interrogatorio di garanzia, secondo la quale non era sua intenzione uccidere la sorella ma solo gambizzarla (per la dichiarata intenzione del fratello di “punirla” per gelosia e per alcuni comportamenti allo stesso non graditi), non aveva convinto il giudice perché, al di là delle dichiarate intenzioni di Demetrio Putortì, le modalità della sparatoria e l’uso di un fucile, per il gip del Tribunale di Vibo e per la precedente decisione del Tribunale del Riesame di Catanzaro, integravano il reato di tentato omicidio e non quello di lesioni gravi. Il giovane dopo poche ore dal fatto di sangue si era consegnato ai carabinieri della Stazione di Nicotera Marina. 

La decisione della Cassazione. Per la Suprema Corte, la qualificazione giuridica del fatto andava tuttavia inquadrata non in un tentato omicidio ma nel reato di lesioni gravi. Ciò perché i colpi erano stati esplosi “senza concitazione all’indirizzo degli arti inferiori, pur essendo facilmente attingibile altra porzione più sensibile del bersaglio come il busto o il capo della vittima”, organi vitali (il busto ed il capo) che sarebbero stati indicativi di un’eventuale volontà ed azione omicida.

Il giudice ha tuttavia deciso oggi di condannare Demetrio Putortì (difeso dagli avvocati Costantino Casuscelli e Salvatore Pronestì) per il reato di tentato omicidio. Giulio Putortì era invece assistito dagli avvocati Salvatore Pronestì e Guido Contestabile. Giuseppe De certo era difeso dall’avvocato Francesco Capria.

Le richieste del pm. Il pubblico ministero, Claudia Colucci, al termine della requisitoria aveva chiesto la condanna di Demetrio Putortì alla pena di 13 anni e 6 mesi di reclusione, mentre per Giulio Putortì e Giuseppe De Certo la richiesta ammontava ad un anno e quattro mesi a testa.

Demetrio Putortì è stato altresì condannato al pagamento delle spese processuali e di custodia cautelare in carcere. Tuttavia, dopo la condanna, il giudice non ravvisando ulteriori esigenze cautelari l’ha rimesso in libertà (era agli arresti domiciliari). Quale pena accessoria, Demetrio Putortì è stato anche interdetto in perpetuo dai pubblici uffici. E’ stato invece assolto dall’accusa di ricettazione.

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